martedì 29 dicembre 2015

Mistero antico e nuovo


1Gv 2,3-11   Sal 95   Lc 2,22-35
 Luce per rivelarti alle genti

In questi giorni dell'ottava di Natale, la liturgia introduce nel mistero della nascita di Gesù. Un mistero antico e nuovo. Antico perché Dio è amore e si rispecchia nel cuore dell'uomo. Nuovo perché trova nell'incarnazione la sua piena manifestazione. Come luce di amore che rischiara le tenebre del cuore angosciato.

Il Natale c’inviata a saper accogliere tale luce. Il fine è di abbandonarci al Figlio per lasciarci guidare nella via della misericordia. Da soli non possiamo migliorare. Ecco, dunque, questa novità da accogliere. Essa può trasformare il nostro cuore e vincere le tenebre con il suo brillare. Proprio come il sole dirada le tenebre.

In questo modo passeremo dal guardare disattento al vedere in profondità. Allora, come Simeone al tempio di Gerusalemme, sapremo scrutare in quel semplice bambino quella luce vera. Quella che desidera il cuore per trovare la sua pienezza. Il cuore, infatti, non trova pace nell'apparenza. Ma in quell'essenziale che spesso è nascosto.

lunedì 28 dicembre 2015

A Nazareth



La famiglia di Gesù vive a Nazareth. Una borgata dove egli è custodito dai suoi genitori per circa trent'anni. Poche notizie ma utili di quest'infanzia. Gesù cresce in sapienza età e grazia. Nell'ordinario di una vita comune fatta di lavoro, preghiera, tradizioni. E' lì che Gesù matura la sua chiamata. Così è per noi. Non c'è nessun miracolo straordinario che può stravolgerci. Solo la presenza di persone che Dio ci dona con la quali accogliere il Natale del Signore. Egli nasce insieme alla nostra vera umanità ed il profondo desiderio si seguire il disegno di Dio. Nelle piccole cose si realizza in noi la grandezza di Dio. 

domenica 27 dicembre 2015

Una culla

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52).

La festa di oggi, quella della sacra famiglia, mi ricorda ancora la fragilità di Gesù. Egli, vero uomo e vero Dio, come ognuno di noi nasce in una famiglia. Ha bisogno della premura dei sui genitori. Soprattutto nelle fasce. Lì è totalmente protetto da Maria e Giuseppe. Un Dio che si consegna all'umanità con la sua stessa carne e nel comune destino, compresa la morte.

Oggi il vangelo afferma che il ragazzino Gesù era sottomesso ai genitori. Come è importante l'ascolto! Poteva fare di testa sua. Invece ubbidisce. Ed è proprio così che scopre la sua vocazione, che da adulto realizza: quella di mostrare al mondo il volto di Dio come Padre.

Ricordo la mia fanciullezza. Spensierata, allegra, spesso fatta di birichinate e capricci. Quante volte ho fatto arrabbiare i genitori; in quante occasioni uscivo e non tornavo e loro non sapevano dov'ero. Poi l'adolescenza con i forti ed inquietanti interrogativi. La fermezza della testimonianza, il richiamo ai valori vissuti sono stati argini fondamentali per il mio fiume in piena.

Poi la maturazione di una scelta che, per forza di cose, mi ha allontanato da casa, come un uccellino che spicca il volo. Pure io, come Gesù al tempio, mi sono confrontato con persone esperte che mi hanno seguito nel mio cammino, fin quanto ho detto di sì alla strada che ho individuato come chiamata di Dio e la seguo tuttora.

giovedì 24 dicembre 2015

Maria


Maria è l'arca della nuova alleanza. Nel suo grembo la Parola si fa carne ed entra nella storia. Elisabetta esulta di gioia nell'accogliere il germoglio della giustizia e della pace. Le promesse di Dio si realizzano. Tuttavia se Cristo non germoglia altrettanto nel nostro cuore la pace messianica è utopia. Lo Spirito può fecondare anche la nostra vita. E far nascere oggi l'era messianica. Siamo convinti che possa realizzarsi nel nostro nulla? Che il sì di Maria ci sia di sostegno.  

sabato 19 dicembre 2015

La Parola

Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto (Lc 1, 45)

La parola “data” ha una certa importanza. E’ fondamentale nella fiducia. Alla parola, dice sempre un mio amico quando organizziamo qualcosa. Un sì sulla parola. Spesso parlo, e non mi accorgo che anche il mio dire può essere sacro. Quando si parla sul serio, ci si affida a qualcuno. Non c'è bisogno di nessuna firma e di alcun contratto. La parola è parola.

