sabato 31 gennaio 2015

Silenzio!

E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».
 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Mc 1, 27

Da piccoli andavamo sempre a mare con i cuginetti. Un giorno, nel pomeriggio, mentre mio zio voleva riposare, noi facevamo capricci. E lui urlò forte: silenzio! Risuonò in tutto l'appartamento, ancora adesso mi sembra di sentirlo. E silenzio fu. Tombale. Penso che le nostre mamme lo ringraziarono, non ne potevano più.

Una parola forte è opportuna in alcuni casi. A volte lo faccio in chiesa. Altre volte con me stesso, quando mi ribolle qualcosa dentro. Taci! Meglio frenare gli impulsi distruttivi. Lo stesso Gesù con il tale del vangelo odierno. Dice a quello spirito che lo ha pervaso di stare zitto e di lasciare l'uomo. La sua parola salva.

In effetti abbiamo tutti bisogno di zittire il nostro animo ribelle alla vita. Quello che ci rende disumani. Ci fa diventare belve. Non ci permette di ragionare. Il silenzio dice più di molte parole. Capita che uno crede di sapere e parla, parla. Come si può essere credibili con parole che rischiano di ferire? Mah.

Poche parole e dette bene al momento giusto. Mi pare un buon motto. Soprattutto per noi credenti chiamati a far risuonare la Parola, quella che sul serio può mettere ordine e creare unità. E' difficile. Tuttavia non dobbiamo perdere il nostro punto di riferimento che è Cristo, con la sua autorità.

  
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venerdì 30 gennaio 2015

Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 Il seme

Eb 10,32-39   Sal 36   Mc 4,26-34
L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa

Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Bello questo processo naturale con il quale Gesù descrive la crescita del Regno. E nelle mani di Dio. Come la nostra vita.

Occorre fidarsi di Lui. Soprattutto quando ci sembra impossibile che la Parola possa realizzarsi. Troppo alta e pretenziosa! Ma non per Dio. Lui si fida del terreno buono che è nel cuore di ognuno, capace di accogliere il seme. Il grano è più forte della zizzania.

E si raccoglieranno buoni frutti. Sono essi che diventano cibo nella condivisione. Alla stregua del grano che diviene farina e poi pane. Certo ci vuole tempo e pazienza. Ma tutto è nelle mani di Dio che custodisce con pazienza ed alimenta secondo i suoi tempi, quelli migliori per noi.

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Commento vangelo Mc 1, 21-28


giovedì 29 gennaio 2015

Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Sentiero di luce


Eb 10,19-25   Sal 23   Mc 4,21-25
La lampada viene per essere messa sul candelabro

Gesù è la luce che rischiara le tenebre. Per rifulgere in pieno deve essere in alto, al di sopra di tutti. La resurrezione, infatti, gli concede questa prerogativa. Essa dimostra la sua figlilanza divina mostrando in pieno l’amore che Dio ha per noi.

E’ in questo amore di luce infinita che siamo coinvolti sin dal battesimo e, ancora di più, dalla nostra nascita. Lì Dio ci ha portati nella luce del mondo, quella buona che Egli ha confermato in suo Figlio. La sua luminosità è comunione di amore.

Noi ne siamo pieni proprio invirtù del sacrificio di Cristo. E, se la accogliamo, non dobbiamo nasconderla. Essa fende le tenebre del mondo e porta allo scoperto tutte le logiche del male e dell’egoismo. Questi ragionamenti partono dal cuore dell’uomo ed inquinano il tessuto sociale.

Lì la nostra testimonianza di figli redenti nel Figlio. La Parola e l’Eucaristia di cui ci nutriamo sempre alimentano la lampada luminosa della nostra fede. A noi il coraggio di seguire questo bagliore per far ardere il mondo intero di amore e benevolenza.

PENSIERO DEL GIORNO

 Un sorriso è la luce nella finestra del tuo viso che dice alla gente che sei a casa.
 

