domenica 13 agosto 2017

La traversata


19a domenica del TO - anno A

Subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla (Mt 14, 22).

Il passaggio all'altra riva mi richiama un'epigrafe tombale che ho letto molti anni fa. Allora per la prima volta ho riflettuto sul vangelo di questa domenica. In quell'occasione ho immaginato Gesù come una sorte di Caronte che traghetta nella vita eterna, simboleggiata dall'altra riva. Lì dove si trovano i defunti. Noi siamo di qua, sulla riva opposta. E siamo invitati a salire sulla barca per lasciarci guidare da Cristo.

In quel cimitero, quel giorno, ho immaginato i defunti lì sepolti e li ho visti proprio in quell'altra riva. In quel domani dove tutti saremo. Adesso, però, la mia attenzione è più sulla barca, sull'oggi. E penso che, in fondo, l'altra riva sia già sull'imbarcazione. Sì perché lì dobbiamo esserci insieme, come chiesa, ed accogliere la Parola per rimanere uniti.

Qui sento forte il rimprovero che Gesù fa a Pietro: uomo di poca fede perché hai dubitato? Questo discepolo lascia la barca e rischia di affondare. Quante volte anch'io ho pensato di navigare fuori dalla barca! Pensavo di farcela da solo, di vivere meglio, ed alla fine ho rischiato di essere risucchiato da quel benessere momentaneo al quale mi ero aggrappato.

Quando sei fuori della barca non vedi l'altra riva: quell'orizzonte di senso che Cristo tiene alto per noi. Lì ci precede perché è il Risorto. Indica la strada per raggiungere quella riva che egli stesso ha varcato prima di tutti donando la sua vita per amore dell'umanità. Il donare condividendo è quello che ci consente già oggi di essere all'altra riva e di rimanere nella barca della felicità.

sabato 5 agosto 2017

Solo Dio basta

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - ANNO A -

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». (Mt 17, 4)

Alzando gli occhi verso i monti spesso si scrutano monasteri sulle cime o sui fianchi. Come hanno pensato di andare lassù? Ti chiedi. Quando capita di visitare questi luoghi trovi la risposta. Prima di tutto per il panorama bellissimo. Poi per la bellezza della natura. Ancora per il silenzio, che solamente lì riesci a gustare.

Diverse volte, andando da solo o in pellegrinaggio, ho fatto l'esperienza del distacco dalle cose in cui comunemente sono preso. Confesso che un po' ho paura del silenzio, perché mi pone di fronte a me stesso ed alle mie inquietudini in cerca di risposta. Tuttavia contemplando la natura e lasciandomi guidare da qualche brano del vangelo, ho trovato pace.

Pace nell'armonia della natura; pace nel mio cuore, consolato da una Parola che parla sul serio e dà risposte. Proprio un'esperienza di trasfigurazione nel ritrovare il vero volto di Dio. Quel Dio che mi ama, che continua a donarsi nella mia vita, ma che spesso non vedo perché cerco altro da Lui e da me stesso.

Un canone ti Taizè recita: nulla ti turbi nulla ti spaventi solo Dio basta. Questo sperimento ogni volta che mi immergo nel silenzio. O che vado in luoghi solitari o che mi distacchi un attimo dalle faccende quotidiane. E così il mio volto diviene più sereno e posso annunciare il vangelo che è gioia, pace, quiete, armonia.

mercoledì 2 agosto 2017

Mercoledì della XVII settimana del Tempo ordinario – Anno dispari

La bellezza di Dio
 
Es 34,29-35; Dal Sal 98; Mt 13,44-46

Mi colpisce il volto raggiante di Mosè nella prima lettura odierna. Egli vede il Signore e cambia aspetto. Sprigiona luce, gioia. Trasmette qualcosa di nuovo e bello. Dovrebbe essere così anche per la nostra esperienza di fede. L'incontro con Cristo cambia la vita. La rende migliore.

