sabato 29 novembre 2014

L'Amore

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento".
Mc 13, 33 


Una settimana intensa per me. Prima gli esercizi spirituali per sacerdoti al Getsemani di Paestum, poi il convegno per responsabili di pastorale familiare ad Assisi. Due volti di un’unica medaglia di quella che chiamiamo vocazione. Forse meglio missione.

Io sacerdote sono a servizio della grande famiglia della chiesa, che è come la mia sposa. La famiglia con il compito di riscoprire il suo ruolo e viverlo nella testimonianza. Tutto nell’obbedienza feconda ed indissolubile all’Amore. A Dio.

Un difficile compito che va controcorrente con il pensiero sociale, dove la famiglia è presentata ormai come retrograda. Come la mia scelta del celibato. Il segno del progresso sociale sembra risucchiare questi valori. Ma ciò che si è non può essere messo in vendita.

Senza occhiali la mia vista è miope. Vedo solo il vicino. Non posso essere lungimirante. Devo inforcare le lenti. Altrimenti non distinguo. Sono gli occhi della fede che guarda avanti con speranza. Quella che rischio di perdere nel pessimismo.

Questa mattina c’è nebbia qui a Santa Maria degli angeli. Il clima è freddo e distante. Ma essere nell’aula con tante famiglia da un po’ di sole, quello che uscirà anche fuori, e ritempra la speranza. Non sono il solo a credere in scelte durevoli fondate sull’amore!

E’ difficile rimanere fedeli per tanti motivi. Tuttavia insieme ci incoraggiamo e non finiamo nel burnout della solitudine. Al contrario: affrontiamo insieme le difficoltà guardando oltre con l’esperienza di chi sa più di noi nel vissuto gioioso dell’essere cristiani.

  
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Fascini autunnali


Caro diario,

                           siamo in autunno. I colori diventano caldi e misteriosi. Ti penetrano l'animo. Te lo scrutano immergendoti in un'aria meditabonda di focolare domestico.

Tutto assume un connotato di profondità che richiama la caducità della vita. Le foglie che cadono e ridiventano humus esprimono un eterno movimento di rigenerazione nel quale ti senti coinvolto.

Ti viene voglia anche di andare nei cimiteri perché naturalmente pensi alla tua condizione mortale. I crisantemi, le luci, i lumini...ti riscaldano un po' il cuore; perché ti aiutano a trascendere e nel limite della natura vedi un'ulteriore possibilità che ti è indicata dai cipressi.

Lunghi diti alti che indicano il cielo come patria definitiva, dove tutto sarà trasformato per sempre.

Dove porteranno questi luccichii interiori? Ah se mi indicassero la giusta direzione per i miei sentimenti!

Ebbene, a dirtela tutta, ho sempre visto i luoghi di sepoltura non tanto nel connotato funesto, ma come dei posti dove trovare pace e un po' di serenità, lontano dai frastuoni dell'abitudine quotidiana.

Un tempo ci andavo per scrivere (eccome se lo sai!) e pensare;....i defunti erano quasi piacevoli compagni del mio mondo onirico; ma talmente reale che ero io a far spavento all'imbrunire!

Piacevoli ricordi; dolci sensazioni; vive emozioni da condividere.



Ti saluto!

sabato 22 novembre 2014

Black out

In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me.
Mt 25, 46

Siamo talmente abituati all'energia elettrica che quando se ne va ci sentiamo persi. Non solo perchè manca la luce per vedere, ma perchè non possiamo usare strumenti ed elettrodomestici. Essi ormai sono indispensabili per noi uomini tecnologici. Ricordo il grande black out di diversi anni fa. Mezza Italia al buio.

Le cose essenziali sono molte nella nostra vita. Ce ne accorgiamo quando non le possiamo utilizzare o non ci sono più. Rimaniamo inermi e paralizzati. La banalità della vita è fatta di tali cose. Lo stesso, di più, dicasi delle persone. Quando se ne vanno apprezziamo la loro presenza, perchè ne sentiamo la mancanza. 

A volte occorre proprio uscire dalla fretta per ritagliare tempi in cui poter dire grazie e scusa. Un grazie per chi ci vuole bene, per le cose che abbiamo e per il Signore. Per quella marcia in più che continuamente ci dona per vivere meglio ed in armonia. Per quella luce che orienta la nostra vita verso placidi lidi.

