giovedì 29 dicembre 2016

Fiocchi


Cadono leggiadri fiocchi di neve.
Mediti nei tenuti colori.
Un'atmosfera ovattata
ed uniforme gela il cuore.
I luccichii delle luci
addolciscono l'animo.
Colori artefatti
aprono alla speranza.
Qualcosa nascerà
dall'uniforme manto.
Attendi il natale
dei tuoi sospiri.
Anche nella tua grotta
potrà esserci
il tepore di caldi ridordi
e placide armonie
di amori lontani e vicini.

mercoledì 28 dicembre 2016

Una piccola luce


La luce del Natale è meravigliosa se non abbaglia. Se sul serio fa vedere il vero volto di Dio è paragonabile ad una piccola candela. Se porta ai grandi luccichii di un Dio potente nelle battaglie è un abbaglio. Dio oggi è nella grotta e domani sarà sulla croce per raggiungere la luce che non ha fine. La nostra piccola candela della fede ci fa vedere questa strada. E' quella della nostra vita che ha bisogno della vera luce: quella della verità. Che sempre questo Cristo nasca nei nostri cuori.

martedì 27 dicembre 2016

Palme


Il primo quadro del 2013. Tra due palme immagino una spiaggia ed il sole che tramonta sul mare. 30X40, acrilico su tela.

sabato 24 dicembre 2016

Sapori

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse (Is 9, 1).

I sapori indicano il gusto e la bellezza della festa. Sapori culinari, culturali e religiosi frutto di tradizioni che si perdono nel tempo. Tutto si sintonizza con le corde del cuore e della memoria. Ciò che c'hanno trasmesso gli antenati è accolto e vissuto in un sentire che crea comunione. E' più facile, infatti, trovare le persone più buone quando è festa. Soprattutto quando si festeggia il Natale.

Una festa che viviamo pure quest'anno con questo clima che viene naturale. Ognuno come può. Alcuni con situazioni difficili alle spalle, forse irreversibili. Altri in famiglia. C'è, purtroppo, chi lo vive in solitudine, con un forte senso di amarezza. Sapori che, dunque, indicano sofferenze e disperazioni. La tradizione del Natale è questa. E si ripete ogni anno.

La luce che Gesù porta nel mondo ha un senso di pienezza ma si scontra con le tenebre. La pienezza è quella di una grotta che ospita la nascita di Dio. La contraddizione un mondo perbene che non lo riconosce perché vorrebbe altro. La nascita del Bambino dovrebbe corrispondere al sorgere di una nuova mentalità che dovrebbe rinnovare il mondo. Ma quasi tutti vorrebbero che Dio intervenisse con tutta la sua potenza nella storia per cambiarla.

I sapori della tradizione sembrano indicare che qualcosa di Dio si è incarnata. L'aspetto della festa, delle belle e succulente cene, indica proprio questo. Si è nella gioia perché Dio è con noi. Tuttavia la gioia non è piena perché sappiamo che molte persone sono nel dolore, per vari motivi. Per questo il sapore della tradizione è anche il silenzio dell'attesa e dell'impegno affinché la luce del Natale possa arrivare ovunque.

BUON NATALE!

mercoledì 21 dicembre 2016

Feria propria del 21 Dicembre

Il sogno




Il sogno è come una colomba nascosta nelle fenditure della roccia che viene fuori nella bella stagione. L'amato la porta fuori. Cioè chi crede fino in fondo in se stesso e chi in questo sostiene ed incoraggia. Oggi la liturgia propone, appunto, due persone ed un unico sogno: Maria ed Elisabetta nel disegno di Dio. Esultano di gioia nell'incontrarsi. Dio scommette su di loro come su ognuno di noi.

Attesa rigogliosa

Chi semina nelle lacrime

mieterà nella gioia.