Anonimo

lunedì 26 gennaio 2015

Reti



La Galilea delle genti e' il luogo dove Gesu' inizia la sua predicazione. Egli e' venuto ad annunciare a tutti il Regno. Soprattutto ai lontani dal Tempio e dai pregiudizi. Gesu' va diritto al cuore. Quello vuole cambiare se e' disponibile ad accoglierlo. Le reti della nostra mentalita' hanno bisogno di essere rinnovate dal vangelo, da Gesu'. Per questo siamo invitati a lasciare le nostre convinzioni ed a seguirlo. Fammi conoscere Signore le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.

sabato 24 gennaio 2015

Radici



Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Mc 1, 14

Passare per strade conosciute, luoghi in cui sei nato; respirare quell'aria calpestando atavici lastricati. Tutto richiama quello che sei. Ciò che hai nel sangue. Le tue radici emergono e nel tuo animo riecheggiano con il sapore di una memoria che costruisce il tuo presente. Pietra su pietra, muro su muro, casa su casa; come la tua vita.

Si cerca, a volte, di rinnegare questa culla per andare oltre. Le ferite portano a questo. Tuttavia cambiare non significa seppellire. Puoi cambiare direzione, dare una svolta al tuo esistere, ma la memoria non si cancella. Altrettanto le radici si fanno strada nel terreno per trovare elementi vitali. Proprio quella conversione di cui parla Gesù.

E' un orientarsi verso la vita. In direzione di tutto ciò che aiuta ad essere vivi. Le emozioni che suscitano i luoghi dei tuoi natali ne sono un forte emblema. Lo stesso per ciò che la fede dovrebbe far nascere nel nostro cuore. Emozioni che ci cristallizzano in uno stile che caratterizza e dà energia. Il "lasciare" per "andare" è proprio mettere da parte il peso di ciò che è inutile.

Le varie fasi della vita cercano proprio la quiete, la pace. Quello che non trovi in cose che non durano, le quali, magari pure sembrano la fine del mondo e ti tentano nel rinnegare le origini. Oggi sperimento proprio questa pace che è frutto di una Parola che si fa spazio nel mio terreno. E mi richiama le radici: un percorso dove Dio parla e si rende presente nello straordinario del mio piccolo mondo.

  
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giovedì 22 gennaio 2015

Tramonto




Acrilico su tela 35x45, anno 2009. Panorama di Castelfranci (Av). Il verde primeggia in un’atmosfera surreale da tramonto.

Giovedì della II settimana del tempo Ordinario (anno Dispari)


Eccomi!
 

Eb 7,25-8,6   Sal 39   Mc 3,7-12
Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse

Gesù è sacerdote in eterno costituito da Dio Padre. Egli, per questo, intercede sempre a nostro favore. Sin dal seno della Trinità, prima dell’incarnazione, risponde a questa chiamata con un sì obbediente: Ecco, io vengo per fare la tua volontà (salmo 39).

Tramite il suo sacrificio Dio ci propone una nuova e definitiva alleanza per sconfiggere il male. Gesù, infatti, ha offerto se stesso per noi una volta per tutte. Questa offerta si ripropone sempre a noi, soprattutto quando partecipiamo all’eucaristia. 

Se vogliamo aderire anche noi alla chiamata di Dio Padre dobbiamo seguire la strada di Cristo, servo sofferente. La sua potenza non è nella forza ma proprio nell’adempiere la volontà del Padre. Noi siamo quell’immensa folla che lo segue.

Ma chi seguiamo? Un taumaturgo o il Messia non violento sconfitto sulla croce? Ancora una domanda cruciale oggi siamo invitati a porci. Gesù rimprovera gli spiriti impuri di nascondere la sua identità per evitare di essere accolto come un re glorioso.

