domenica 28 febbraio 2016

Sursum corda

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». (Lc 13, 5-9)

Sursum corda, in alto il cuore! Mi ripeteva spesso il vescovo da seminarista. Come a dire: coraggio! Eh già, il cammino in salita non è semplice. Molte sono le difficoltà che scoraggiano. Quei macigni che non riesci a portare se qualcuno non ti aiuta. Una parola potrebbe fare la differenza. Era proprio un mio sguardo ripiegato che induceva il vescovo a dirmi quella frase fatidica: sursum corda!

Non sapevo cosa volesse dire. Il latino lo conosco poco. Però mi dava coraggio. Soprattutto per gli impegni del seminario, per me piccolo pulcino abituato a stare con la chiocciola. Pian piano, come galletto, mi sono accorto che questa espressione fa addirittura parte della liturgia. Della messa! In alto i cuori, dice ad un certo punto il sacerdote.

Quando invito i miei fedeli ad innalzare i cuori penso alla misericordia di Dio. Il cuore, infatti, si infervora quando è libero da tante pesantezze che non fanno vivere. Soprattutto il sentirsi in colpa dinanzi al Signore. Pensiamo che Egli voglia tagliarci come il fico sterile della parabola evangelica. Non portiamo frutti, allora siamo inutili. Gesù ci ricorda che non è così.

Egli ha fiducia del fico. Non lo vuole eliminare perché sa che porterà frutti. Ne avrà cura con la zappa ed il concime. Il vangelo è per noi quella linfa vitale che cambierà il cuore. Lo eleverà da ciò che rende aridi. Gli permetterà di portare quei frutti per cui è nato. Frutti di pace, quiete, serenità. Sursum corda: Dio nella sua misericordia è con te.

sabato 20 febbraio 2016

Acqua e sapone

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
(Lc 9, 28b)

Quando dici a una persona che è acqua e sapone penso che le si faccia un bel complimento. Perché si richiama la sua naturalezza: non esaltata né annichilita. E' bella per come è, per come si presenta. Credo sia piacevole incontrare persone così. La loro immediatezza affascina. Dice qualcosa di autentico. E' un modo di presentarsi senza troppe pretese. Colpisce proprio per questo.

Certamente non ci si deve trascurare e presentarsi in modo decente, ovvio. A volte mi è capitato di incontrare delle amiche senza il loro consueto trucco. E le ho apprezzate molto di più. Stai meglio così, ho detto loro. Non ho avuto tempo, la risposta di tutte. Bisognerebbe avere più tempo per la semplicità, in tutto. Senza paure o pregiudizi.

Vedo così l'episodio della trasfigurazione. Gesù cambia volto e diviene più bello perché è pienamente se stesso. Questo lo esalta e lo realizza. La luce è il segno di questa soddisfazione piena nel vivere la vita. Il nostro essere discepoli in questo deve aiutarci: nel trasformare i nostri occhi e renderli vivi, per quello che sono. Quando uno è contento della vita sprizza gioia, soprattutto dagli occhi.

Io penso che Dio ci voglia proprio così come siamo. Per questo ci aiuta a ritrovare quella luce che spesso non c'è nei nostri volti. Ed è difficile potersela dare se non la trovi in te stesso. Proprio quell'amore che viene da Gesù può aiutarti a trovarla. Tutto allora diviene più luminoso. E la trasfigurazione farà parte di noi. Lì, sul monte delle nostre fatiche.

giovedì 18 febbraio 2016

Cenere



Mercoledì della scorsa settimana il rito dell'imposizione delle ceneri ci ha riportato all'essenziale: Dio. Egli è proprio come la cenere che concima i campi: può migliorare il terreno buono della nostra vita. Occorre però riconoscere che siamo poca cosa senza di Lui. E che abbiamo bisogno della sua Parola. Infatti, in questa domenica Gesù ricorda che non di solo pane viviamo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Apriamo allora le porte del nostro giardino e lasciamolo entrare. Pechè Egli vuole passeggiare con noi.

domenica 14 febbraio 2016

Ad libitum

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. (Lc 4, 1)

Il piacere fa parte della vita. Condiziona la felicità. Nonché il gusto personale di dare un tocco originale alle cose. Come quando in una composizione musicale, soprattutto verso la fine, trovi l'espressione ad libitum, a piacere. L'autore lascia a chi esegue il brano, la possibilità di ripetere il finale o di continuarlo all'infinito. Sono un dilettante nello studio del pianoforte. Tuttavia mi capita di ripetere sempre la stessa battuta, quella che più mi prende.

