giovedì 31 marzo 2016

Un giusto equilibrio


E udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano nel canto con le loro cetre. Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e agli anziani. E nessuno poteva comprendere quel canto se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra.

 (Ap 14, 3.4b)

Chi accoglie la Parola nel cuore può cantare un canto nuovo.  Quello che viene dalla redenzione di Cristo, che libera dal peccato e dalla morte eterna. La vita fiorisce, e come un rigoglio di acqua limpida, fluisce verso l’oceano dell’amore. Nel caos di un ordine imperfetto, la voce dei redenti inneggia l’autore della vita alla ricerca di un giusto equilibrio da riportare sulla terra.

sabato 26 marzo 2016

Placida quiete


Sono risorto, e sono sempre con te;
tu hai posto su di me la tua mano,
 
     è stupenda per me la tua saggezza. Alleluia.       
Cfr. Sal 139,18.5-6

Ricordo quella placida quiete di quando ero pescatore. Ragazzino con la licenza in mano e mio padre con i suoi amici come mentori. Fiumi e laghi le nostre mete. Proprio in questo periodo di Pasqua cominciavano le uscite. Prima dell'alba si era già in macchina per raggiungere la meta. Il giorno prima si preparava l'attrezzatura. Alle prime luci del nuovo giorno si posizionavano. Alcune fisse. Poi quelle che gestivamo noi.

La calma del primo mattino, i colori dell'alba, l'acqua che rispecchiava il primo sole, il verde degli alberi frondosi. Mi rivedo in quei luoghi come se fosse ieri. Soprattutto rivivo quell'armonia interiore. Come se per la prima volta fossi pronto per gettare l'esca nel fiume della vita. Così mi preparo a vivere questa Pasqua. Pronto a scommettere ancora con il Signore.

Ad uscire dall'involucro di me stesso per dirigermi alle rive di nuove esperienze. A lasciare la notte per andare incontro alla nuova alba. A prepararmi per un nuovo viaggio della vita. Ad accogliere nuove sfide con energie rinnovate. Alla ricerca di nuovi e vecchi compagni di avventura. A mettere da parte ciò che appesantisce. A lanciare la canna da pesca in nuovi laghi e fiumi.

venerdì 25 marzo 2016

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)


Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.

Is 53, 7

giovedì 24 marzo 2016

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)

Eucaristia vivente

 Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15
Li amò sino alla fine

Il gesto della lavanda dei piedi simboleggia il giovedì santo. Prima di morire Gesù trova un modo per rimanere sempre con noi baciando i piedi degli apostoli. Essi sono chiamati a fare altrettando per incanrnare nel mondo il suo amore misericordioso. Come loro, ogni battezzato. Questo significa vivere l'Eucaristia.

Essa, infatti, non è un semplice rito, ma uno stile di vita. Invita a rendere grazie a Dio che attraverso tante persone lava la nostra miseria. Incoraggia a fare altrettanto verso il prossimo bisognoso. Quesa è l'Eucaristia vivente. Quella che permea tutto noi stessi.

All'altare della reposizione, che segue la celebrazione di questa sera, vogliamo stare con Gesù. Vegliando con Lui, lo ringrazieremo per tutte le corse che fa verso di noi. Per tutte le sofferenze che patisce per lasciarci prendere dall'Amore. Chiederemo la grazia di un cuore misericordioso come il suo.

lunedì 21 marzo 2016

Palme



E' stato bello vedere tante persone con le palme che osannavano il messia. Proprio questa processione ci ha portati all'annuncio della passione. Accogliere Gesù è morire e risorgere con Lui. Questa bella giornata primaverile è un bel preludio per questo continuo passaggio alla vita nuova. Per accogliere il Figlio di Dio come pane donato che può far germogliare il cuore.

domenica 20 marzo 2016

Gatto nero

Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto (Lc 19, 35-37).

Il gatto nero porta male. Quando passa davanti devi fermarti. Meglio che passa un altro prima di te. Se no chissà cosa può succederti. Proprio l'altra sera, dopo la messa feriale, tutti erano fermi sul retro porta e non volevano uscire, perché una signora ostruiva il passaggio. Che succede? Chiedo. Mio Dio è passato un gatto nero? Risponde paurosa la signora.

Allora chiedo permesso, vado avanti e passo per primo. Poi mi rivolgo verso gli astanti e dico che il gatto nero non mi fa paura perché sono un cristiano che ha appena celebrato l'Eucaristia. Ed un povero gatto certo non può togliermi la gioia di avere con me il Signore, continuo. Poi gli dico che possono passare, ricordando loro che siamo tutti cristiani e queste superstizioni per noi non hanno senso.