Rimprovera anche noi, se non lasciamo che il suo sacrificio abbracci sul serio la nostra vita. Questo può avvenire se accettiamo la dura realtà del quotidiano, con le fatiche che comporta, e seguiamo il Maestro col bagaglio dei nostri limiti, per lasciarci da Lui redimere ed accogliere la speranza di un mondo migliore.

Dovremmo cogliere il senso profondo della nostra vocazione cristiana e metterla a servizio della chiesa per l’utilità di tutti. Mettendo in campo incomprensioni e subdole persecuzioni.

mercoledì 21 gennaio 2015

Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



Sacerdote in eterno
 

Eb 7,1-3.15-17   Sal 109   Mc 3,1-6
È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?

Gesù è nella sinagoga nel giorno di sabato, come sua consuetudine. E’ lì un uomo paralizzato e chiede ai presenti: È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla? La risposta è evidente. Ma nessuno dei presenti parla. Hanno il cuore indurito e Gesù é indignato.

Tuttavia opera il prodigio per dimostrare, ancora una volta, che Egli è il Signore del sabato perchè Figlio di Dio, sacerdote in eterno alla maniera di Melchisedeck. E’ venuto sulla terra per offrirsi quale vittima di espiazione per i peccati per il bene di tutti. Non c’è sabato che tenga.

Afferma, infatti, la lettera agli ebrei: [Ora,] sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. Gli è resa infatti questa testimonianza:«Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek».

Gesù siede alla destra di Dio, si inserisce in una discendenza umana quale verbo eterno che non ha generazione. Questo per obbedienza al Padre che lo vuole mediatore tra noi e Lui. Uniti a Cristo siamo anche noi sacerdoti nell’offrire a Dio tutto noi stessi per migliorare nella via della carità, che straripa gli alvei delle prescrizioni umane.

PENSIERO DEL GIORNO

Vivere significa vivere per gli altri.

Raul Follerau

martedì 20 gennaio 2015

Martedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Il sabato è per l’uomo




Eb 6,10-20   Sal 110   Mc 2,23-28
Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!

La speranza alla quale noi cristiani ci aggrappiamo, non poggia sulle vacuità del mondo, ma sulla resurrezione di Cristo, l’inviato del Padre. La discendenza numerosa promessa ad Abramo ha in Lui l’adempimento definitivo. Infatti, tutti gli uomini sono inseriti nella benedizione di Dio nel rispetto della retta coscienza.

Tanto più noi cristiani ancorati alla speranza di appartenere per sempre a questa benedizione. L’uomo è la gloria di Dio. Egli lo benedice e mette la creazione a suo servizio. Persino il sabato, sacro per gli ebrei, non può avere il primo posto rispetto alla dignità dell’uomo.

Le regole, le norme, i precetti sono utili tanto quanto aprono il cuore alla speranza dell’amore. Siamo chiamati noi a testimoniarla con gesti di amicizia e di comunione che rendono attuale la benedizione divina, nello stimarci come fratelli e sorelle dell’unico regno.

Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato. Bella quest’affermazione categoria del Cristo che vuole donarci un cuore libero di amare Dio ed il prossimo, portando sollievo immediato lì dove la necessità emerge e vuole delle risposte non fatte di principi ma di sostegno e vicinanza.


PENSIERO DEL GIORNO
 
La scienza gonfia, mentre la carità edifica. Paolo di Tarso
Tratto da: http://www.npensieri.it/index.php/etica-del-quotidiano/le-virtu/aforismi-e-frasi-sulla-carita/
 La scienza gonfia, mentre la carità edifica

San Paolo

lunedì 19 gennaio 2015

L'agnello di Dio




Giovanni il battista presenta Gesu' come l'agnello di Dio. Un Cristo che e' vittima di espiazione per i nostri peccati e nutrimento per il cammino di fede. Durante ogni Messa il sacerdote ce lo presenta cosi': colui che toglie il peccato del mondo. Proprio Lui si fa alimento per la nostra adesione di fede. Ci da la forza per cambiare noi ed il mondo insieme a Lui nell'amore pacifico e non violento. Proprio questo simboleggia l'agnello. A differenza delle bestie feroci che sbranano. Che possiamo essere anche noi agnelli nello spirito del Cristo.

domenica 18 gennaio 2015

Che cerchi?