Salmo 125


Calda l’attesa di chi geme e piange come nelle doglie del parto. La speranza non delude chi confida in Dio. Al tempo opportuno Egli dona quella pace che cerchiamo e spesso non vediamo. Soprattutto nel cuore aneliamo alla soddisfazione di sentirci nuovi e giovani dentro. Così non impugneremo le armi per testimoniare questa presenza, ma il nostro volto manifesterà la culla del Bambino. Un pargoletto indifeso può forte di qualunque sopraffazione violenta.

martedì 20 dicembre 2016

Feria propria del 20 Dicembre

La serva del Signore


Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio

Dio sceglie per suo figlio una mamma umile e povera. Non una regina di nobili e sontuose dimore, ma una vergine di un piccolo villaggio sconosciuto. Lei riconosce l'agire di Dio e nel dialogo con lui accoglie la chiamata. Questo è il modo con il quale il Signore agisce. Egli, infatti, si rende presente dove meno ce lo aspettiamo. Soprattutto in persone e luoghi dimenticati.

Un forte incoraggiamento per noi che spesso ci smarriamo e pensiamo di non essere all'altezza di testimoniare il vangelo. Come Maria siamo chiamati a cogliere le meraviglie di Dio in quello che siamo e nel poco che circonda. Cristo vuole proprio incarnarsi nel nostro quotidiano. Nella nostre storie contraddittorie dove non brilla l'oro della ricchezza ma il fango della fatica.

Qui è da trovare la perla del Regno. Quella che può dare un salto di qualità ai cuori ed alle relazioni fraterne. Dio bussa oggi nella nostra umile casa. Come ha bussato in quella di Maria. Cristo vuole incarnarsi anche oggi nella storia. Noi servi del Signore possiamo impegnarci per renderlo presente. Basta solamente fidarsi del disegno di Dio.

lunedì 19 dicembre 2016

Al calar del sole



Caldi riflessi di un giorno che tramonta.
Senti che finisce, ma ne trattieni un attimo.
Un'illusione. Forse. Ma vai oltre.
E' il richiamo mordente di un intimo fiorente.
Riecheggia in quel momento un eterno riflesso.
Un cerchio che si fonde in un multiuniverso.
Tu ne sei partecipe, come protagonista.
Nulla ti schiaccia. Sono i colori che sfumano presto
a darti un senso di pacato coinvolgimento.
Sei uno spettatore? Un attore?
Sei lì per caso? Anche l'esclamazione
si fonde nello scenario che si chiude.

sabato 17 dicembre 2016

Falò

4a domenica di avvento anno a

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa (Mt 1, 24).

In questo periodo si accendono falò nelle piazze. E' per attendere una festività. Come la vigilia del Natale o dell'Immacolata. Grandi cataste di legna ardono nella notte per riscaldare le persone. Pure al mio paese è così. Anzi, da un po' di tempi i falò dell'Immacolata si protraggono per vari giorni.

In una di queste sere mi sono fermato in piazza vicino al fuoco. Nel riscaldarmi mi sono lasciato incantare dalla brace ardente. Con i pensieri, sono andato lontano nel passato. Tanti ricordi mi hanno coccolato. Di più, però, ho pensato a quel fuoco interiore che brucia tante illusioni. Brucia e riscalda. Elimina tutti quei mezzi sogni che non possono essere realtà.

Riscalda la speranza di continuare a vivere la vita circondata di mistero. Quegli incontri che diventano svolte epocali, che segnano, che portano in un dove consapevolmente scelto, ne sono certo parte. Così come la spinta di un consiglio che dà coraggio nel riprendere il cammino. Quante scintille che oggi sono fuoco vivo!

Riprendendo la passeggiata con gli amici per le suggestive vie del borgo, ho portato con me questa meditazione. In questa domenica la vedo riflessa in Giuseppe. Il suo matrimonio con Maria è certo un evento sconvolgente. Il concepimento inaspettato un duro colpo da metabolizzare. Penso che anche nel suo cuore ci sia stato quell'enorme falò dell'amore. Quello che lo ha portato ed essere sposo di Maria e padre di Gesù.

mercoledì 14 dicembre 2016

Incertezze


Il dubbio, l'incertezza, le domande senza risposta possono aiutare a far crescere la fede. Ogni giorno pongono in discussione i nostri criteri e fanno scoprire il volto sempre nuovo di Gesù. Egli è molto diverso da quello che pensiamo. Per questo abbiamo bisogno che lo Spirito ci rinnovi e guarisca la nostra cecità spirituale. In modo da farci riprendere quella strada di misericordia che il Messia per primo percorre per noi.

sabato 3 dicembre 2016

Missive

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3, 1).