E' importante rivedere la propria esperienza di fede per ritrovare la gioia dell'aver incontrato Gesù. Sì, è capitato in passato. Ma forse la nostra fede si è cristallizzata in cose da fare e non fare, arrugginendo l'ardore iniziale dell'incontro. Questo è necessario ritrovare.

Il nostro cuore ne ha bisogno. Esso si alimenta alla sorgente della vita che ha origine in Dio. E' quell'amore che lo nutre e lo sazia di infinito. Questa è perla preziosa per cui vale la pena qualsiasi sacrificio. Se così è, è bello essere cristiani e splendere della bellezza di Dio.

giovedì 27 luglio 2017

Frutti dell'Amore



Gn 1, 26-28.31a; Dal Salmo 127; Gv 15, 1-17

Siete venuti oggi in chiesa per coronare il vostro amore. Da tempo, infatti, vi conoscete e vivete insieme la vostra affezione. E avete deciso un salto di qualità consacrandovi a Cristo ed all'amore che lui vi donerà nel sacramento. E' un volersi bene che implica totale donazione l'uno all'altra al punto da essere una cosa sola. Per questo riconoscete che la vostra è una chiamata di Dio. Egli da sempre ha pensato per voi un disegno di salvezza che oggi accogliete nella vostra vita.

La prima lettura ci parla proprio di questo. Dio raggiunge in suo apice quando crea l'uomo e la donna affinché con la loro unione possano testimoniare nel mondo la sua immagine. Dio ha fatto una cosa molto buona chiamandovi ad essere una famiglia feconda nel vero amore. Proprio a questo dite oggi il vostro sì: scommettere con Dio ed il suo progetto per vivere nella pienezza il vostro rapporto matrimoniale.

sabato 22 luglio 2017

Il nemico

Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! (Mt 13, 25). 


sabato 15 luglio 2017

Parlar chiaro

15a domenica del TO - anno A
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia (Mt 13, 1).

Il parlar chiaro è fatto per gli amici. Verissimo. La sincerità è la base di sane relazioni. Dimostra concretamente il volersi bene. Spesso la verità fa male, ma è inutile nasconderla. Dire quello che si pensa, poi, espone al rischio della incomprensione. Molte persone volteranno le spalle, tuttavia le poche amicizie vere restano.

Essere né carne e né pesce non aiuta nessuno. Non la propria crescita personale tanto meno le persone che, in un modo o nell'altro, condividono con te la loro vita. Non di rado ho sperimentato proprio che vincere la paura di essere giudicati, esprimendo le proprie opinioni, è un modo per instaurare dinamiche più profonde e positive.

Ugualmente nel modo di fare di Gesù c'è trasparenza, con pochi peli sulla lingua, nell'esprimere la radicalità del suo messaggio. Nel vangelo di questa domenica si notano ancora una volta folle oceaniche carpite dall'entusiasmo iniziale. Forse cercavano un taumaturgo. Ma quando il nazareno va al dunque rischia di rimanere da solo.

Analogamente gli apostoli, i più intimi, hanno difficoltà nell'accogliere una morale esigente e nettamente in contrapposizione con la religiosità corrente. Gesù lascia il segno proprio perché non cede e va avanti per la sua strada. Quella che propone anche a noi oggi. Evvero siamo stanchi, a volte delusi ed amareggiati, per tante cose che non vanno. Ma il Cristo continua ad essere il nostro amico più vero.

giovedì 13 luglio 2017

Emozioni



Salgono dal cuore.
Raggiungono gli occhi.
Spontanee piccole lacrime
inumidiscono le palpebre.
Si condensano
ricordi, eventi;
sogni riemergono.
Ti lasci andare
al momento che scorre inaspettato.
Ma è solo un piccolo attimo.
La ragione riporta al presente.
Col suo muro di realtà,
smorza quella sorgente
ritrovata da un sussurro quotidiano.
Riprendi la vita
con più energia;
il cuore forte è pronto
per nuovi incontri
e rinnovate esperienze.

sabato 8 luglio 2017

Il silenzio

14a domenica del TO - anno A

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25).

