sabato 29 ottobre 2016

Colpo di fulmine

31a domenica del tempo ordinario - anno c

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19, 10).

Capita di essere folgorati dalla bellezza di una persona. Da adolescente spesso i miei pensieri si affollavano su di una ragazza. Così cercavo di vederla per poterla conoscere. In alcuni casi ci riuscivo. Spesso il frequentarsi ha fatto crollare i miti dell'idillio portando a belle amicizie. Il colpo di fulmine può abbagliare, ma può anche essere preludio di un rapporto più serio e duraturo.

In questa domenica Gesù che è ai piedi del Sicomoro per conoscere Zaccheo mi fa pensare ad un colpo di fulmine particolare. Quello che Dio ha per noi peccatori. Gesù è come Romeo ai piedi del balcone di Giulietta per corteggiarla. Vuole entrare nella casa di Zaccheo per stare con Lui. Esprime il cuore di Dio che è innamorato del peccatore. Lo cerca per conoscerlo e farsemo amico.

Avere chiaro questo sentimento di Dio mi fa sentire meno indegno. Anzi profondamente incoraggiato dall'attenzione che Dio ha verso di me peccatore. In tal modo non sono quello che si batte continuamente il petto perchè squallido peccatore. Ma mi sento gioioso, perchè accolto e capito. Il mio essere peccatore non è un muro per Dio anzi la condizione per potermi amare e propormi un cammino di conversione.

Tutto ha un sapore diverso. Come nella casa di Zaccheo. Lì non c'è più l'inquietudine di chi cerca solamente il proprio interesse, ma la gioia dello stare insieme per condividere quello che si ha. Dio è innamorato della nostra condizione perchè sa che può darci qualcosa di grande. Come Giulietta apre il balcone per Romeno, così noi dovremmo aprire a Cristo la casa del nostro cuore per trovare la vera gioia.

giovedì 27 ottobre 2016

Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Soldati di Cristo

Ef 6,10-20   Sal 143   Lc 13,31-35
Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme

Essere cristiani è combattere una battaglia. Non contro eserciti umani. Non secondo la logica della soppraffazione. Non per generare odio e divisione. E' un cambattimento contro nemici invisibili per far prevalere la giustizia e la pace. Le armi sono dono di Dio. Esse sono bel elencate da Paolo e permettono di restare saldi nella proposta evangelica.

E' necessario avere l'armatura di Dio. Essa è invisibile agli occhi. E' nel cuore. Ha a che fare con la verità di noi stessi, ossia la piena realizzazione della capacità di amare. Con la giustizia che viene dal scrificio di Cirsto che riconcilia con il Padre. Con la fede che respinge le lusinghe del neminco. Con piedi pronti a correre per annunciare il vangelo. Con la spada della Parola, che fende le oscurità dell'ingiustizia.

Una bella armatura che può essere solida se alimentata dalla preghiera. Un intimo e continuo dialogo con Gesù che rende chiara la meta del combatimento spirituale: la piena comunione con dio. Nessun Erode allora può impedire la realizzazione del regno. Nessun potente di questo mondo può eliminare l'efficacia della Parola che sembra perdere, ma in realtà ridona vita dove in apparenza c'è morte e distruzzione.

mercoledì 26 ottobre 2016

Giusti passi


Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
Salmo 84

Il Signore precede sempre il nostro cammino. Custodisce ogni nostro passo. E’ sempre accanto a noi per indicarci la giusta strada. La conosce perchè l’ha percorsa prima di noi. Ce la indica perchè sa che porta alla meta della vera felicità.

lunedì 24 ottobre 2016

Oblio


Come gomma che cancella
l'oblio sulle righe del passato.
Passaggi lenti
logorano piccole linee.
Il tempo le cerca
e le cancella.
Con la matita della memoria,
riemergono. Perché sono lì.
Nessuno può ritesserle
se non la vitalità della tua storia.
L'oblio, allora, è 
velo da togliere;
tenda da aprire;
scenari da riscoprire.

sabato 22 ottobre 2016

Un caffè?