Oggi si inviano messaggi corti ed incisivi. Sono immediati. Anche la risposta arriva quasi subito, il più delle volte. Tutto è veloce. Puoi sapere addirittura se un messaggio è visto o letto. Prima non era così. Per comunicare si usavano missive scritte a mano ed inviate per posta. Dopo tempo di attesa ricevevi il ritorno. Le lettere erano più lunghe e dettagliate. Richiedevano tempo, sia per scriverle sia per leggerle.

Pure nella risposta c'era più bisogno di riflettere. Una volta, appena comprato il mio primo computer, scrissi una lettere con Word. Chi l'ha ricevuta ha notato una certa freddezza, invitandomi a riprendere la scrittura tradizionale. In quelle lettere scritte a penna veramente si percepiva maggiore attenzione. Mio nonno passava intere giornate a scrivere per i suoi parenti all'estero.

Insomma c'era un dinamismo coinvolgente fatto di riflessione ed attesa. Guardavi sempre la buca della posta, oggi carica di bollette e volantini pubblicitari. Pensando al periodo dell'avvento che stiamo vivendo, credo che dovremmo in qualche modo recuperare il senso dell'attesa e della meditazione. Il "tutto e subito" non è di aiuto. Né per noi stessi, né per il rapporto con gli altri e con Dio.

Gesù ci invia continuamente le sue missive. Quella di questa domenica si racchiude in una parola: conversione. Rivedendo la mia vita devo dire che questo termine racchiude un atteggiamento continuo di ascolto e di attesa. Ascolto della Parola, di chi ti sta accanto. Attesa per avere risposte di senso e di direzione per il cammino. Il tutto condito da una profonda contemplazione di un mistero che si compie.

giovedì 1 dicembre 2016

Giovedì della I settimana di Avvento

La casa di Dio


Is 26,1-6   Sal 117   Mt 7,21.24-27
Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli

Il tempio di Gerusalemme è solido. Costruito sulla roccia con ampi blocchi di pietra. In esso la fede ebraica trova la sua stabilità. La sua sicurezza. Finalmente, dopo anni di esilio, una casa per incontrare il Signore. Tuttavia questo luogo della presenza di Dio è distrutto. Non ne rimane pietra su pietra. Gesù lo predice parlando di un nuovo modo di vivere la fede.

Essa non si costruisce sulla roccia  e sulla ingegneria umana, ma sulla Parola eterna di Dio. Non si tratta più di un edificio materiale, ma spirituale. Esso trova il fondamento sulla parola incarnata: Cristo Risorto. Le sue mura sono le pietre della nostra vita. Così l'uomo diventa la casa di Dio attraverso l'adesione di fede in Lui. Un edificio che si rende visibile nelle opere di carità, consolidato dall'azione dello Spirito.

mercoledì 30 novembre 2016

La zattera



La vita può travolgerci come un grande diluvio. La zattera della fede può aprirci alla speranza di un futuro migliore. La venuta di Cristo è proprio quella ancora di salvezza che ci tiene saldi. Con Lui i diluvi si possono navigare nell'attesa dell'ulivo della pace. Esso è la sua venuta definitiva quando, alla fine dei tempi, non ci sarà più dolore ma solamente gioia piena.

martedì 29 novembre 2016

Martedì della I settimana di Avvento

Porta dell'avvento
 

Is 11,1-10   Sal 71   Lc 10,21-24 
 Gesù esultò nello Spirito Santo

Maria è la porta dell'avvento. Con il suo esempio realizza la promessa antica accogliendola nell'attesa. Gesù viene nel suo grembo incarnandosi nella storia. Un mistero che cresce giorno dopo giorno. Maria vede spuntare il germoglio di Davide. Lo custodisce come mamma fin quando non si realizza pienamente nella Pasqua. Una donna umile che ascolta la volontà di Dio e se ne fa serva.