Il silenzio è importante per dialogare con se stessi ed ascoltare la voce di Dio che è nel cuore. Nel tempo di accorgi della necessità di dedicargli dei momenti. Così, attraverso un profondo respiro ti immergi in quella sintonia cosmica che la frenesia della vita ti toglie. E' un essenziale che se trascurato toglie ossigeno ed amplifica ritmi disumani.

Tuttavia se imposto, soprattutto da bambini, può essere deleterio. Ricordo che nella mia infanzia quando andavamo in chiesa ci imponevano il silenzio e lo stare in ginocchio nei banchi per pregare. Questo modo di fare mi ha procurato un eccessivo timore reverenziale per Dio. Quasi che Egli mi osservasse per vedere se assumevo quegli atteggiamenti.

Una notte sognai addirittura che Gesù scendesse dal grande crocifisso della chiesa parrocchiale per rincorrermi! Sicuramente si ha bisogno di regole, soprattutto in tenera età. Ma L'importante è trasmettere la giusta immagine di Dio. Questo lo si può fare con la premura, raccontando la parabole, come faceva Cristo, con gesti di testimonianza. Soprattutto con il sorriso.

Quello lo vedevo poco in parrocchia. Mentre era facile notare volti seri, crucciati, persone in ginocchio e pronte e rimproverarti se davi fastidio con il tuo fare fanciullesco. Lo vedo ancora oggi. Ringrazio Dio per avere un gran numero di ministranti. Spesso però la gente si lamenta perché distraggono.

Io li lascio fare. Perché grazie alla loro spontaneità posso sperimentare che per amare Dio non occorrono regole, basta farlo con il cuore. Certo occorre educarli e fargli capire che non tutto è gioco. Ma nel giusto modo. Purtroppo tutti sono pronti a rimproverare ma pochi ad impegnarsi in un cammino educativo di crescita nella comune responsabilità.
 


mercoledì 5 luglio 2017

Parole sagge



 
La mia parte è il Signore
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento 
Salmo 128


Le parole dei saggi aiutano a realizzare i nostri progetti. Sono uomini o donne di esperienza che senza aver studiato, riescono a darti il giusto consiglio perchè prima di te hanno vissuto le fasi della vita. Tanto più il Signore che conosce il nostro cuore e sa le nostre vere aspirazioni. Ecco perchè la sua legge rinfanca l’anima e le dà il giusto respiro.

domenica 2 luglio 2017

Chiamata

13a domenica del TO - anno A 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me  
 (Mt 10, 37). 

In uno degli aneddoti del mio paese si parla di una persona cui non piaceva la verdura. Un giorno davanti alla porta di casa sua vide un germoglio di piantina verde. Si tolse la cinta e la frustò, decimandola; poi disse guardandola: e tu dove volevi andare? Questo episodio mi ha fatto sempre riflettere. 

Molti si comportano come quel signore. Perché si prova piacere nel recidere piccoli germogli di speranza, soprattutto con chiacchiere e maldicenze. Ci si lamenta che tutto va male, tuttavia quando qualcuno si impegna per qualcosa di utile, tutti gli remano contro e pochi collaborano per il bene di tutti.

Per non parlare di giovani che decidono del loro futuro. Che si sposino o che scelgano la vita religiosa o sacerdotale o che semplicemente decidono altro, il loro germoglio rischia di essere reciso dagli ostacoli dei familiari o dalle riottose critiche di chi passa il tempo nell'ozio. Questo è il motivo per cui Gesù invita ad avere il giusto distacco verso tutti, soprattutto verso i legami parentali.