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».
Gv 1, 36

Spesso non sappiamo neanche noi quello che vogliamo. Vorremmo realizzare un obiettivo ma non ne siamo convinti. Ci manca una motivazione forte. Ai colloqui di lavoro cercano proprio persone motivate e preparate. Dobbiamo essere come una famiglia, dicono spesso i dirigenti. E dovrebbe essere così.

Diverse volte ho fatto dei colloqui discreti, ma solamente per trovare lavoro. Non c'era molta passione in quello che dicevo. Addirittura in un'occasione pensavano che qualcuno avesse fatto la domanda per me! Cercavo semplicemente una sicurezza economica. Non basta. Giustamente.

Come per essere cristiani. E' sufficiente assolvere il precetto della messa domenicale? Così uno sta a posto con la coscienza: si è tolto il pensiero. Lo stesso per gli altri sacramenti. Ho ragionato in questo modo per tanto tempo. Stavo bene così. Ero soddisfatto. Poi, crescendo, questo modo di fare cominciava a starmi stretto, fin quando l'ho abbandonato del tutto.

Ad un certo punto, però, mi sono accorto che cercavo altrove quello che solamente Dio può darmi. Mi sono lasciato prendere sul serio da Lui quando l'ho visto vicino alla mia vita. Soprattutto nei momenti di buio e di dolore. Qui non c'è precetto che conta. Solamente un incontro intimo con il Signore in ogni attimo: una presenza che solleva e risana. Era quello che cercavo.

  
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sabato 17 gennaio 2015

L'uomo saggio



PENSIERO DEL GIORNO

L’uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed esserGli oggetto di benevolenza. La unica e sola cosa che insegna all’anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza. Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. Questa conoscenza che viene dalla fede, dona salvezza e pace all’anima.

Dai detti di S. Antonio Abate

venerdì 16 gennaio 2015

Battesimo



Il battesimo di Gesu' indica il passaggio alla sua eta' adulta. Inizia cosi' il suo ministero pubblico di predicazione del regno. Esso lo portera' al suo vero battesimo: quello di sangue. Sul Golgota dona la sua vita poi si immerge negli inferi del sepolcro per risalirne con la resurrezione. Ha vinto la morte con la vita. Dio si e' tuffato in una nuova esperienza per uscirne vittorioso. Anche il nostro battesimo chiama continuamente a vincere l'inganno della morte spirituale. Ci fa immergere continuamente nella Parola per rinascere sempre a vita nuova.

giovedì 15 gennaio 2015

Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



Il riposo in Dio


Eb 3,7-14   Sal 94   Mc 1,40-45
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato

Dio desidera che riposiamo nella sua dimora di luce e di pace. Vuole donarci la serenità della salvezza dalla disperazione del peccato. Un discorso lungo che inizia con la liberazione ebraica dalla schiavitù egiziana. Per quarant’anni il Signore li guida nel deserto ma essi non ascoltano la sua voce; hanno il cuore indurito.

Per questo, afferma il Signore, non entreranno nel luogo del mio riposo. Noi abbiamo una promessa realizzata: la persona di Gesù, nostra pace e nostra quiete. Egli oggi guarisce un lebbroso. Ma prima gli chiede: lo vuoi? La risposta positiva del malato è accoglienza del dono ed è guarito.

Anche con noi il Salvatore si comporta allo stesso modo. Non si impone, ma attende che gli apriamo la porta del cuore. Se lo lasciamo entrare allora egli ci dona la gioia del riposo in Dio, come totale abbandono alla sua volontà. Non è mai troppo tardi. Egli attende. Sempre.