Bé, almeno ho avuto modo di fare un'altra catechesi. Vediamola così. Però questo evento mi ha fatto riflettere sul senso della domenica delle palme. Perché benediciamo i rami di ulivo? Sarà come la storia del gatto nero? Devo ammettere che fino a qualche anno fa, non avevo capito fino in fondo il senso di questi rami.
 
Vedevo che molti li portavano al cimitero, o li mettevano vicino alle piante o se lo scambiavano in segno di pace. Lo facevo e lo faccio anch’io. Ma, se è solo questo di certo è un gesto scaramantico. Poi ho capito che il vero senso è legato al vangelo della passione. Cristo soffre e dona se stesso per amore. Con il segno della palma mi unisco a Lui. Donarla agli altri è manifestare questa unione con Cristo, che parte dal cuore.

venerdì 18 marzo 2016

Comprensione


Il giudizio divino non è una condanna. Esso è misericordia che apre nuove prospettive nel bene. Dio non scaglia pietre contro di noi. Ma è paziente. Ci fa capire che tutti abbiamo bisogno di Lui, del suo perdono. Se lo accogliamo riconosciamo anzitutto il nostro peccato, quello che ci fa male. Poi saremo altrettanto misericordiosi. E non scaglieremo più nessuna pietra. Ma solo parole di comprensione per indicare a tutti la via della luce.

giovedì 17 marzo 2016

Giovedì della V settimana di Quaresima

Fedeltà
Gen 17,3-9   Sal 104   Gv 8,51-59
Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno

In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno (Gv 8, 51). Con la parola Dio parla a noi oggi, soprattutto quando siamo riuniti in assemblea. Ricorda che tramite suo figlio ha stabilito con il suo popolo un'alleanza di Amore. La resurrezione ne è la garanzia. 

Da parte tua devi osservare la mia alleanza (Gn 17, 9), dice Dio ad Abramo. Ed a tutti noi cristiani, che riconosciamo in Gesù la pienezza della rivelazione. Crediamo che Egli è il Figlio di Dio, parola incarnata? Se è così porteremo sempre nel cuore la sua proposta di uomo nuovo.

Il salmo 104 dice che Dio Si è sempre ricordato della sua alleanza, / parola data per mille generazioni, / dell'alleanza stabilita con Abramo / e del suo giuramento a Isacco. Un patto che si realizza nel tempo senza fare troppo rumore. Ma che può essere messo a morte dalla incredulità.

martedì 15 marzo 2016

Ricordi



Sono nel tessuto della tua memoria;
investono emozioni,
sogni ed immaginazione.
Una storia che parla.
Senza un perché.
Sono parte di te.
Attendono una trasformazione.
E' un presente che diviene;
un bivio che si fa scelta.
Dissetano l'anima e l'orientano
in una dimensione di armonia.
Sono ricordi.

domenica 13 marzo 2016

Forma mentis

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8, 11)

Mi chiedo spesso: quando una persona si struttura nel suo modo di fare e di pensare, come fa a cambiare mentalità? Più passano gli anni e più mi vedo duro da convertire. Soprattutto quando riconosco che miei peccati sono gli stessi. Potrei dire che rispecchiano quella parte di me che san Paolo traduce con il male che non vorrei.

Nel vangelo di questa domenica ci sono persone disposte a lapidare un'adultera. Io sarei più disposto a lapidare me stesso. Soprattutto quando mi trovo fuori da ogni schema e sprofondo nei sensi di colpa. Correndo anche il rischio di lapidare altri. Diverso tempo fa lo facevo con invettive. Per fortuna oggi mi controllo.

Mi conforta l'atteggiamento di Gesù. Immagino l'ambientazione: tutti che urlano contro la donna; secondo la legge hanno ragione. Ma Lui rimane in silenzio. Poi con calma pronuncia la fatidica frase: chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei. E chi è senza peccato? Tutti vanno via. Resta Lui solo, l’unico senza peccato. Potrebbe dunque scagliare la Pietra contro la donna.