Ognuno occorre rispettare nell'amore verso il prossimo ma Dio al primo posto. Perché egli sa quale è il vero bene per tutti. Ciascuno dovrebbe interrogarsi sul suo posto di servizio predisposto dal Signore e nella preghiera interpretarlo ed attuarlo. La risposa alla chiamata di Dio è l'unico modo per esprimergli la fede realizzando concretamente un mondo migliore.

sabato 24 giugno 2017

Oltre lo sconforto

12a domenica del TO - anno A

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima (Mt 10, 28)

Qualche settimana fa ho visitato le catacombe di san Gennaro a Napoli. Un cammino sotterraneo che ripercorre luoghi di fede dei nostri antenati. Tombe, basiliche, scheletri. Tutto nell'oscurità. La paura della morte mi ha attanagliato. Tuttavia, quello che mi ha confortato è la storia della cooperativa che ha rivalutato il posto.

Essa è nata per ottimizzare un quartiere, quello della sanità, e dare speranza ai giovani che spesso si rifugiano nella camorra. L'associazione, infatti, ha saputo sfruttare le potenzialità del luogo per attirare i turisti e creare opportunità lavorative. In effetti, le cose belle, come le catacombe e il cimitero delle fontanelle, erano come sepolte.

Adesso sono rinate e rappresentano un segno di profonda rinascita per il luogo e per le persone che vi abitano. Non abbiate paura degli uomini, afferma oggi Gesù nel vangelo. Ed ancora ci dice che  valiamo più di molti passeri al cospetto di Dio. Queste parole trovano conferma nella visita che ho fatto. Perché ho visto nascere molte possibilità.

Dio semina tanto nel cuore e nella società. Occorre crederci ed investire su ciò che di bello abbiamo per creare grandi cose. Questa è una scommessa per tutti. Ed è utilissima per vincere il diffuso pessimismo dovuto soprattutto alla mancanza di lavoro. Mettersi insieme per crescere e valorizzarsi è vangelo che si concretizza nel sociale.

venerdì 23 giugno 2017

SACRATISSIMO CUORE DI GESU

Sollievo

Dt 7,6-11   Sal 102   1Gv 4,7-16   Mt 11,25-30
Io sono mite e umile di cuore
  
Il ristoro della nostra vita è riposare nell'amore di Dio. Il suo volto è il cuore ci Cristo. Egli, infatti, ha compassione di noi e porta in sé i nostri affanni. La strada che percorre per primo verso la croce ne è testimonianza. Vuole che lo seguiamo per raggiungere la sua vittoria nella piena comunione con Dio Padre. 

Aggrapparsi a Lui non è una schiavitù. Anzi è liberarsi da quelle immagini sbagliate di Dio: quelle che lo mostrano tiranno e dispotico. Per vederlo amorevolmente solidale con i nostri limiti al fine di aiutarci a superarli. Più ci lasciamo coinvolgere dal suo amore più siamo liberi e superiamo noi stessi.

Ecco perché san Giovanni afferma che chi non ama non ha conosciuto Dio. Perché Egli è amore. Ed è questa carità che comunica in suo Figlio. Prendendoci per mano Egli, appunto, ci solleva dal fango e ci eleva alla nostra piena dignità, donandoci la capacità di amare come Lui. Questo il grande ristoro che occorre.

mercoledì 21 giugno 2017

S. Luigi Gonzaga, religioso – memoria

Nel piccolo


2Cor 9,6-11   Sal 111   Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà


Normalmente agiamo per compiacere gli altri. Il loro giudizio condiziona il nostro essere. Gesù ci invita ad allontanarci da quest'atteggiamento per assumere quello della umiltà. Essa ci consente di metterci faccia a faccia al cospetto di Dio. Egli ci conosce. Sa come siamo fatti e non giudica.

Anzi, apprezza i nostri gesti offerti nel silenzio e nel nascondimento. Seminare il bene in questo clima è gradito a Dio. Come mettere nelle sue mani i limiti e le fragilità, connaturali al nostro essere sue creature. Il Signore ci conosce. Perché allora nascondersi nell'apparenza?