Delle scuse per esserci sbagliati su molte cose. Come rimandare momenti importanti di incontro e condivisione. O di scelte ponderate male, perchè calibrate su valori sbagliati, che non puntano sulla persona. Tanti sono i progetti, lo stesso pastorali. Ma tutti devono aiutarci ad essere pienamente noi stessi ed a riscoprire le nostre comunità.

Altrimenti non servono. Il giudizio universale del vangelo di oggi mi fa pensare proprio ad un attento esame di coscienza. Sono, io credente, a servizio dei fratelli più piccoli? O rincorro la tenebra del mondo, con il suo bagliore di ambizioni e successi? Le tentazioni sono subdole ed insidiose. Allora sempre bisogna vigilare per essere più pecore bianche  e meno capre nere.

 
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Alleluia


XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A - SOLENNITA' DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Commento vangelo Mt 25, 31-46




venerdì 21 novembre 2014

PRESENTAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - Memoria

Tempio nuovo

Ap 10,8-11   Sal 118   Lc 19,45-48
Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri

Il Tempio, luogo di culto, non è il posto dove mercanteggiare con Dio. Ma dove si ascolta la Parola per poi viverla. Ecco perchè il suo centro è il cuore. Esso cerca il contatto diretto con Dio. Non un baratto, ma una mano che rialza e risana.

Il lieto annunzio arriva dunque a formare uomini nuovi e liberi. Quello che Gesù predica nel Tempio di Gerusalemme e che si scontra con i muri di riti e prescrizioni. Il suo non è un Signore che baratta secondo la logica umana. E' un Padre che attende i suoi figli.

Gesù è un rompiscatole. Allora come oggi propone una parola dolce al palato, ma dura nelle viscere, per chi ha il coraggio di accoglierla e metabolizzarla. E' una parola scomoda ma è l'unica che da salvezza. Perchè rinnova continuamente le nostre giornate, portandole dal  buio fitto alla luce più radiosa.


PENSIERO DEL GIORNO

Chi ama la Parola, sa quanto sia necessario il silenzio, interiore ed esteriore, per ascoltarla veramente, e per lasciare che la sua luce ci trasformi mediante la preghiera, la riflessione e il discernimento: nel clima del silenzio, alla luce delle Scritture, impariamo a riconoscere i segni di Dio e a riportare i nostri problemi al disegno della salvezza che la Scrittura ci testimonia.

 Lettera ai cercatori di Dio - Giugno 2009

giovedì 20 novembre 2014

Aurora


Acrilico su tela 50X70. Particolare di Castelfranci (Av). Anno 2009. Colori tenui che mi richiamano l’aurora.

mercoledì 19 novembre 2014

Mercoledì della XXXIII del Tempo Ordinario (anno pari)

I doni

Ap 4,1-11   Sal 150   Lc 19,11-28
Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

Lo sguardo fisso verso la realtà definitiva del Regno ci invita a vivere oggi la pienezza del domani. Essa, infatti, comuncia a realizzarsi se riconosciamo i doni che Dio ci fa e li mettiamo a servizio degli altri. Solamente così crescono e condibruiscono alla crescita del Regno di Dio.

La parabola che oggi ci è proposta è simile a quella di domenica. Sottolinea proprio il compito affidatoci da Gesù fino al suo ritorno definitivo. E' quello di darsi da fare per trasmette e vivere oggi il lieto annuncio. Non dobbiamo sentirci indegni dinanzi a Dio al punto da bloccarci.

Questa è una falsa umiltà che va combattutta. Perchè ognuno è grande agli occhi di Dio ed è chiamato a fare tanto per il suo Regno di amore. Riconoscere di essere amati da Lui incondizionatamente può aiutare a tirar fuori la testa dalla buca e guardare in alto, verso le piccole e grandi mete che possiamo perseguire.

PENSIERO DEL GIORNO

Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell'amore.