Ma non lo fa. Non la condanna. La ammonisce di non peccare più, di non farsi più del male. Ogni volta che sbaglio dovrei mettermi nei panni di questa donna e non sentirmi condannato. Tuttavia esortato dalla Parola a non fami del male e non farlo agli altri. Non è la forma mentis da cambiare. E' il cuore che ha bisogno di essere guarito dalla misericordia di Dio.

giovedì 10 marzo 2016

Prove



Vorresti che le esperienze negative fossero allontanate ed evitate il più possibile. Ma è quando arriva la prova che sperimenti la presenza di Dio. Te ne accorgi dopo, col senno di poi. Vedi quel filo rosso che ti ha fatto incontrare le persone giuste. Quando tutto va bene tutto è scontato e dovuto. La lontananza del figlio minire della parabola dice proprio questo. Conforta sapere che Dio è sempre sulla soglia che aspetta per poterti abbracciare senza pretese. E lo fa attraverso tante persone.

domenica 6 marzo 2016

Pretese

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò (Lc 15, 20).

Spesso il nostro rapporto con Dio è caratterizzato da un insieme di pretese. Quando ci troviamo in una situazione difficile vogliamo che Lui ci aiuti. Magari solamente allora ci ricordiamo che esiste. Nel momento in cui subiamo un torto desideriamo che lanci saette. D'altronde ce lo deve: noi crediamo ed osserviamo i comandamenti. Se un lontano si accosta alla comunità pretendiamo, con eccessiva severità, che capisca la gravità dei suoi errori.

Io stesso ho sperimentato questo tipo d’ipocrisia quando ho deciso di lasciare il seminario, dopo i primi due anni. Non era ancora definita la meta del sacerdozio, ma per tutti ero un prete spogliato. E anziché essere sollevato con atteggiamenti di accoglienza e misericordia, ho subito amare condanne. Proprio allora ho capito che Dio è presente in pubblicani e prostitute, anziché in ligi tempi ornati di grazie ricevute.

Questa prova mi ha fatto crescere e capire che la fede in Dio Padre nessuno te la può togliere. E' quello che dico a chi oggi è amareggiato per le pretese di altri. Che diventano chiacchiere, accuse, calunnie, dure sentenze. O amarezze della vita che sembrano una punizione divina. E' sbagliato pretendere che Dio sia a nostra immagine e somiglianza.

Sì, lo capisco, è naturale che maturino certe idee di Dio. Tuttavia nella parabola del Padre misericordioso Gesù parla chiaro: Dio ci ama come un padre, con un amore gratuito e disinteressato. E non cambia idea. Certamente sono lodevoli i nostri impegni per essere ligi ai doveri. Non dimentichiamoci del nostro cuore. Dio ci ama con il cuore. In tal modo possiamo ricambiare: portando nel cuore Lui e i nostri fratelli.

giovedì 3 marzo 2016

La meta

 

Il cammino in salita porta sempre ad una bella meta. Altrimenti che senso avrebbe faticare così tanto? Il nostro punto di arrivo è il Cristo trasfigurato, la sua proposta di uomo pienamente realizzato. Dal suo volto radioso cogliamo la bellezza del suo amore. Egli, servo dei servi, è pienamente in sintonia con Dio Padre. Possiamo esserlo anche noi. Ma dobbiamo aprire gli occhi per vedere sempre la luce della sua resurrezione.

mercoledì 2 marzo 2016

Mercoledì della III settimana di Quaresima

Frutti

 
Dt 4,1.5-9   Sal 147   Mt 5,17-19
Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli

La Parola corre veloce e può arrivare alle radici della vita per alimentarla. Così il nostro albero riceverà la linfa per produrre frutti. Non sarà solamente carico di belle foglie verdi, la cui apparenza suscita ammirazione. Ma avrà una forza in più che solamente Dio può dare e che in pochi apprezzeranno. Questo è il compimento che Gesù dà a tutta la legge ed i profeti.

Egli riporta nel cuore la legge. Lì è il suo vero posto. Perché è con il cuore che si ama. Gesù è per noi modello di vita. Un cuore che arde di amore per l'umanità. Come quello di Azaria che offre il suo martirio per tutto il popolo. Un fico che porta frutti lo fa per il bene di tutti.

martedì 1 marzo 2016

Grande nell'amore



Probabilmente in alcuni momenti della vita pensiamo di placare l'ira di Dio attenendoci a delle pratiche religiose. Tuttavia il salmista ci ricorda che il nostro Dio è lento all'ira e grande nell'amore. Sempre pronto a donarci la sua misericordia. Ma noi siamo ostili ad aprirgli il cuore e metterci in gioco. Per questo Gesù ci invita alla conversione. A dirigere il nostro modo di pensare verso le sue vie. Ed attingere così all'acqua viva dello Spirito per produrre frutti di vita eterna. Quelli succosi e saporiti che attingono all'Amore e si traducono in opere di carità. Così il totale abbandono in Dio sarà la nostra unica e perenne preghiera.