30a domenica del tempo ordinario - anno c

Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato (Lc 18, 14)

Un semplice gesto come quello di offrire un caffè riempie il cuore di gioia. Sia che lo ricevi sia che lo offri. Un sapore quotidiano che condividi con persone che stimi. In casa o al bar, il rito del caffè sostituisce tante parole. Esprime quella genuina e spontanea accoglienza che caratterizza la nostra cordialità. Spesso delle persone aspettano prima di potermelo offrire. E quando capita la felicità sprizza dai loro occhi.

Come se entrassi, in qualche modo, nello loro vita. E loro nella mia. Si comincia a dialogare, a conoscersi. A volte ci si scontra per questioni pratiche. Ma è bello. In alcuni casi il rifiuto può essere un'offesa se non è giustificato. Insomma si rompe il ghiaccio. Il che potrebbe essere preludio di una relazione più seria e duratura. Il dialogo con Dio nella preghiera non dovrebbe essere la stessa cosa?

Egli invita a prendere un caffè con Lui. Desidera offrire qualcosa di buono, qualcosa di sé. Vuole conoscerci per essere nostro amico. Ho l'impressione che la preghiera sia vista come qualcosa di noioso ed impegnativo. O che sia ridotta ad un cliché, se non rientri non è preghiera. La preghiera è cosa seria, che scherzi?! Essa è un dialogo semplice e spontaneo che, purtroppo, abbiamo troppo ingabbiato. Il solo pensiero disgusta.

Eppure Gesù è a pranzo con pubblicani, peccatori, farisei, dottori della legge. Non esclude nessuno. Purché ci sia un invito. Lo stesso oggi offrirebbe volentieri un caffè. Anzi, è lì con noi quando siamo in compagnia al bar o a casa. Però i nostri occhi non lo vedono. Forse, come il pubblicano di questa domenica, dovremmo essere più umili per lasciarlo entrare.  

venerdì 21 ottobre 2016

Amore vero




Gn 1, 26-28.31; Gv 15, 1-17

L’amore vero è quello che si dona. In questo si ha la vera gioia. Quello che oggi celebrate col vostro matrimonio è appunto questo grande mistero. Dio vi ha chiamati a questo. Sin dal giorno in cui va ha fatto incontrare. Egli ha tracciato la via che oggi ci porta qui a ringraziarlo insieme a voi.

Vi riconoscete un’unica cosa per quella sintonia di affetti e di intenti che vi fa unici. Ecco, allora, oggi, questa bella cerimonia per esprimere anzitutto la gioia del vostro incontro.Poi, l’invito che rivolgete a Dio di essere presente nella vostra scelta come l’invitato principale. E’ lui che può aiutarvi a realizzare quel disegno che da sempre ha pensato per voi come coppia.

Un amore esigente poco comprensibile nel mondo.Il modello è l’amore che suo Figlio Gesù ha per la chiesa e per il mondo.Anche Cristo ha celebrato le nozze come voi oggi. La sposa è la chiesa. Alla quale è rimasto fedele fino alla morte. Con il suo sangue ha stipulato un’alleanza che dura per sempre.

giovedì 20 ottobre 2016

In alto


Acrilico spatolato su tela 30x40. Anno 2016. Borgo di Castelvetere sul Calore (Av).

mercoledì 19 ottobre 2016

Perseveranza


La preghiera è avere lo sguardo alto verso Dio e la sua proposta di vita. Soprattutto quando tutto va male e ci sembra di essere abbandonati a noi stessi. Proprio lì la fiducia in Dio deve essere forte. Essa ci invita nella perseveranza a credere che Dio verrà e darà una risposta. Ci porterà fuori dalla valle oscura per riportarci alla luce. Occorre essere pronti per riconoscerlo nella fede. Altrimenti passa e non lo vediamo.

sabato 15 ottobre 2016

Favole

29a domenica del TO - anno c

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? (Lc 18, 8)

Belle le favole che ascoltavamo da bambini. Prima di dormine o quando si era a letto con l'influenza. Magici mondi in cui ti tuffavi. Coinvolgenti immagini che vedevi sui libri illustrati. Cercavo sempre la mamma o qualche sua amica che mi rallegrasse con queste letture. Pollicino, i tre porcellini, hansel e gretel, per rievocare qualche titolo.

Ad un certo punto mi regalarono un mangiadischi. Così avevo modo di ascoltare voci narranti, con tanto di musica accattivante. Ma era meglio se le leggevano. Anche il catechismo lo ricordo per le parabole che ci venivano lette.  Mi immergevo in quei luoghi, mi immedesimavo nei personaggi. Zebedeo, il primo nome che mi è rimasto impresso. 