Madre Teresa  

martedì 18 novembre 2014

Martedì della XXXIII settimana del tempo Ordinario (Anno pari)


Più del dovuto



Ap 3,1-6.14-22   Sal 14   Lc 19,1-10
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto

Come modello oggi ci è proposta la figura di Zaccheo. Egli è un esattore delle tasse per i romani ed, in quanto tale, peccatore pubblico. Primo perchè ricco e ladro, secondo perchè è a servizio della nazione che opprime Israele. Tuttavia Gesù va proprio a casa sua. Conosce il suo cuore e sa che non è quello che dicono, ma una persona disposa sul serio a cambiare la propria vita. Gesù va a casa sua ed egli, commosso e meravigliato per tanta attenzione, risponde con generosità, donando quanto ha frodato.

Non una donaziona fortaza, che rispetta il minimo previsto dalla legge, ma ben superiore: quattro volte tanto, e non due, per dimostrare dinanzi a Dio di aver sbagliato e di voler rimediare. La sua è una risposta spontanea nei riguardi del Messia che si è degnato di entrare a casa sua. Egli, Zaccheo, è piccolo di statura. Ma questo non gli ha impedito di incontrare il Cristo, perchè si è fatto umile dinanzi a Lui. Zaccheo riconosce lo sbaglio e chiede aiuto in modo concreto, mostrando un cuore caldo di amore. Invece spesso noi mostriamo freddezza ed incapacità di fare delle scelte radicali.

Il nostro cuore è tiepido, nè freddo nè caldo, perchè non abbiamo la forza di amare sinceramente, tantomeno il coraggio di aprire il nostro animo a Dio, che può riempirlo di fede e carità. Al contrario, dovremmo seguire quanto ci indica il salmo 14: Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua.

In questo modo ci prepariamo ad accogliere il Signore Gesù quando verrà alla fine dei tempi per ricapitolare e portare a compimento la scena del mondo. Saremo pronti se avremo donato a Lui il nostro cuore di carne per ricevere in cambio il calore di una vita ricca di amore, giustizia e misericordia.

PENSIERO DEL GIORNO

Fate del bene sempre, del bene a tutti, del male a nessuno.

San Luigi Orione

lunedì 17 novembre 2014

Il giorno del Signore


Il giorno del Signore non arriverà al'improviso per chi ha già incontrato Cristo suo Figlio e vive per Lui ed il suo regno. Lo Spirito ci rincuora indicandoci sempre le strade giuste per testimoniare la fede nel Risorto. Chi loda il Signore non manca di nulla ed attende nella gioia la sua piena manifestazione, come una sposa attende il suo sposo. La fine dell'anno liturgico ci invita a vivere questa dimensione non nella paura ma nella certezza che la nostra gioia sarà piena e duratura.

sabato 15 novembre 2014

Il terreno

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; 
Mt 25, 14



Per dissodare un terreno bisogna scavare a fondo per togliere pietre, rovi e radici. Quando ero piccolo mio padre fece una piantagione di viti. Per preparare il terreno ci volle molto tempo. Ricordo le molte pietre che gli operai tiravano fuori dalla terra. Riempirono un vecchio pozzo!

Poi le grandi buche cavate con una sorta di trivella, dopo avere ben arato il terreno. In seguito le piantine selvatiche. Ed infine l'innesto. Un grande lavoro. Mi piace, oggi, paragonare la nostra vita al terreno da dissodare. Quanto lavoro per farla crescere bene! Giorni, mesi, anni.

Essere ben vigili per non far crescere le erbacce e sradicarle, quando le si riconosce come vizi. Togliere i massi della paure e della preoccupazioni, che non ti aprono al positivo ed alla creatività. Innestare nelle piantine i buoni propositi di una vita orientata al bene. Ed in questo permettere a Gesù di essere l'agricoltore.

Lasciare andare le cose per come sono in questo caso non è positivo. Così come un terreno da solo produce solamente spine ed erbacce cattive. Il terreno può produrre cose buone con la cura del contadino. La nostra vita può riuscire bene se abbiamo ottimi maestri. Per noi che crediamo Cristo è il migliore.

Dio Padre tramite suo Figlio ci dà grandi doni per alimentare il terreno buono che siamo noi. Anche l'acqua, che è lo Spirito, per farli germogliare. Abbiamo a disposizione molto per fare tanto. Purché vinciamo l'atavica paura di sbagliare. Il nostro è un Dio amorevole che perdona. Non un tiranno.