Tutto è sacrificio gradito a Dio. E su questo occorre orientare la nostra vita e rivedere ciò che ce ne allontana. I criteri del discernimento sono proprio la preghiera, il digiuno e l'elemosina. Cose che devono condire il quotidiano ed esprimere la lode al creatore. La gioia evangelica ne sarà la ricompensa.

lunedì 19 giugno 2017

domenica 18 giugno 2017

Addobbi

Solennità del corpo e sangue di Cristo - anno A

 Chi mangia questo pane vivrà in eterno (Gv 6,58)

La solennità del corpo e sangue di Cristo è caratterizzata da infiorate e drappi, con i quali si ornano strade ed altarini. Tutti si adoperano per rendere le vie più belle ed accoglienti perché deve passare Gesù. Spesso sono vere e proprie opere d'arte. C'è tutto un lavorio che coinvolge tutti. Chi raccoglie fiori, chi tira fuori le lenzuola più belle, chi architetta e chi contempla ammirato.

Un ottimo scenario festivo, vivo e fresco. E' uno dei bei ricordi che conservo da bambino, quando vedevo il paese che si trasformava e mio padre all'opera per l'altarino. Devo dire che il contesto gioioso dell'Eucatistia, intesa come banchetto di festa, è egregiamente espresso. L'identità di Gesù, come pane che si spezza forse un po' meno.

Adorare un Dio senza esserne coinvolti è semplice. Esternamente si possono fare cose bellissime. Ma rischiano di finire se non corrispondono a quanto abbiamo nel cuore, il luogo più importante da addobbare. Quello è il vero altare dove Gesù vuole sostare. La cosa sorprendente è che non bisogna fare tanti sforzi: solamente aprire la porta.

Poi ci pensa Lui a renderlo bello e palpitante di amore. Egli, vero cibo e vera bevanda, nutre quella parte sepolta che è la somiglianza a Dio. Gesù, Parola incarnata, rende la nostra vita un soave sacrificio gradito a Dio. Nel silenzio e nella semplicità ogni nostra giornata può essere fiorita ed addobbata come quella di oggi.

mercoledì 7 giugno 2017

L'amico consolatore


COLLETTA
O Dio, che hai promesso di stabilire la tua dimora
 in quanti ascoltano la tua parola e la mettono in pratica,
 manda il tuo Spirito, perché richiami al nostro cuore
 tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato
 e ci renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere. 


Lo Spirito illumina. Rende viva e sprona nella via del bene. Consigliere ammirabile è un grande dono di Cristo per noi sua chiesa. Per questo non siamo orfani ma abbiamo sempre accanto a noi un grande amico che Gesù ci ha lasciato.

Nel dolore consolazione. Nella prova conforto. Nella caduta sostegno. Come venticello leggero la sua presenza. Ci aiuta nella carità se gli doniamo il cuore dove egli vuole prendere dimora. Così sarà sempre accanto a noi e ci difenderà come avvocato difensore contro gli assalti del nemico.

giovedì 1 giugno 2017

Un programma di vita


Dopo un cammino fatto insieme avete deciso di venire in chiesa per dichiarare dinanzi a Dio il vostro amore. Riconoscete che il vostro incontro è suo dono e volete viverlo, con la Sua benedizione, per tutta la vita. Amore. Una parola talmente grande che è difficile spiegarla. La vostra presenza come coppia lo testimonia e ce ne parla. Perchè siete venuti qui per fare dell’amore il vostro programma di vitaSiamo nati per amare.

E’ come un software che abbiamo dentro. Lo dobbiamo conoscere e saperlo usare per sentirci realizzati. In questo abbiamo bisogno degli altri. Gesù nel vangelo ci ricorda proprio questo: amare Dio ed il prossimo come noi stessi è il più grande di tutti i comandamenti. Soltanto con Dio ed il prossimo possiamo migliorare la nostra capacità di amare.Prima di tutto partire da se stessi. Tu sposa ti realizzerai se lo sposo ti aiuterà a capirti.

domenica 28 maggio 2017

Lamenti


Ascensione del Signore - anno A

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono (Mt 28, 16).