Poi Gesù con quella tunica azzurrina, i capelli e la barba lunghi, i piedi scalzi. Quella però non era una semplice favola. Ma una persona da farsi amica. Con la prima comunione ho capito questo. Oltre ai racconti favolosi occorreva coinvolgere il cuore. Non bastava più leggere storielle. Era arrivato il momento di scegliersi veri amici su cui poter contare. E scelsi Gesù.

Da una favoletta ad un avventura che mi ha coinvolto giorno per giorno. Da allora, tra alti e bassi, non l'ho più lasciato. In questo sono stato perseverante. Soprattutto dopo momenti di buio ho riscoperto la bellezza dell'evangelo. Come la vedova di questa domenica, non mi sono mai stancato di gridare a Lui le profonde inquietudini del cuore. Il quale solamente in Lui riposa bene.

mercoledì 12 ottobre 2016

Catene



Il peccato incantena. Non permette di camminare spediti nelle vie del Signore. Abbiamo bisogno della Parola. Essa illumina il cuore. Fa vedere le catene che imprigionano. Dà la forza per liberarci. La luce per rinonoscerci una grande famiglia. Il coraggio di accogliere Cristo. La speranza di vedere ontre il limite.

martedì 11 ottobre 2016

Martedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario - anno pari

Fede e carità

Gal 5,1-6   Sal 118   Lc 11,37-41
Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro

Quando percorri una via per raggiungere la meta sono utili tutte le indicazioni. Ma lo sguardo deve rimanere alto. Altrimenti si assolutizzano i segnali dimenticando la meta. La fede, ricorda Paolo, deve essere orientata alla carità. Se si chiude a delle indicazioni, come precetti, regole, tradizioni, perde l'obiettivo. Soprattutto non consente di incontrare una persona: Cristo.

La nostra, infatti, non è la religione delle regole ma dell'incontro. Questo avviene se apriamo il cuore a Gesù. E' Lui che porta a Dio. Con Lui a tutti i fratelli che lo rendono presente. La critica che il nazareno rivolge si farisei è sulla loro severità esteriore. Tutta orientata all'apparire a discapito del cuore, sempre più duro ed incapace di amare.

Non deve mai essere trascurato l'essenziale. Quella carità che si apre ai fratelli bisognosi. Il vero culto che Dio vuole. In questo chiediamo aiuto allo Spirito, per eliminare ciò che non serve. Così come si è lasciato illuminare san Giovanni XXIII nell'indire il Concilio Ecumenico Vaticano II. Un vero soffio dello Spirito in una chiesa sempre in riforma per far splendere la luce del vangelo.

sabato 8 ottobre 2016

Le cose mie

28a domenica del TO - anno c
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati (Lc 17, 12).

In un pellegrinaggio a Lourdes una signora ogni tanto si allontanava dal gruppo dicendo: vado a fare le mie cose. Quando gli chiesi spiegazioni, per curiosità, mi disse che accendeva delle candele, faceva preghiere, andava alla grotta. Tutte cose che già facevamo insieme. Lei le ripeteva. Forse pensava che avessero più valore.

Questo ricordo mi fa pensare a quel libricino che usavo da ragazzino per le mie orazioni. Quelle massime eterne di Sant'Alfonso che ancora oggi conservo. Ogni giorno facevo la visita a Gesù e Maria; le preghiere del mattino e della sera;  la comunione spirituale, le preghiere prima dei pasti. Anch'io avevo "le mie cose". Se non le facevo non ero soddisfatto.

Se non mi fermavo a pregare dopo la messa era come se non valesse la preghiera fatta in comune. Le mie preghiere intime e confidenziali erano tutte orientate alla mia salvezza. Oggi non mi piace più così. Adesso per me conta la comunità con cui cammino e ciò che riesco a fare insieme ad essa. Ovviamente ho dei momenti personali di preghiera e riflessione.