 
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venerdì 14 novembre 2014

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Commento vangelo Mt 25,14-30




Venerdì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)



In attesa

 

 


2Gv 1,3-9   Sal 118   Lc 17,26-37
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà


Qualunque cosa accada noi siamo del Signore. E’ a Lui che affidiamo sempre la nostra vita. I nostri affanni, le preoccupazioni, le gioie ed i dolori dovrebbero essere orientati verso di Lui. Per cui la sua seconda venuta non ci trova impreparati, ma con il cuore pieno di attesa.

Le cose di questo mondo portano a difendere solamente noi stessi ed i nostri interessi e non questa disposizione interiore. Essa si alimenta e si solidifica nella donazione di noi stessi agli altri. Nel rispetto del grande comandamento dell’amore.

Il Figlio dell’uomo verrà all’improvviso, sì. Ma non ci troverà impreparati se il nostro cuore sarà pieno di amore traboccante. Allora: Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore.Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore (salmo 118).

PENSIERO DEL GIORNO

L’amore di Dio non è soltanto un dono, un regalo di preferenza, ma soprattutto una faticosa conquista, una scalata ardita.

 Santa Caterina da Bologna

giovedì 13 novembre 2014

Vecchio mulino

Un giorno ho scoperto che dipingere mi esprime......e ho iniziato


Acrilico su tela 35X45, anno 2009. Nascosto ai confini del mio paese, un vecchio e misterioso rudere. E’ il resto di un antico mulino ad acqua. Ho cercato di abbellirlo con la fantasia dandogli un tocco di freschezza.

Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


La fine del mondo



Fm 1,7-20   Sal 145   Lc 17,20-25
Il regno di Dio è in mezzo a voi

Quando si instaurerà definitivamente il regno di Dio? Quando finirà questo mondo? Domande che ci poniamo spesso, soprattutto in periodi difficili come questo, o quando assistiamo al susseguirsi delle calamità naturali. Sembrano proprio segni della fine.

Gesù oggi risponde a tale quesito: Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi! L’unica catastrofe necassaria che Egli annuncia, se così vogliamo chiamarla, è la sua morte.

Questa l’unica certeza che dà. Perchè attraverso questa grande sofferenza egli assume su di sè il peccato e la morte per vincerle definitivamente. In tal modo, con la sua incarnazione, passione, morte e resurrezione, si realizza il Regno, dove regna la pace, la serenità e l’amore.

Gesù porta a compimento le antiche promesse e realizza le attese di un regno definitivo. Non certo quelle politiche, ma quelle che attingono alla sorgente del cuore umano, desideroso di essere soddisfatto da un senso pieno della vita. E questo può venire solamente da Lui che ha aperto per noi le porte del regno eterno.

Nel già e non ancora, viviamo nell’attesa di vivere pienamente quella vita nuova che è iniziata con il battesimo e che celebriamo ogni giorno della nostra vita, rendendo lode a Dio Padre per il dono del Figlio. Nella carità anticipiamo la nostra sorte futura e aumentiamo la fede, in attesa della sua manifestazione definitiva, quando Dio vorrà.


PENSIERO DEL GIORNO

A Santa Brigida di Svezia Gesù rivela: “Perché io, che ti ho creata, per te a nessuna parte di me ho evitato il tormento. E anche adesso amo così caritatevolmente l’anima tua, che prima di privarmene, mi farei di nuovo mettere in croce, se fosse possibile. Imita l’umiltà mia; io, re della gloria e degli angeli, indossai vili panni e udii con le mie orecchie ogni insulto e disprezzo”.

mercoledì 12 novembre 2014

Il nodo



Si scioglie un nodo,
fluiscono liberi i pensieri,
abbracci lieti orizzonti.

Riconosci
il calore di un frangente;
il placido dipanarsi
di pianure;
il ferreo limite dello scorrere
che stravolge.

Cosciente,
corri sull'onda 
dell'attimo
in un divenire
che risucchia.

Ma ami il nuovo
e non hai paura
che qualcuno possa prenderti.

Così nessuna difesa
può impedirti
di essere quello che sei:
un frangente di un durevole.