Con gemiti si esprime il proprio dolore. Ti accorgi subito che una persona soffre. Una volta accompagnai mia madre ad una visita di condoglianze. Andammo in casa dopo il funerale. La mamma del defunto appena ci vide arrivare cominciò a gemere dicendo: figlio mio, figlio mio. Così ci accolse mostrandoci la sua disperazione.

D'altronde non ci sono parole per esternare un forte dolore. Cosa dire per esprimere quella lancia che ti ha trafitto il cuore? Lo stesso avviene quando si soffre per una malattia. Nessuno può capire, disse una mia zia malata terminale poco prima di morire. Solamente chi si trova nello stesso tunnel può percepire quelle tremende morse fisiche e morali.

Ed è vero, non ci sono parole, se non lamenti. Penso questo nella domenica dell'ascensione. Non saprei dire perché. Ma quel dubbio che attanaglia alcuni dei discepoli presenti sul monte mi ha riportato emotivamente al dolore, al lutto e alla sofferenza. Anch'io dubito di me stesso. Soprattutto quando è la paura che prende il sopravvento.

Allora temo il gemito, il lamento, la sofferenza, il dolore, il lutto. Come Pietro dinanzi alla prospettiva di Gesù, anch'io li vorrei lontani da me mille miglia. Dovrei andare via come Giuda e seguire un altra strada? E dove andrei? Ebbene voglio continuare a tenere alto lo sguardo e vedere in quel Cristo che ascende un Dio che mi vuole con sé, seppure claudicante e cieco.

mercoledì 24 maggio 2017

Frutti

 
Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria,stregonerie,inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza,dominio di sè.

(Gal 5, 16-25)


Spine o fiori. Questo possiamo trovare nel nostro giardino. Dipende da come lo coltiviamo; da che fiori piantiamo. Se non lo trascuriamo sicuramente ci saranno fiori belli e rigogliosi. Se lo lasciamo da solo, senza cura, nascono erbacce e spine. Brutte da vedere. Che lo Spirito ci aiuti a far germogliare il bene che Dio ha seminato nel nostro cuore. Per una vita ricca di amore da donare.

martedì 23 maggio 2017

Sensazioni




Come vento che accarezza la pelle
in formidabili formicolii,
le emozioni toccano
le corde del cuore.
Pizzichi di intuito
si mescolano ad una ragione
china, arrendevole.
Non puoi pensare,
ma godere quella melodia
che si scrive
nelle righe vuote
di un foglio che si apre al sospiro.
Piacevoli battiti
scandiscono i ritmi
di un mistero che sfiora.
Sei ancora lì disteso nel tuo sogno.
E quando l'evanescenza risucchia,
resta la profonda sensazione
di aver toccato il cielo.

sabato 20 maggio 2017

Il soccorritore

6a domenica di Pasqua - anno A
"...e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre..." (Gv 14, 15)

Quando sono in difficoltà mi rivolgo a chi può soccorrermi. Non sempre, infatti, riesco da solo a risolvere i problemi. Come quello che mi ha spento il computer tempo fa. Chiamo un amico che è bravissimo. Individua il problema  e lo risolve. Spesso questo capita anche a livello spirituale o pastorale. E' necessario il confronto con il vescovo o con chi è più esperto di me per trovare soluzioni che equilibrano la comunità e le indicazioni diocesane.

E quante volte è lo Spiriro Santo che mi soccorre! Questo avviene soprattutto quando so di fare la cosa giusta, ma mi manca il coraggio. Quello slancio interiore per librare le ali e spiccare il volo. Il Paraclito è continuamente con noi. Quando lo invochiamo fa sentire dolcemente la sua presenza ed incoraggia a seguire ciò che è buono, bello, vero per tutti.