Questo l'esempio per noi: farci piccoli per accogliere la grandezza di Dio. Nell'umiltà siamo chiamati a riconoscere che i nostri pensieri, le nostre vie spesso non corrispondono a quelle di Dio. Infatti, Egli è l'unico che può salvarci rivelando il suo amore per noi. Le strade sono impervie, sofferenti, come per Maria. Tuttavia, la meta realizza pienamente le aspettative del nostro cuore travagliato.

domenica 27 novembre 2016

Storia


                1a domenica di avvento - anno a

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (Mt 24, 44)

Parlami di te. Così mi disse un anziano di Roma. Lo andai a trovare nel mese di volontariato alla caritas, diversi anni fa. Era sulla sedia a rotelle. Lo portai nella villa per una passeggiata e all'improvviso mi chiese della mia storia. Cercai di arrancare qualcosa. Non ero abituato a parlare di me. Non lo facevo mai. Per questo rimasi meravigliato che qualcuno me lo chiedesse.

Dopo gli chiesi di parlarmi di lui. Una lunga e bella storia. Come quella di ognuno. Conoscerla è veramente entrare in un mistero. Soprattutto vedere quella mano che ti guida, quel filo rosso che dà un senso alla trama del vivere. Quella direzione che vedi con il senno di poi e che solamente Dio poteva pensare. Un intreccio di persone, luoghi, eventi, in cui tu non sei per caso.

La Parola aiuta molto in questa revisione. Lì vedi che Dio è nella storia e cammina con noi. Specialmente in Cristo. Egli incarna la nostra natura di pellegrini in cerca di una meta. In questo indica una strada che Egli percorre per primo: quella dell'amore. Gesù è proprio l'avvento di un regno nuovo che vuole coinvolgere la nostra storia. C'è un momento, un luogo, un'ora un cui Egli bussa o ha bussato al nostro cuore.

Ritrovarlo aiuta a leggere tutto in una nuova prospettiva. Se quel giorno ero lì a Roma a parlare di me è proprio perchè ero in ricerca. Cercavo di sentire quel tocco di Cristo alla mia porta. Quella persona anziana, come tante, mi ha aiutato a ascoltarlo. Così ho aperto e apro continuamente la porta per fare entrare quella luce che dà senso alla mia storia.

giovedì 24 novembre 2016

Lo scettro


La porta per entrare nel regno di cieli è la croce. Non una sofferenza fine a se stessa ma orientata al bene di tutti. Una vita donata. Questo lo scettro che Cristo re offre a chi lo accoglie.

lunedì 21 novembre 2016

domenica 20 novembre 2016

Ovattato

34a domenica del TO - anno c

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù (Lc 23, 35).

Quando nevica l'atmosfera cambia. tutto diventa bianco. La realtà la percepisci in modo diverso. I suoni sono attutiti, ovattati. Avverti una pace quasi surreale. Primeggia il grigio ed il resto è un bianco uniforme che rende tutto tenue. Oggi a catechismo abbiamo chiesto ai bambini se qualche volta hanno parlato agli altri di Gesù. Varie le risposte.

Qualcuno ha addirittura detto che nessuno glielo ha mai chiesto. Ma noi come parliamo loro di Gesù, come glielo presentiamo? Secondo me corriamo il rischio di parlare di un Cristo ovattato. E' la cosa più semplice da fare. Mettiamo una bella "nevicata" sul forte messaggio del vangelo. Lo rendiamo poco reale, troppo fantasioso.

La settimana prossima cominciamo l'avvento e parleremo del Natale. La realtà è che Dio si è fatto uomo nascendo in una stalla per finire inchiodato sulla croce. Una storia cruda che dovrebbe coinvolgerci. Allora siamo anche noi lì sotto la croce che ammiriamo Gesù. Siamo invitati a scegliere. O continuare ad aspettare miracoli eclatanti o portarlo con noi nel quotidiano.