SAN GIOSAFAT, vescovo e martire - Memoria

La salvezza


Tt 3,1-7   Sal 22   Lc 17,11-19
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Gesù ci giustifica per grazia, secondo il criterio della misericordia. Lo vediamo nell'episodio odierno dei dieci lebbrosi guariti. Essi da lontano, a causa della loro emarginazione, chiedono a Gesù di essere sanati dalla loro malattia.  Sono esauditi. Uno torna indietro per ringraziare ed ha in dono anche la salvezza.

Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato! Gli dice il nazareno. Perché ha trovato un cuore disposto ad accogliere un dono così grande. Gli altri si accontentano di una guarigione fisica. Noi che abbiamo accolto la salvezza da tempo corriamo il rischio di rimanere altrettanto in questa sfera.

Spesso chiediamo per noi e per gli altri la guarigione fisica o qualche altra cosa puramente mondana. Dimentichiamo il dono più grande che Gesù può fare al nostro cuore: la conversione. Tante sono le macchie che ci rendono malati spiritualmente e separati dall'amore di Dio. Cristo può guarirci.


PENSIERO DEL GIORNO
Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia.
Papa Francesco

lunedì 10 novembre 2014

Ritorno realizzato


Dice il Signore:

«Io ho progetti di pace e non di sventura;

voi mi invocherete e io vi esaudirò,

e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi».

Ger 29,11.12.14



Signore, tu ci disperdi per poi radunarci nella nostra terra. Una catastrofe che annuncia la tranquilità del luogo di nascita. La precarietà, la difficoltà di adeguarsi sono poi ricompensate dalla gioia del ritorno. Allora ti accorgi dell'importanza dei tuoi luogi e di quel filo rosso, costante, che è la mano di Dio. Senza di essa da solo non puoi realizzare i tuoi sogni. Neanche minimamente avresti immaginato di incontrare persone giuste al momento giusto, che hanno saputo indirizzarti verso il pieno possesso della tua storia. Quel desiderio che da sempre era nel tuo cuore si è realizzato dopo terremoti e persecuzioni. Tutto è crollato ma esso è rimasto ed è cresciuto.

sabato 8 novembre 2014

Panorami


Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. (Gv 2, 21)

Mi affascinano sempre i panorami. Ho voglia di dipingerli e di catturare quelle emozioni che suscita. Pace, leggerezza, forte desiderio di volare. Sì, come un uccello planare e fare del precipizio un bel punto di partenza.  Pensando alle incertezze che stiamo vivendo, è quello che ci vorrebbe.

Punta in alto e vai non fermarti mai, dice una canzone che facevamo all'oratorio. Evvero, ma per puntare in alto occorre qualcosa di solido a cui appoggiarti. Da solo rischi di cadere nel burrone. Mi viene in mente anche questa frase: siamo nani sulle spalle di giganti.

Possiamo certo fare voli pindarici, ma se sappiamo un po' del come si vola. Imparare qualcosa. Certo, sono il primo a dire che è faticoso, difficile restare nei banchi di scuola. Tuttavia l'esperienza mi dice che è necessario per crescere e migliorare.

La festa di oggi, dedicazione della basilica lateranense, mi richiama proprio l'urgenza di costruire insieme. La grande cattedrale di Costantino sul colle Laterano è analogia delle nostre comunità: edifici da costruire con la vita di fede.

Piccoli o grandi che siano non importa. Basta che manifestino la grandezza di un Dio che non si chiude tra quattro mura, ma va oltre. Sono io con questo oltre che mi qualifica come Cristiano e mi stimola a quei grandi voli, ma con i piedi puntati sulla chiesa, il deposito della fede e la tradizione apostolica.


 
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venerdì 7 novembre 2014

Venerdì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Investire

 Fil 3,17-4,1   Sal 121   Lc 16,1-8
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce


Quante preoccupazioni! Siamo presi da tanti problemi. E li affrontiamo con scaltrezza. Far quadrare i conti, pretendere il giusto, essere diplomatici, fare compere di qualità a buon prezzo. Bene. Ma è così anche per la vita di fede? Qui non siamo molto bravi.

Ecco perché Gesù loda l'amministratore disonesto. Proprio perché gestisce bene i suoi affari. Altrettanto arguti occorre essere nella vita spirituale. Cioè trovare il modo per superare la mediocrità. Quest'ultima spesso è frutto di un adeguarsi alla noia del quotidiano o dell'arrendersi dinanzi alle difficoltà.

