lunedì 22 giugno 2015

Tempeste



Gesu' puo' placare le tempeste del nostro cuore e guidare la barca della nostra vita in acque tranquille. L'uomo vecchio che e' in noi fa sentire la sua forte voce di bufera. Rischia di farci affondare. Cristo e' continuamente al nostro fianco. Invochiamolo. E l'uomo nuovo del battesimo tornera' ad illuminare la nostra umanita' guidandola al porto sicuro della salvezza.

domenica 21 giugno 2015

A dormire!

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Mc 4, 37-38



Quando da bambini facevamo i capricci, di sera, ci mandavano a dormire. E' ora della nanna! E dopo vari parapiglia, eravamo nel lettino. Carosello è finito! Quella trasmissione come il campanello della buona notte. I genitori rimanevano fino a tardi delle volte, per discutere e risolvere problemi familiari. E' giusto che avessero un loro momento di intimità dopo una lunga giornata di lavoro. Adesso lo capisco.



I bambini tante cose non le possono percepire. Lo stesso quando ero con gli scout mai si affrontavano i problemi davanti ai ragazzi. E’ un’attenzione pedagogica che bisogna avere. Gesù nel vangelo di oggi è adulto. Eppure sulla barca è in disparte che dorme su un cuscino. Appare proprio come uno che è messo da parte o che non bisogna disturbare. Ci pensano loro: i discepoli.



Ma quando arriva la tempesta ed hanno paura, lo chiamano. E torna la bonaccia. Significativo. Quante volte anch'io lo metto da parte, a dormire, dimenticandomi di Lui? Quando poi lo cerco c'è. Lo trovo dove l'ho messo col mio cuscino. Mi risponde e riprende il suo posto. Quello che gli ho dato come cristiano. Il timoniere della mia vita. Gesù non è un bambino da mettere a nanna, è il mio Dio!

giovedì 18 giugno 2015

Il mare

 

Odo il mare riecheggiare.

Onde spumeggiano all’orizzonte.

Il blu intenso sfuma in bianco debordare.

La brezza accarezza la pelle.

Senti addosso un pizzico di salsedine.

Il sole prende forza.

Ogni barlume mattutino svanisce.

Il giorno è  intenso e libero.

Speranzoso ammiri.

E lieto gusti il frangersi del tempo.

mercoledì 17 giugno 2015

Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Donare con gioia


2Cor 9,6-11   Sal 111   Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà 

Chi dona con gioia è apprezzato dal Signore. Perché nel nascondimento semina in abbondanza ciò che riceve in dono. La semente è la Parola. Viene da Dio e produce frutto per la sua potenza. Non per la bravura di chi la riceve. Ed è un frutto che spinge alla donazione. Se è così, non è necessaria l'approvazione degli uomini. E non bisogna donare per farsi vedere o avere il plauso. Tutto è nel segreto di un cuore rinnovato da Dio.

La fiducia in Lui è la base della semina. I frutti verranno prima o poi. Anche se nell'immediato si sperimenta la sconfitta, il lento progresso del seme è custodito dal Signore. E' in buone mani. Ciò che è necessario è attingere all'acqua dello Spirito che feconda e permette di donare con gioia. Il lavorio è minuzioso. Occorre fargli spazio, per quanto è possibile. Pur se cresce con la zizzania dell'apparenza.

Il grano e la zizzania maturano assieme. Il Signore li separerà alla mietitura. Nel silenzio e nel segreto è opportuno, dunque, continuare a sperare nella piena realizzazione della Parola che in Cristo si è incarnata nella storia. E con Lui nel nostro cuore. Perciò è urgente la vigilanza, in modo da far spazio in ogni momento al seme della Parola, accogliendola e testimoniandola, consapevoli della nostra pochezza.

PENSIERO DEL GIORNO

Per noi cristiani, Gesù Cristo è la Parola vivente del Padre: unica e definitiva. Egli è la manifestazione piena di Dio all'uomo, ma anche dell'uomo all'uomo. In lui ci è stata svelata la nostra vocazione, la vera dignità e il destino.
Giovanni Paolo II

martedì 16 giugno 2015

Martedì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Benevolenza

 2Cor 8,1-9   Sal 145   Mt 5,43-48
Amate i vostri nemici

Le beatitudini evangeliche trovano in questi giorni esplicitazione nella predicazione di Gesù. Egli è venuto a portare una novità che completa e rinnova la religiosità dell’antico testamento. Questa novità possiamo tradurla con il termine benevolenza. Ovvero amore non solo verso le persone care o simpatiche ma soprattutto verso i nemici.