Nel primo caso saremo delusi. Gesù non scenderà mai dalla croce e non ci farà scendere dalle nostre all'improvviso. Nel secondo caso porteremo nel cuore la vita vera. Quella che si perde e si ritrova. Non c'è nulla da ovattare, ma un credere nella fede che possiamo essere con Lui nel paradiso. Lì dove c'è solo vita. Più che di tante parole sono le nostre scelte di amore che ci esprimono.

mercoledì 16 novembre 2016

Gemme preziose



Passa la scena di questo mondo. Con essa tutte le ingiustizie che sembrano prevalere. Rimane l'amore di dio per noi. Esso é la vera ricchezza da accogliere. Adornerà il nostro essere chiesa con gemme preziose ed oro fino. Bellezze da condividere nella carità.

sabato 12 novembre 2016

Ce la possiamo fare

33a domenica del TO - anno c

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto (Lc 21, 18).

Ce la possiamo fare! Sembra impossibile correre per raggiungere un traguardo. Troppo alto.  Irraggiungibile. Ma ora che sei in alto, dopo lunga fatica, vedi le strade percorse. E se adesso qualcuno cerca di salire, tu sai come aiutarlo. Come la comunità che ti ha sostenuto. Quante cadute, quante persone che ti hanno rialzato. Con loro ce l'hai fatta. Allora puoi dire che si può fare.

In occasione della mia ordinazione sacerdotale ho pubblicato una testimonianza su questo tema. La meta dell'ordinazione come un obbiettivo raggiunto dopo molti sentieri percorsi in salita. Mi vedo come il dottor Frankenstein che grida si può fare, dinanzi la sua creatura. Certo il suo è un progetto disumano; perché è realizzato senza tener conto della coscienza dell'uomo creato.

Nel nostro cammino, invece, è pienamente coinvolto quel Dio che vuole camminare con noi. Egli, appunto, è il primo a mettersi al nostro fianco per togliere tanti veli. Essi sono quelli soprattutto della paura, del terrore, della morte, degli insormontabili muri. Gesù dice: ce la possiamo fare! Sì, con fatica, con ricerca, con amore appassionato che coinvolge, ma si può fare.

Altrimenti, perché la nostra vita varrebbe per Dio più di molti passeri ed ogni capello del nostro capo è contato? Dio cammina con noi e parla chiaro. Non illude con ricette facili. Occorre camminare in salita ma la meta è chiara: la nostra felicità. Ce la possiamo fare. Non dobbiamo creare un destino frutto delle nostre frenesie, ma vivere il dono della vita nel suo massimo splendore. Sì, si può fare!

sabato 5 novembre 2016

Dimestichezza

32a domenica del TO - anno c

Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui (Lc 20, 38).

L'insegnante di matematica mi diceva sempre che ci vuole dimestichezza per risolvere le equazioni. Con l'esercizio si migliora. Col tempo ho capito. Ma oggi, dopo anni, ho perso quella elasticità. Appena vedo un'equazione, di quelle semplici, mi viene mal di testa!

Lo stesso per la vita spirituale ci vuole dimestichezza. Occorre conoscerla praticandola. Allora avverti sempre più l'esigenza di  quei ritagli di silenzio, indispensabili per respirare. Quel respiro interiore. Lì ricevi l'ossigeno per tutto quello che fai. Trovi direzione per la vita. In alcuni momenti ti senti risorto. Sì, perchè rivive dentro di te quella speranza risucchiata dalle amarezze dell'esistenza.

La resurrezione di Cristo, la base della nostra fede, la vivi in te come attesa di una piena realizzazione, che supera ogni chiusura di morte. Lo sai che è impossibile cambiare tutto all'improvviso, soprattutto la mentalità. Ma ci metti del tuo perchè intravedi un futuro possibile. Se hai dimestichezza con crolli e rinascite interiori allora lo capisci.