Perché non trovare una soluzione? Siamo chiamati oggi a vivere la nostra vocazione. Essa è qualcosa da costruire con il nostro ingegno, non un regalo pronto da aprire. La fantasia, il coraggio, l'ottimismo aiutano a vivere la Parola. Qui siamo chiamati ad investire con la determinazione della fede.

PENSIERO DEL GIORNO

Tutta la nostra vita deve essere una predicazione del Vangelo attraverso l'esempio. Tutta la nostra esistenza, il nostro essere devono proclamare il vangelo. 

Charles de Foucauld

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

Commento vangelo Gv 2, 13-22


giovedì 6 novembre 2014

Giovedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

 Perdere



Eh sì, dinanzi a Dio bisogna ammettere di perdere sempre. Perdi molte cose che ritieni essenziali. Ma trovi una novità. Essa è quella particolare premura di un cuore grande. Un animo che gioisce quando vede la felicità altrui. Bene se la pecora si smarrisce quando, poi, ritorna all'ovile.

Oltre la gioia di un pastore che non punisce, la certezza di un dono. Quello che pensavi aver perso lo ritrovi. E lo apprezzi perchè hai percorso altre strade. Ha ragione san Paolo nel dire non di aver perso ma di aver guadagnato per Cristo. Il suo passato di "carne" e leggi è nulla nei confronti della persona Gesù.

Tutto cambia nell'incontro con Lui. E' una prospettiva nuova. Essa riempie e sollecita. Simile al vento che muove le fronde. Per forza di cose i rami secchi cadono. Ma nascono nuove foglioline, foriere di una travolgente novità. Così guadagniamo energia e vitalità per arricchire le giornate. 

 PENSIERO DEL GIORNO

Non cercate di piacere a tutti, non cercate di piacere ad alcuno. Cercate piuttosto di piacere a Dio.

S. Curato d’Ars

Piazza municipio


Questa tela è piccolina (10X15), acrilico su tela, anno 2009, ed è uno dei primi tentativi a colori. E’ la piazza centrale del mio paese. In dialetto: ” ‘miezzo a la nave”. Che tradotto alla lettera dovrebbe significare: “in mezzo alla nave”. Proprio per indicare il centro. Anche se, in realtà, il paese è in collina. In rilievo il palazzo Palmieri e la chiesa di san Pietro, la medioevale cappella palatina. La foto non è di buona risoluzione. Non ne ho altre.

mercoledì 5 novembre 2014

Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)



Progetto di fede


Fil 2,12-18   Sal 26   Lc 14,25-33
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo


Per costruire una casa ci vogliono sacrifici per mettere da parte i soldi necessari. Il progettista fa il preventivo, dice la spesa approssimativa e poi si comincia, se ne vale la pena. La gran parte della somma per affronare il bilacio, deve esserci. Per realizzare il progetto occorre fare delle rinunce e modificare i programmi per qualche tempo. Non farò le vacanze, non andrò a ristorante, non comprerò vestiti firmati, venderò ciò che non è necessario. Ne vale la pena per avere una casa tutta tua.

Similmente per la vita di fede in Cristo. Con le labbra facilmente si afferma di seguirlo, come quel tale che disse: ti seguirò dovunque tu vada. In pratica è più difficile. Occorre fare i conti con dei no necessari per mettere Dio al primo posto. Se riconosciamo l’importanza di Cristo nella nostra vita, come avere una casa, facciamo di tutto per metterlo al primo posto. Ciò significa dedicargli tempo ed energie e distaccarci da quegli interessi che ci allontanano da Lui. Altrimenti è meglio lasciar perdere.

Perchè non saremo mai cristiani fino in fondo. Ci collocheremo nella schiera di quelli che l’Apocalisse definisce tiepidi, senza il coraggio di fare delle scelte. Se invece desideriamo il vero discepolato allora seguiremo il monito di Paolo. Egli afferma nella lettera agli efesini: Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.

Ecco, allora, le fondamenta per una buona vita di fede. Anzitutto nell’ascolto costante della Parola, che è come il progetto della casa, in quanto sempre ci richiama la volontà di Dio e la nostra vocazione a seguirlo nella via dell’amore.