Ma non li vedo più come cose mie. Mi sento sempre in comunione con le mie parrocchie, la diocesi, la chiesa, l'umanità. Vivo la mia fede con la chiesa e con l'umanità di cui faccio parte. E tante cose che prima facevo da solo adesso preferisco viverle insieme. A costo di evitarle.

giovedì 6 ottobre 2016

Evanescenza


Il fluire del tempo 
rende vane
bellezze fiorite.
Un blocco di ghiaccio
cristallizza acqua pura.
Un soffio di vento
porta via caduche foglie.
Un sentiero tortuoso
succhia il monotono piano.
Un masso cadente
seppellisce nell'oblio.
Ma la forza, la fatica,
la determinazione dell'oltre;
il coraggio di rialzare,
ricostruire, riprendere;
quello resta eterno.

mercoledì 5 ottobre 2016

Servo inutile


Il servo inutile non si aspetta  nessuna ricompensa per quello che fa. Si dona gratuitamente per gli altri. E' amato da Dio per quello che è non per quello che fa. Mettendosi a servizio degli altri trova la sua gioia. Il suo modello è Cristo. Egli per amore serve l'umanità. Certo la porta è stretta. Ecco perchè è necessaria la preghiera di contemplazione. Essa consente una continua sintonia col il progetto di vita che Gesù propone. Egli è nostro aiuto e nostra forza.

martedì 4 ottobre 2016

SAN FRANCESCO D'ASSISI - Festa

Uomo nuovo
 

 Gal 6,14-18   Sal 15   Mt 11,25-30 
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli

Sempre attuale la figura di Francesco. Affascinante la sua rivoluzione ecclesiale. Una persona che fa del vangelo la sua rigida regola di vita che trova forza nell'essenziale. Un forte scossone per la chiesa statica ed imperialista dell'epoca. Lo è anche per oggi. Soprattutto se seguiamo il suo esempio.

Basta essere piccoli per laciarsi guidare dallo Spirito e seguire le nuove strade che Egli indica. Il peso della fatica, la pesantezza dei momenti difficili non svanirà. Ma il cuore troverà forza in Cristo e sostegno nei fratelli. Gli animi piagati potranno risorgere e ritrovare nuove energie confidando nel Signore. Egli sempre precede nella sua provvidenza.

In questo Francesco ha confidato percorrendo impervi sentieri. Incompreso da tutti ha trovato la via evangelica del servizio e del dialogo. Ha osato spogliarsi dell'uomo vecchio per riverstirsi di Cristo, portandone le piaghe. Oltre ogni sentimentalismo è bene anche per noi fare piccoli e faticosi passi concreti per vivere oggi la logica evangelica.

sabato 1 ottobre 2016

Prodigi

 27a domenica del TO - anno c

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!» (Lc 17, 15) 

Tanta volte mi sono ricordato della fede solamente nel bisogno. In alcune occasioni ho addirittura preteso che Dio rispondesse alla mia preghiera. E mi sono sentito escluso quando con i miei occhi appannati hanno visto altri esauditi ed io no. Per me non avveniva nessun prodigio. Perlomeno quello che pretendevo. Dio, ti prego fa questo, intervieni in questa situazione. Solo tu puoi.

Il Dio che per tanto tempo ho cercato non era Gesù. Più un tappabuchi, un mago o un riflesso delle mie paure. Il vangelo di questa domenica me lo conferma. Gli apostoli gli chiedono di aumentare la loro fede. Ma il maestro non dice non vi preoccupate me la vedo io. Al contrario: li mette dinanzi alla propria responsabilità. La fede, infatti, aumenta nel servizio vissuto con amore. 

Qualunque cosa tu fai se non metti al primo posto il tuo interesse aumenta la fede nel Risorto. Il grande prodigio che da tempo avviene nella mia vita è un passaggio dalla morte alla vita. Mi sento morto quando non mi dono per amore. Sono vivo quando nelle mie giornate incontro persone da servire. Lo posso fare in vario modo, senza pretendere l'impossibile.

Il vero prodigio è proprio quella gioia del sentirmi servo, come Gesù che serve l'umanità. E' quel sale che dà sapore alle mie giornate. Che riempie il mio cuore. Allora oggi la mia preghiera è una continua contemplazione del volto di Cristo. Nel mio cuore, nell'Eucaristia, nelle persone che incontro, in ogni attività quotidiana. Il Signore mi precede sempre e, nel mio piccolo, provo a dirgli di sì.