Vedrai quell'oscurità che ti ha risucchiato all'improvviso. Poi quella mano che ti ha tirato fuori srotolando la pietra dell'impossibile. Adesso puoi continuare a dire che l'impossibile può concretizzarsi se anche tu tendi una piccola mano solidale. Spesso mi scontro con situazioni limite dove umanamente non c'è parola. Ma almeno la mia vicinanza voglio che ci sia. Nella dimestichezza ti accorgi che è speranza di rinascita.

venerdì 4 novembre 2016

Incarnato



Tutto ció che Dio ha fatto é buono. Non c'é nulla di sbagliato o di cattivo. Ama l'uomo così com'è. Per questo ci indica la via della salvezza in suo figlio fatto uomo. Non poteva esprimere meglio il suo amore per noi. I suoi sentimenti si sono incarnati. Hanno un volto ed una storia. Oggi bussano a casa nostra.

sabato 29 ottobre 2016

Colpo di fulmine

31a domenica del tempo ordinario - anno c

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19, 10).

Capita di essere folgorati dalla bellezza di una persona. Da adolescente spesso i miei pensieri si affollavano su di una ragazza. Così cercavo di vederla per poterla conoscere. In alcuni casi ci riuscivo. Spesso il frequentarsi ha fatto crollare i miti dell'idillio portando a belle amicizie. Il colpo di fulmine può abbagliare, ma può anche essere preludio di un rapporto più serio e duraturo.

In questa domenica Gesù che è ai piedi del Sicomoro per conoscere Zaccheo mi fa pensare ad un colpo di fulmine particolare. Quello che Dio ha per noi peccatori. Gesù è come Romeo ai piedi del balcone di Giulietta per corteggiarla. Vuole entrare nella casa di Zaccheo per stare con Lui. Esprime il cuore di Dio che è innamorato del peccatore. Lo cerca per conoscerlo e farsemo amico.

Avere chiaro questo sentimento di Dio mi fa sentire meno indegno. Anzi profondamente incoraggiato dall'attenzione che Dio ha verso di me peccatore. In tal modo non sono quello che si batte continuamente il petto perchè squallido peccatore. Ma mi sento gioioso, perchè accolto e capito. Il mio essere peccatore non è un muro per Dio anzi la condizione per potermi amare e propormi un cammino di conversione.

Tutto ha un sapore diverso. Come nella casa di Zaccheo. Lì non c'è più l'inquietudine di chi cerca solamente il proprio interesse, ma la gioia dello stare insieme per condividere quello che si ha. Dio è innamorato della nostra condizione perchè sa che può darci qualcosa di grande. Come Giulietta apre il balcone per Romeno, così noi dovremmo aprire a Cristo la casa del nostro cuore per trovare la vera gioia.

giovedì 27 ottobre 2016

Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Soldati di Cristo

Ef 6,10-20   Sal 143   Lc 13,31-35
Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme

Essere cristiani è combattere una battaglia. Non contro eserciti umani. Non secondo la logica della soppraffazione. Non per generare odio e divisione. E' un cambattimento contro nemici invisibili per far prevalere la giustizia e la pace. Le armi sono dono di Dio. Esse sono bel elencate da Paolo e permettono di restare saldi nella proposta evangelica.

E' necessario avere l'armatura di Dio. Essa è invisibile agli occhi. E' nel cuore. Ha a che fare con la verità di noi stessi, ossia la piena realizzazione della capacità di amare. Con la giustizia che viene dal scrificio di Cirsto che riconcilia con il Padre. Con la fede che respinge le lusinghe del neminco. Con piedi pronti a correre per annunciare il vangelo. Con la spada della Parola, che fende le oscurità dell'ingiustizia.