Quest’atteggiamento denota l’agire del cristiano nel costruire passo dopo passo una nuova mentalità. Il rispondere al male con il bene, il perdonare chi fa del male, il porgere l’altra guancia, esprimono l’essere del cristiano. Dio ed il prossimo come persone da amare. Questo il vero culto che soppianta regole e tradizioni meramente umane, alle quali pure oggi spesso si rende ossequio.

La persona di Cristo deve essere onorata nell’eucaristia vivente offrendo a Dio tutta la nostra vita per il bene dell’umanità. In particolare di chi è accanto a noi. In questo il perdono risulta essere l’atteggiamento prioritario. Come dono da chiedere per viverlo anzitutto nel proprio cuore. Poi per donarlo agli altri come forza pacifica. Questo è il vangelo incarnato nella storia come benevolenza.

PENSIERO DEL GIORNO

 Tu non devi essere un predicatore, ma hai una maniera efficacissima per predicare: il buon esempio.

San Giovanni Bosco

giovedì 11 giugno 2015

SAN BARNABA, Apostolo. - Memoria

Calma e lentezza

 
At 11,21-26;13,1-3   Sal 97   Mt 10,7-13 
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date 


Predicare la Parola è affidarsi all'azione dello Spirito. Egli la farà germogliare e produrre frutti secondo i disegni di Dio. Chi annuncia semina in abbondanza senza pretendere nulla. Solamente confidando nella potenza della Parola. Ecco il senso della gratuità: eliminare tutto ciò che appesantisce ed impedisce l'annuncio. Il missionario ha diritto alla ricompensa, ma in questo deve affidarsi alla provvidenza.

La predicazione di Barnaba è in questa direzione. E si caratterizza nell'esortazione. Cioè evidenziando il positivo presente nelle sue comunità per incoraggiarle a proseguire il cammino di fede. Egli ha guidato Paolo nel suo cammino di conversione. Ed ha sostenuto il propagarsi delle prime comunità pagane annunciando, senza paure, il vangelo di Cristo.

Anche oggi abbiamo bisogno di persone come Barnaba che incoraggino ed esortino a diffondere il vangelo. I risultati certo scoraggiano perché sono deludenti. Ma non è su di essi che occorre puntare. E' sulla forza della Parola. Non dobbiamo stancarci di annunciare. Ciò che è seminato, se è vangelo, produrrà frutti. Con calma e lentezza, termini oggi inusuali, ma sicuramente con efficacia.


PENSIERO DEL GIORNO

La fretta è del diavolo, mentre la lentezza è di Dio.

Proverbio persiano

lunedì 8 giugno 2015

Il patto


Dio non vuole che gli dedichiamo il superfluo ma tutto di noi. L'Eucaristia ci ricorda questo. Essa continua oggi la missione di Cristo. Mangiare la sua carne e bere il suo calice e' dare l'adesione piena a Dio nel seguire il vangelo. Anima e corpo. Tutto. E' un patto nuziale che mi ricorda la mia intima e totale unione con la vita di Cristo. Essa continua oggi con la comunita' dei credenti.L'Eucaristia e' nata anzitutto per essere mangiata e bevuta, poi per essere adorata. E ogni attimo della vita lo vivro' con Cristo in un eterna alleanza di amore che purifica le mia piccolezza e la trasforma in sorgenti di vita.

domenica 7 giugno 2015

Pane e vino


Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Mc 14, 25.



Mi ricordo di mia zia, di quando faceva il pane nel forno a legna. Tutta una serie di preparazione: l'impasto, la lievitatura, la caloria del forno. Un lavorio attento. Altrimenti il prodotto veniva male. La stessa cosa per quando si faceva il vino. A casa avevamo la cantina. Uva raccolta alla giusta maturazione. La pigiatura, la fermentazione, i tini e le botti di rovere preparati con cura ed in largo anticipo.

Pane e vino. Se penso poi alle spighe ed alla vite rievoco tutto quel da farsi nell'arco di un anno per la produzione dei frutti. Gesù ha scelto proprio degli ottimi simboli per rimanere in mezzo a noi. E permettere al suo messaggio di essere vivo ed efficace oggi. Cibarsi del suo corpo e bere il suo sangue è assorbire il suo operato in uno stretto patto nuziale. 

Esso è accogliere la vita donata di Gesù. Come il grano si frantuma e si fonde nell'ostia, come i chicchi d'uva si spremono per farne vino del calice, così la nostra vita è chiamata ad essere condivisione di scelte evangeliche. Insieme a Cristo rendiamo grazie a Dio con tutta la nostra vita. Siamo disposti a cambiare mentalità? Ad essere quel chicco che caduto in terra produce molto frutto?