Tanto più per Dio. La sua è una Parola che si realizza sempre. Quando meno ce lo aspettiamo constatiamo la fedeltà del suo amore. La Parola si realizza nella nostra storia. Ci rende felici. Più ne facciamo esperienza e più cogliamo quest’aspetto. Le nostre fugaci parole spesso ci allontanano dall'essenziale. Perché sono espressione di un'illusione.

Quando ci facciamo male ce ne accorgiamo. E ritorniamo a quella Parola che è sempre lì. Non cambia. Perché Dio ci ama sul serio, non per una parola detta male, per sbaglio. E' così. E se lo sperimento, è per me una grande gioia da annunciare. Come quella che Maria proclama a Elisabetta. La Parola è carne nel suo grembo. La promessa di Dio si realizza.

E la gioia della Madonna è una lode alla grandezza di Dio. Egli, nella sua tenerezza, si fa vicino agli uomini. Non per accomodarsi nei loro comodi ed ipocriti salotti, ma per mostrare il volto di un amore altro, ma vero e concreto. L'amore di Dio mi prende e mi trasforma in qualcosa di grande. Posso allora meravigliarmi di tutto e scoprire di avere un cuore tenero, capace di innamorarsi

giovedì 17 dicembre 2015

Feria propria del 17 Dicembre

La storia

 
Gn 49,2.8-10   Sal 71   Mt 1,1-17
 Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide

La storia in cui Gesù si incarna è fatta da santi e peccatori, eroi e disfattisti. E' la nostra storia con i suoi alti e bassi. Questo il senso della genealogia che oggi propone il vangelo. Proprio nel nostro mondo imperfetto viene Dio. Preparargli la strada non è dunque cercare la brillantezza della perfezione, ma lasciarlo entrare nella nostra vita, così com'è.

E' una storia che comincia con Abramo ed arriva fino ad oggi per trovare in Cristo il suo compimento. Lui la meta per migliorare i nostri sentieri, dove spesso ci smarriamo. E dove la sua misericordia ci trova e ci redime. Per questo Giacobbe invita i suoi figli all'ascolto. Come siamo invitati noi.

All'ascolto della Parola che lo Spirito feconderà nei cuori docili. Affinché possa nascere ancora una volta il re della pace per portare al mondo l'amore. Quello che viene dall'alto e si fa storia. La nostra storia: piccola e grande al cospetto di Dio.

lunedì 14 dicembre 2015

Il battista


La figura del battista indica in Gesù l'agnello di Dio. Con la testimonianza di vita e la predicazione. Infatti egli lascia  la casa di suo padre per vivere nel deserto. E fare dell'essenziale lo stile della sua vita. Unito ad una preghiera nutrita dal silenzio profondo. Con la predicazione invita alla conversione. Per passare attraverso le acque del battesimo e' necessario cambiare mentalità. Così le valli, i monti ed i colli saranno eliminati dalla misericordia che, se accolta, si fa tenerezza per noi e per gli altri.

venerdì 11 dicembre 2015

Venerdì della II settimana di Avvento

Stupore


Is 48,17-19   Sal 1   Mt 11,16-19
Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’uomo

Come bambini viziati rischiamo di non essere mai soddisfatti. Giudicando gli altri, non apprezzando noi stessi e quello che si fa, mostriamo di non sapere quello che realmente vogliamo. Tutto va male? Siamo noi ad avere gli occhi appannati ed a vedere il male ovunque.

Lo stupore è ucciso da tutto questo. Esso, che è la base della nostra fede, non emerge. Se è il buio che prevale come ci si può stupire delle bellezze che ci circondano? Come si può apprezzare la tenerezza di un Dio che si fa uomo? Se non si è capaci di commuoversi per la bellezza, la gioia del vangelo non è accolta.

Ecco allora la necessità di lasciarsi benedire dalla Parola. Essa può trasmetterci tutta la passione che viene da Dio. Se la facciamo nostra saremo benedizione per gli altri. Perché porteremo loro la follia di un Dio che non si stanca di amare. E che continua ad essere presente nelle piccole cose, anche se storte, che ci circondano. 

giovedì 10 dicembre 2015

Autunno


Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze

salmo 130

Mi basta contemplare le meraviglie della natura; ammirare ciò che mi circonda. Immergermi nei colori…lasciarmi prendere dal calore dell’autunno, con tutto il suo fascino. Vivere così il quotidiano. Per lodare Dio e sentirmi sempre una creatura amata e desiderata.