Una bella armatura che può essere solida se alimentata dalla preghiera. Un intimo e continuo dialogo con Gesù che rende chiara la meta del combatimento spirituale: la piena comunione con dio. Nessun Erode allora può impedire la realizzazione del regno. Nessun potente di questo mondo può eliminare l'efficacia della Parola che sembra perdere, ma in realtà ridona vita dove in apparenza c'è morte e distruzzione.

mercoledì 26 ottobre 2016

Giusti passi


Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
Salmo 84

Il Signore precede sempre il nostro cammino. Custodisce ogni nostro passo. E’ sempre accanto a noi per indicarci la giusta strada. La conosce perchè l’ha percorsa prima di noi. Ce la indica perchè sa che porta alla meta della vera felicità.

lunedì 24 ottobre 2016

Oblio


Come gomma che cancella
l'oblio sulle righe del passato.
Passaggi lenti
logorano piccole linee.
Il tempo le cerca
e le cancella.
Con la matita della memoria,
riemergono. Perché sono lì.
Nessuno può ritesserle
se non la vitalità della tua storia.
L'oblio, allora, è 
velo da togliere;
tenda da aprire;
scenari da riscoprire.

sabato 22 ottobre 2016

Un caffè?

30a domenica del tempo ordinario - anno c

Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato (Lc 18, 14)

Un semplice gesto come quello di offrire un caffè riempie il cuore di gioia. Sia che lo ricevi sia che lo offri. Un sapore quotidiano che condividi con persone che stimi. In casa o al bar, il rito del caffè sostituisce tante parole. Esprime quella genuina e spontanea accoglienza che caratterizza la nostra cordialità. Spesso delle persone aspettano prima di potermelo offrire. E quando capita la felicità sprizza dai loro occhi.

Come se entrassi, in qualche modo, nello loro vita. E loro nella mia. Si comincia a dialogare, a conoscersi. A volte ci si scontra per questioni pratiche. Ma è bello. In alcuni casi il rifiuto può essere un'offesa se non è giustificato. Insomma si rompe il ghiaccio. Il che potrebbe essere preludio di una relazione più seria e duratura. Il dialogo con Dio nella preghiera non dovrebbe essere la stessa cosa?

Egli invita a prendere un caffè con Lui. Desidera offrire qualcosa di buono, qualcosa di sé. Vuole conoscerci per essere nostro amico. Ho l'impressione che la preghiera sia vista come qualcosa di noioso ed impegnativo. O che sia ridotta ad un cliché, se non rientri non è preghiera. La preghiera è cosa seria, che scherzi?! Essa è un dialogo semplice e spontaneo che, purtroppo, abbiamo troppo ingabbiato. Il solo pensiero disgusta.

Eppure Gesù è a pranzo con pubblicani, peccatori, farisei, dottori della legge. Non esclude nessuno. Purché ci sia un invito. Lo stesso oggi offrirebbe volentieri un caffè. Anzi, è lì con noi quando siamo in compagnia al bar o a casa. Però i nostri occhi non lo vedono. Forse, come il pubblicano di questa domenica, dovremmo essere più umili per lasciarlo entrare.  

venerdì 21 ottobre 2016

Amore vero




Gn 1, 26-28.31; Gv 15, 1-17

L’amore vero è quello che si dona. In questo si ha la vera gioia. Quello che oggi celebrate col vostro matrimonio è appunto questo grande mistero. Dio vi ha chiamati a questo. Sin dal giorno in cui va ha fatto incontrare. Egli ha tracciato la via che oggi ci porta qui a ringraziarlo insieme a voi.

Vi riconoscete un’unica cosa per quella sintonia di affetti e di intenti che vi fa unici. Ecco, allora, oggi, questa bella cerimonia per esprimere anzitutto la gioia del vostro incontro.Poi, l’invito che rivolgete a Dio di essere presente nella vostra scelta come l’invitato principale. E’ lui che può aiutarvi a realizzare quel disegno che da sempre ha pensato per voi come coppia.