PENSIERO DEL GIORNO

Come la freccia dell'arciere addestrato, quando si allontana dalla corda dell'arco non si dà riposo prima di arrivare al bersaglio, così l'uomo è creato da Dio avendo come obiettivo Dio, e non riesce a trovare riposo se non in Dio.

 Kierkegaard

mercoledì 14 gennaio 2015

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



Vero uomo


Eb 2,14-18   Sal 104   Mc 1,29-39
Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie

Dio salva gli uomini nella persona del Figlio. Per questo la sua incarnazione, che lo ha reso simile a noi eccetto il peccato. Egli viene nel mondo per condividere le nostre infermità e dare loro una parola di salvezza, che è sollievo dalla sofferenza.

Anzitutto dall’oppressione del peccato. Esso è malattia e morte, fisica e spirituale, perchè non consente all’uomo di vivere secondo l’originario progetto divino. La giornata tipica di Gesù, descritta dall’odierna pagina evangelica, è, pertanto, protesa al servizio dell’uomo. Egli lo rialza, sollevandolo dalla malattia.

Così è per la suocera di Pietro. A letto con la febbre è guarita da Gesù e subito si mette al suo servizio. Ricordiamo, in tal modo, anche la nostra fondamentale vocazione di cristiani che è il servizio a Dio ed al prossimo. Ovvero il superamento dell’egoismo.

Esso lo si vince anzitutto con la preghiera. Infatti, le giornate operose di Cristo si concludono sempre con prolungati momenti di preghiera in luoghi appartati. Il dialogo con Dio è fondamentale per il fiorire di ogni nostra missione. Egli solo può indicarci la strada della carità dopo averla donata come virtù al nostro cuore.

martedì 13 gennaio 2015

Martedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



Taci!


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Eb 2,5-12   Sal 8   Mc 1,21-28
Gesù insegnava come uno che ha autorità

Dopo il battesimo di Giovanni, Gesù comincia la sua predicazione: il regno di Dio è vicino convertitevi e credete al vangelo. Chiama i suoi primi collaboratori, gli apostoli, a seguirlo in questa strada. Nel vangelo odierno predica con autorità nella sinagoga di Cafarnao. Dimostra, infatti, di avere il potere sulla morte e su qualsiasi tipo d’infermità.

Questo è confermato dalla guarigione di un uomo posseduto da uno spirito impuro. Dio ha mandato suo Figlio per dargli, appunto, potere sul peccato e sulla morte, affinché tutto fosse sottomesso a Lui. Il potere di Satana è sconfitto. E Gesù gli impone di tacere, perchè l’ultima parola è sua: quella della resurrezione.

Riconoscendo questa premura di Dio per noi gridiamo con il samo 8: O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! E con la preghiera, lo accogliamo anche noi per la sua autorità che ha dimostrato facendosi uno di noi e prendendo su di sè i nostri dolori per riscattarli con la resurrezione.

PENSIERO DEL GIORNO

“In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita per mezzo di lui”.

1 Gv, 4-9

venerdì 9 gennaio 2015

9 Gennaio – Feria dopo l’Epifania



Cuore indurito

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1Gv 4,11-18   Sal 71   Mc 6,45-52
 Videro Gesù camminare sul mare

Dopo il miracolo dei pani e dei pesce Gesù costringe gli apostoli a mettersi sulla barca ed andare all’altra riva. Condizioni avverse, tuttavia, gli impediscono di navigare. Infatti il vento è forte e non gli consente di remare.

Da soli non possono andare da nessuna parte. Hanno bisogno del maestro che li guidi. E Gesù si dimostra tale camminando sulle acque e placando il vento. Egli ha potere sugli abissi e sulle forze del male, che impediscono il cammino verso la riva dell’amore.

Non solo i discepoli non riconoscono Gesù, pensano sia un fantasma, ma hanno il cuore indurito e ancora non comprendono il segno dei pani e dei pesci. Senza la presenza di Cristo non è possibile penetrare nel mistero di Dio.

