giovedì 30 giugno 2016

Sentiero della vita


Il Signore indica il sentiero della vita. Un impegnativo cammino di rinascita. Fatiche e rinunce sono all'ordine del giorno. Ma Egli è accanto a te. Una pace interiore ti consola, anche se tutti ti abbandonano. E tu rimani fermo nel seguire il Cristo di Dio. Perché sai che e' Lui quella via che conduce alla felicità duratura. Essa è, appunto, una dura conquista, non un fugace momento di ebbrezza. E' una certezza di essere amati per sempre. 

sabato 25 giugno 2016

Paura

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. (Lc 9, 51)

La paura di sbagliare pietrifica. Diventi un monolito. Fermo dinanzi a bivi. Pesano pregiudizi, sensi di colpa, il pensiero degli altri. Tuttavia proprio lo sbaglio ti fa crescere. Vedi come aggiustare il tiro per ritrovare la meta. Quello che pensano gli altri è relativo. Almeno che non si tratti di persone che ti aiutano a crescere. Rivedendo il mio cammino, devo molto alla mia guida spirituale.

Mi ha fatto crescere nel rapporto con il Signore proprio aiutandomi a vedere il positivo nelle cadute. Ho sempre accentuato le ferite provocate da eventi o persone. Certo: fanno male. Ma quando guarisci vedi altro. Proprio quello che una guida vede prima di te nella tua storia. Questa mia riflessione scaturisce pensando allo sguardo fermo che Gesù rivolge verso Gerusalemme.

Ormai il suo obbiettivo è chiaro. Non si lascia condizionare dal rifiuto dei samaritani. Va avanti. Alla fine rimane solo. Ma non rinuncia. Il suo continuo dialogo con il Padre gli dà forza. Veramente un grande esempio per me. Tante paure mi bloccano. Riscoprire la mia fede con la preghiera mi aiuta. Così mi sento protetto dal mio rifugio che è il Signore.

sabato 11 giugno 2016

In riga

Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». (Lc 7, 38)

Ai primi anni della scuola elementare per scrivere usavamo quaderni a righe. Ogni anno delle righe diverse. Così cominciavamo a scrivere le prime lettere, poi le parole, infine le frasi. Con gli anni abbiamo imparato a scrivere su fogli bianchi senza difficoltà. Le righe sono state utilissime, ma adesso ne possiamo fare a meno.

Lo stesso per altre esperienze che ci hanno fatto maturare. Camminare in fila, rientrare in orario, rispettare delle regole. Quando si sbagliava c'erano le punizioni. E così siamo cresciuti. A volte rivedo il mio rapporto con Dio. Forse è ancora frammentato in delle cose da fare. Se non le adempio quasi mi sento in colpa.

Penso subito che mi devo confessare per essere "in riga". Tuttavia l'episodio della peccatrice di questa domenica mi aiuta a rivedermi. Questa donna al di la di ogni regola entra nella casa di un fariseo. Poi si avvicina a Gesù e, spontaneamente, parla con il linguaggio del suo corpo. Per esprimere la sua gioia.

Finalmente qualcuno la accoglie con cuore. Lo stesso Dio che accoglie me. Credo allora che non debba confessarmi per essere in "riga". Ma per celebrare la gioia di chi si sente libero. Sicuro in quella spontaneità orientata alla tenerezza di Dio. In questo sì, comincio a vedermi in riga.

venerdì 10 giugno 2016

Alzati



Spesso ci sentiamo al tramonto. L'oscurità si affaccia nelle nostre giornate. Delusioni, tradimenti, ferite, condanne possono essere i nostri portantini. Allora eccolo il richiamo di Cristo: alzati! Egli ci invita a ritrovare in noi quella smarrita capacità di amare come Lui. E così di rinascere ed entrare nella luce della vita nuova. Essa realizza noi stessi e le persone a cui la doniamo.

sabato 4 giugno 2016

Tu vivi!

«Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. (Lc 7, 15)

Mi vedo nel fanciullo della vedova di Nain. Lì su una lettiga trasportato verso la tomba. Nel mio sonno di morte la tenebra mi avviluppa. Nessun lamento mi scuote. Nessun pianto mi sveglia. Solamente una voce che dal profondo di me stesso mi richiama alla vita: tu vivi! Non sei quelle condanne pregiudizievoli che ti affossano. Cosa sono?

Quello che mi scuote è una forza interiore. Un indicibile rinascita che mi spinge ad uscire. Un flusso che mi rialza facendomi vedere la luce. Quella che nel nero fa intavedere i colori. Con tutte le sfumature. Oggi mentre viaggiavo in macchina ho visto all'improvviso dinanzi a me dei massi frantumati caduti da un ponte. Non potevo frenare. Li ho affrontati. E sono andato oltre.

Proprio come in un nuovo orizzonte di forza nuova. In quel dono che è sempre più grande delle tue aspettative e che ti riempie. Ti sazia perchè ti fa essere quello che sei. Adesso non mi vedo più treghettato verso la tenebra. Ma in direzione di un obbiettivo ben più ampio. Avverto sulle mie spalle una croce più pesante e la avverto perchè sono vivo!