domenica 13 agosto 2017

La traversata


19a domenica del TO - anno A

Subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla (Mt 14, 22).

Il passaggio all'altra riva mi richiama un'epigrafe tombale che ho letto molti anni fa. Allora per la prima volta ho riflettuto sul vangelo di questa domenica. In quell'occasione ho immaginato Gesù come una sorte di Caronte che traghetta nella vita eterna, simboleggiata dall'altra riva. Lì dove si trovano i defunti. Noi siamo di qua, sulla riva opposta. E siamo invitati a salire sulla barca per lasciarci guidare da Cristo.

In quel cimitero, quel giorno, ho immaginato i defunti lì sepolti e li ho visti proprio in quell'altra riva. In quel domani dove tutti saremo. Adesso, però, la mia attenzione è più sulla barca, sull'oggi. E penso che, in fondo, l'altra riva sia già sull'imbarcazione. Sì perché lì dobbiamo esserci insieme, come chiesa, ed accogliere la Parola per rimanere uniti.

Qui sento forte il rimprovero che Gesù fa a Pietro: uomo di poca fede perché hai dubitato? Questo discepolo lascia la barca e rischia di affondare. Quante volte anch'io ho pensato di navigare fuori dalla barca! Pensavo di farcela da solo, di vivere meglio, ed alla fine ho rischiato di essere risucchiato da quel benessere momentaneo al quale mi ero aggrappato.

Quando sei fuori della barca non vedi l'altra riva: quell'orizzonte di senso che Cristo tiene alto per noi. Lì ci precede perché è il Risorto. Indica la strada per raggiungere quella riva che egli stesso ha varcato prima di tutti donando la sua vita per amore dell'umanità. Il donare condividendo è quello che ci consente già oggi di essere all'altra riva e di rimanere nella barca della felicità.

sabato 5 agosto 2017

Solo Dio basta

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - ANNO A -

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». (Mt 17, 4)

Alzando gli occhi verso i monti spesso si scrutano monasteri sulle cime o sui fianchi. Come hanno pensato di andare lassù? Ti chiedi. Quando capita di visitare questi luoghi trovi la risposta. Prima di tutto per il panorama bellissimo. Poi per la bellezza della natura. Ancora per il silenzio, che solamente lì riesci a gustare.

Diverse volte, andando da solo o in pellegrinaggio, ho fatto l'esperienza del distacco dalle cose in cui comunemente sono preso. Confesso che un po' ho paura del silenzio, perché mi pone di fronte a me stesso ed alle mie inquietudini in cerca di risposta. Tuttavia contemplando la natura e lasciandomi guidare da qualche brano del vangelo, ho trovato pace.

Pace nell'armonia della natura; pace nel mio cuore, consolato da una Parola che parla sul serio e dà risposte. Proprio un'esperienza di trasfigurazione nel ritrovare il vero volto di Dio. Quel Dio che mi ama, che continua a donarsi nella mia vita, ma che spesso non vedo perché cerco altro da Lui e da me stesso.

Un canone ti Taizè recita: nulla ti turbi nulla ti spaventi solo Dio basta. Questo sperimento ogni volta che mi immergo nel silenzio. O che vado in luoghi solitari o che mi distacchi un attimo dalle faccende quotidiane. E così il mio volto diviene più sereno e posso annunciare il vangelo che è gioia, pace, quiete, armonia.

mercoledì 2 agosto 2017

Mercoledì della XVII settimana del Tempo ordinario – Anno dispari

La bellezza di Dio
 
Es 34,29-35; Dal Sal 98; Mt 13,44-46

Mi colpisce il volto raggiante di Mosè nella prima lettura odierna. Egli vede il Signore e cambia aspetto. Sprigiona luce, gioia. Trasmette qualcosa di nuovo e bello. Dovrebbe essere così anche per la nostra esperienza di fede. L'incontro con Cristo cambia la vita. La rende migliore.

E' importante rivedere la propria esperienza di fede per ritrovare la gioia dell'aver incontrato Gesù. Sì, è capitato in passato. Ma forse la nostra fede si è cristallizzata in cose da fare e non fare, arrugginendo l'ardore iniziale dell'incontro. Questo è necessario ritrovare.

Il nostro cuore ne ha bisogno. Esso si alimenta alla sorgente della vita che ha origine in Dio. E' quell'amore che lo nutre e lo sazia di infinito. Questa è perla preziosa per cui vale la pena qualsiasi sacrificio. Se così è, è bello essere cristiani e splendere della bellezza di Dio.