Lo stesso nell'ascoltare musica. Trovi quel pezzo che non ti stanchi mai di ascoltare. Ti dice sempre qualcosa. Fa riemergere qualcosa di positivo nascosto nelle profondità di te stesso. Migliori nelle energie positive. Ed è un piacere poter affrontare le difficoltà con un animo rigenerato. Lo stesso quando sei ripreso da un amico o un maestro. All'inizio rimani male. Poi ti accorgi che qualche via si raddrizza.

Vedo in questa prospettiva anche i brani della scrittura. Spesso sembrano scontati, soprattutto quando emergono sempre gli stessi brani. Ma ogni volta hanno una novità che emerge. Qualche parola che colpisce particolarmente, un versetto che parla all'oggi, un commento che da nuove prospettive. Come le tentazioni di Gesù nel deserto. Ogni anno segnano l'inizio della Quaresima. E' bello non dare nulla per scontato ma lasciarsi prendere. Ad libitum.

mercoledì 10 febbraio 2016

Un incontro



La trasmissione della fede è testimoniare l'incontro con Cristo, Parola incarnata. Egli è il Risorto. E può aiutarci ad uscire dalle profondità dei nostri abissi disumani. Per ascoltarlo occorre coraggio. Quello che fa allontanare dalla riva delle comondità mondane per prendere il largo. Lì dove Egli indica. E gettare le reti quando lo chiede. Senza paura. Perchè quella Parola che mi libera può portare luce e gioia in tante oscurità. Come è per me che vivo il battesimo. Da solo che ero mi ritrovo un una nuova rete di relazioni guidata e fondata sull'amore fraterno, dove sempre conduce la il vangelo. 

martedì 9 febbraio 2016

Le mie vie


Percorro imperterrito le mie solite vie.
Sicurezza infondono le stesse curve;
gli stessi sassi;
le medesime salite.
Ma all'improvviso mi diventano ignote.
Da esplorare.
Quella usuale monotonia
è meraviglia del nuovo.
Ogni particolare non è più lo stesso.
Spuntano angoli diversi;
orizzonti freschi.
Ho la sensazione
di trovarmi in altri luoghi.
Quelli che coccolano il tuo ristoro. 
Che danno sapore alle tue giornate.
Che donano voglia di fare.
Ma sono lì: nelle mie vie.

domenica 7 febbraio 2016

Pensa a te

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». (Lc 5, 5)


Ma chi telo fa fare, pensa a te. Espressioni che ti senti dire quando ti dedichi a qualcuno che ha bisogno, senza pretendere nulla. Anche solamente nel preoccuparti. Così mi disse un mio amico sacerdote: pensa a te; proprio quando un giovane in difficoltà si confidò con me. Evvero io stavo peggio di lui perché non sapevo che ne era del mio futuro. Tuttavia ero dispiaciuto per lui. E volevo aiutarlo.

Forse proprio perché era in una situazione simile, non riuscivo ad essere indifferente. Poverino, mi dicevo, come farà? Io almeno intravedevo una via d'uscita. Lui neanche quella. Giustamente potevo benissimo concentrarmi sui miei affanni e rimanere impassibile. Tuttavia pensavo più a lui che a me. Mi dispiaceva. Pur se concretamente non potevo far nulla.

Quando ho saputo che le sue vie si sono raddrizzate, ben prima delle mie, ho molto gioito e ho ringraziato il Signore per la sua vita realizzata. Credetemi: senza invidia. E oggi che anch'io sono contento della vita che conduco, maggiormente mi rallegro. Difficile a dirsi. Più semplice paragonarmi a quei pesciolini impigliati nella rete gettata da Pietro sulla parola di Gesù.

Quell'inopportuno, quel pensare solamente a te, ti bloccano e non fanno vivere. Risucchiano le tue giornate in abissi profondi di paure e preoccupazioni che altrimenti non avresti. La Parola si realizza se trova persone che sanno rischiare nel tessere una rete di misericordia. E che sanno gettarla negli abissi più profondi. Lì essa sa come pescare.


mercoledì 3 febbraio 2016

Una scelta


Il Signore ci conosce. Ci ama sin dal grembo di nostra madre. E vuole che annunciamo a tutti questo amore infinito. Questo è l'anni di grazie che predica Gesù. Tuttavia i suoi compaesani non lo accettano. Anzi preferiscono gettare Gesù dal precipizio. E noi? Accogliamo questo amore nella nostra vita? La carità con cui viviamo la nostra fede ci aiuta a capirlo. Essa non ha confini, è pacifica, arrendevole, lenta all'ira e carica di gioia.