E' un grande dono che Gesù ci ha lasciato. Non mi sento solo quando nel cuore si accende la luce della sua presenza. Un Consolatore che indica la strada tracciata da Cristo come l'unica via della vera felicità. Che aiuta a combattere le tentazioni tenebrose del mondo, chiuse in un orizzonte individualista.

Le scelte evangeliche costano. Ma tutte portano alla comunità con la quale si cammina. Ed è proprio a questa nostra casa che conduce lo Spirito nel suo illuminare la ragione riempendola di speranza. Il mio computer funziona grazie al mio amico. La mia fede è viva in virtù dello Spirito, che con la sua dolcezza mi si affianca e con il suo ardore mi incita ad essere eucaristico in tutto quello che faccio.

mercoledì 17 maggio 2017

Ardore del cuore



Benedetto colui che viene nel nome del Signore. 
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina
(Salmo 117)

Siamo nel tempo di Pasqua. Il Signore Risorto appare agli apostoli nel suo corpo glorioso. Tommaso non crede se non tocca con mano. Quante volte anche noi vorremmo una fede certa, da toccare. Ma non è così. Possiamo certo vedere ed ascoltare il Risorto ma con gli occhi della fede. Egli parla con la Parola, è presente come cibo nell’Eucaristia; come persona nei fratelli. In tanti modi è presente affinchè anche noi come Tommaso possiamo affermare: “Mio Signore e mio Dio”. Quell’ardore del cuore che la Scrittura ci fa provare, dovrebbe tramutarsi in fede viva che orienta i nostri sensi alla realtà che ci circonda. Perchè lì è la sua impronta e la sua presenza.

domenica 7 maggio 2017

Giusto o sbagliato?

4a domenica di Pasqua - anno A


Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore" (Gv 10, 7).

Se mi vedesse il medico! Dice un mio amico quando esagera nel mangiare cose che deve evitare. Ha più paura del rimprovero del dottore che della sua salute a rischio. Già, ci vuole sempre un qualcuno che ci dica quello che devi fare. Come se da soli non riuscissimo a capirlo. A volte è un modo per mettere a posto la coscienza; mi dicono che posso, allora...

Di sovente delle persone mi chiedono se possono o no fare una determinata cosa. Spesso sono sciocchezze; tuttavia hanno bisogno di una conferma, quasi per placare l'ira di Dio! D'altronde prima facevo anch'io così. Non muovevo una foglia se prima non chiedevo alla guida spirituale.

Infatti, un giorno il sacerdote mi disse: guarda che puoi capire da solo ciò che è giusto o sbagliato. Il fatto è che avevo paura di sbagliare e mi sentivo indegno di accostarmi all'Eucaristia, pur andando a messa ogni domenica. Ero chiuso in tanti recinti e non me ne accorgevo. Soprattutto quello del legalismo e del ritualismo. Quasi che tutto doveva essere perfetto.

Pensavo che Dio esigesse questo da me. Ero in un recinto e non riuscivo ad uscirne. In questa domenica Gesù si paragona a quella porta che fa uscire dal recinto verso la libertà. Una parola grossa. Richiede l'esercizio di una ragione illuminata dalla fede. La responsabilità di una coscienza matura. Cristo ci vuole adulti nella fede: quanto è difficile!

mercoledì 3 maggio 2017

La sapienza




Stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
Sap 7, 10
Ci si affanna per tante cose. Si possiede tutto e si pensa di aver raggiunto un traguardo. Tutto passa. Il sipario calerà sugli scenari di questo mondo succulento. L’illusione del benessere si frantuma con la caducità della vita. Ciò che resta si ferma nell’intimo. Invisibilmente cresce se parliamo con noi stessi e ci apriamo alla sapienza di Dio. Essa può dare sapore e luce a tutti i sacrifici ed alle gioie raggiunte. Perché ci apre agli altri e rimane in eterno.