Questo mistero si chiama amore. E’ ancora Giovanni a ricordarcelo nella prima lettura. In esso è Gesù che ci guida donandoci la capacità di amarci come fratelli. Se accogliamo questo dono gratuito, Dio rimane con noi e ci guida nel nostro cammino.

PENSIERO DEL GIORNO

Signore Gesù, aiutaci perché ti amiamo di più, aumenta l’amore, infiammalo, purificalo. Tu non sei l’amore crudele, così da essere solo un oggetto, indifferente se uno ti ami o no. Tu sei il perfetto amore che scaccia il timore (1Gv 4,18). Tu sei quell’amore che ama chi manifestamente ti ama e lo educhi perché ti ami di più.
Søren Kierkegaard

giovedì 8 gennaio 2015

8 Gennaio – Feria dopo l’Epifania


Dio ci ama


1Gv 4,7-10   Sal 71   Mc 6,34-44 
 Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta
Dio ci ama da sempre. Prima ancora che venissimo alla luce. Egli dimostra questo amore, in particolare, nella persona del Figlio. Gesù infatti è venuto sulla terra per salvarci dal peccato e donarci la vita. Riconoscere questo supremo atto di amore è ricambiare il bene che Dio nutre per noi donandogli la nostra stessa vita.

Abbiamo bisogno che Dio stesso ci nutra con il suo amore per essere capaci altrattanto noi di amarci gli uni gli altri da veri fratelli. Proprio per questo il vangelo fa riferimento ad un episodio paticolare che richiama l’Eucaristia: la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

La folla che segue il Cristo ha fame e gli apostoli hanno poco da offrire loro. Ma quel poco basta per il grande miracolo d’amore che nella condivisione riesce a saziare tutti. Un grande messaggio per noi che mettiamo l’Eucaristia al centro della nostra vita.

Così, se vogliamo contribuire all’opera redentrice di Cristo, saziare tutti del suo amore, una volta nutriti del suo corpo e del suo sangue, siamo chiamati a donare noi stessi agli altri, con quel poco che abbiamo. In quel poco il Signore opererà prodigi di amore.


PENSIERO DEL GIORNO

Arriva il momento in cui spezzo il pane con i miei “randagi” di strada. È il momento più bello, che mi fa capire quanto la Chiesa sia davvero santa nei suoi testimoni sconosciuti e nascosti agli occhi del mondo.

Don Andrea Gallo 

sabato 3 gennaio 2015

Luci

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Gv 1, 6-7

Troppe luci disorientano, creano confusione. Sono belle da vedere in questo periodo. Ma adesso che cominciano a spegnersi ti chiedi: cosa rimane? Io per primo ho fatto un bell'albero di Natale con palline e luci rosse. Ogni giorno lo accendo, cambiando il ritmo dell'intermittenza. Fra non molto lo dovrò togliere.

E già penso a come farlo l'anno prossimo. Quando facevamo i presepi occorreva molto più lavoro e ti dispiaceva ancora di più smantellarli. Si iniziava i primi di novembre per finire all'inizio della novena di Natale. Fanno bene alcuni che non li tolgono mai. Apportano qualche piccola modifica e basta.

Mi rendo conto, allora, che nello stordimento di tutte queste luci è necessario che rimanga qualcosa. Non bastano le luci esterne, occorre una fonte che dal di dentro ti guidi e dia una seria direzione alla tua vita. Molte luci possono solamente in parte eliminare l'oscurità. Quando le spegni tutto finisce.

Il Natale invita proprio noi cristiani a trovare quella luce che non si spegne mai e che va oltre l'oscurità della morte e del non senso. Essa è Cristo incarnato nella nostra storia. Sì, può essere presente in ogni luce. Ma deve sorgere soprattutto nelle profondità di noi stessi, dove nessun'altra luce può arrivare.

  
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II Domenica dopo Natale - Anno B

Commento vangelo Gv 1, 1-18