Un amore esigente poco comprensibile nel mondo.Il modello è l’amore che suo Figlio Gesù ha per la chiesa e per il mondo.Anche Cristo ha celebrato le nozze come voi oggi. La sposa è la chiesa. Alla quale è rimasto fedele fino alla morte. Con il suo sangue ha stipulato un’alleanza che dura per sempre.

giovedì 20 ottobre 2016

In alto


Acrilico spatolato su tela 30x40. Anno 2016. Borgo di Castelvetere sul Calore (Av).

mercoledì 19 ottobre 2016

Perseveranza


La preghiera è avere lo sguardo alto verso Dio e la sua proposta di vita. Soprattutto quando tutto va male e ci sembra di essere abbandonati a noi stessi. Proprio lì la fiducia in Dio deve essere forte. Essa ci invita nella perseveranza a credere che Dio verrà e darà una risposta. Ci porterà fuori dalla valle oscura per riportarci alla luce. Occorre essere pronti per riconoscerlo nella fede. Altrimenti passa e non lo vediamo.

sabato 15 ottobre 2016

Favole

29a domenica del TO - anno c

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? (Lc 18, 8)

Belle le favole che ascoltavamo da bambini. Prima di dormine o quando si era a letto con l'influenza. Magici mondi in cui ti tuffavi. Coinvolgenti immagini che vedevi sui libri illustrati. Cercavo sempre la mamma o qualche sua amica che mi rallegrasse con queste letture. Pollicino, i tre porcellini, hansel e gretel, per rievocare qualche titolo.

Ad un certo punto mi regalarono un mangiadischi. Così avevo modo di ascoltare voci narranti, con tanto di musica accattivante. Ma era meglio se le leggevano. Anche il catechismo lo ricordo per le parabole che ci venivano lette.  Mi immergevo in quei luoghi, mi immedesimavo nei personaggi. Zebedeo, il primo nome che mi è rimasto impresso. 

Poi Gesù con quella tunica azzurrina, i capelli e la barba lunghi, i piedi scalzi. Quella però non era una semplice favola. Ma una persona da farsi amica. Con la prima comunione ho capito questo. Oltre ai racconti favolosi occorreva coinvolgere il cuore. Non bastava più leggere storielle. Era arrivato il momento di scegliersi veri amici su cui poter contare. E scelsi Gesù.

Da una favoletta ad un avventura che mi ha coinvolto giorno per giorno. Da allora, tra alti e bassi, non l'ho più lasciato. In questo sono stato perseverante. Soprattutto dopo momenti di buio ho riscoperto la bellezza dell'evangelo. Come la vedova di questa domenica, non mi sono mai stancato di gridare a Lui le profonde inquietudini del cuore. Il quale solamente in Lui riposa bene.

mercoledì 12 ottobre 2016

Catene



Il peccato incantena. Non permette di camminare spediti nelle vie del Signore. Abbiamo bisogno della Parola. Essa illumina il cuore. Fa vedere le catene che imprigionano. Dà la forza per liberarci. La luce per rinonoscerci una grande famiglia. Il coraggio di accogliere Cristo. La speranza di vedere ontre il limite.

martedì 11 ottobre 2016

Martedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario - anno pari

Fede e carità

Gal 5,1-6   Sal 118   Lc 11,37-41
Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro

Quando percorri una via per raggiungere la meta sono utili tutte le indicazioni. Ma lo sguardo deve rimanere alto. Altrimenti si assolutizzano i segnali dimenticando la meta. La fede, ricorda Paolo, deve essere orientata alla carità. Se si chiude a delle indicazioni, come precetti, regole, tradizioni, perde l'obiettivo. Soprattutto non consente di incontrare una persona: Cristo.

La nostra, infatti, non è la religione delle regole ma dell'incontro. Questo avviene se apriamo il cuore a Gesù. E' Lui che porta a Dio. Con Lui a tutti i fratelli che lo rendono presente. La critica che il nazareno rivolge si farisei è sulla loro severità esteriore. Tutta orientata all'apparire a discapito del cuore, sempre più duro ed incapace di amare.

Non deve mai essere trascurato l'essenziale. Quella carità che si apre ai fratelli bisognosi. Il vero culto che Dio vuole. In questo chiediamo aiuto allo Spirito, per eliminare ciò che non serve. Così come si è lasciato illuminare san Giovanni XXIII nell'indire il Concilio Ecumenico Vaticano II. Un vero soffio dello Spirito in una chiesa sempre in riforma per far splendere la luce del vangelo.