PENSIERO DEL GIORNO
 
 Signore Gesù, aiutaci perché ti amiamo di più, aumenta l’amore, infiammalo, purificalo. Tu non sei l’amore crudele, così da essere solo un oggetto, indifferente se uno ti ami o no. Tu sei il perfetto amore che scaccia il timore (1Gv 4,18). Tu sei quell’amore che ama chi manifestamente ti ama e lo educhi perché ti ami di più.   
Saren Kierkegaard

martedì 4 novembre 2014

Martedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) - SAN CARLO BORROMEO, vescovo - Memoria



Sentimenti di Cristo


Fil 2,5-11   Sal 21   Lc 14,15-24
Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia


I sentimenti guidano le nostre emozioni e le dirigono. Anch’essi hanno bisogno di essere educati da una mentalità che si acquisisce nel tempo. L’esempio degli altri è fondamentale in questo caso. Più di molte lezioni cattedratiche. 

E’ quanto afferma Paolo nella prima lettura odierna. Egli ci invita ad avere i medesimi sentimenti di Cristo. Soprattutto di misericordia e compassione verso gli ultimi. Stati d’animo che Cristo ha educato nell’ascolto della Parola, per compiere la volontà del Padre.

Per questo Egli, sin dall’eternità, ha risposto alla chiamata di Dio Padre ad incarnarsi per la salvezza degli uomini. Almeno per quelli che riconoscono di aver bisogno di Lui. Il vangelo chiarisce questa vocazione con la scelta preferenziale per gli ultimi: ciechi, zoppi, storpi.

Gesù è venuto a preparare un banchetto per tutti. Molti lo rifiutano. Soprattutto chi è già sazio e stordito da tante cose. Chi accetta l’invito è chi non ha nulla. Anche noi dovremmo riconoscerci peccatori e manchevoli per rispondere pienamente a questo invito; in particolare quando celebriamo l’Eucaristia.

Anzitutto dovremo farci educare da Dio per avere i medesimI sentimenti di Cristo ed accogliere altrettanto noi gli ultimi, quelli che non possono darci nulla in cambio. La ricompensa l’avremo dal Signore, del quale siamo servi inutili e riconoscenti per i benefici che ci concede.

PENSIERO DEL GIORNO

 La candela per dar luce si deve consumare.

San Carlo Borromeo

lunedì 3 novembre 2014

Fiori e luci



Oggi ricordiamo i defunti con luci, preghiere e fiori ai cimiteri. Segni di vita e speranza. Segno di quei fiochi lumini che appicchiamo in chi è deluso. E di quei fiori quotidiani che regaliamo nell'esprimere sentimenti positivi. Tutto è vita e speranza. Prolungamento di gesti in comunione con chi è nella dimensione eterea. E certo farebbe le stesse opere di bene. 

domenica 2 novembre 2014

Un forse

Gesù è morto ed è risorto; così anche quelli che sono morti in Gesù Dio li radunerà insieme con lui. E come tutti muoiono in Adamo, così tutti in Cristo riavranno la vita.
 (1Ts 4,14; 1Cor 15,22)

E se avessi sbagliato tutto? Il dubbio balenante viene com un flash. Quell'attimo in cui sembri venire da molto lontano e la mente non è in grado di decifrare il vissuto consolidato. Mi capita ogni tanto appena mi sveglio. E' come se mi destassi per la prima volta in questo mondo e devo cominciare tutto d'accapo.

Un attimo che mi mette in discussione. Non mi fa paura. E' più un forte stimolo a ritrovare ogni giorno quello che do per scontato. Allora rivedo la mia vita, da quando ero bambino ad oggi che celebro il mistero dell'Eucaristia con l'ostia tra le mani. Ripercorro le conquiste, i luoghi dove sono stato, le fatiche, gli incontri...tutto.

Ritrovo forza soprattutto pensando agli sbagli, ai periodi bui, ai miei limiti. Perchè, dico, se oggi sono quello che sono è perchè qualcuno mi tira fuori dalla fossa buia della mia inadeguatezza. Ed è questa forza che trasmetto. Soprattutto nella mia scelta di fede. E' Gesù che continuamente mi dona vita nuova.

I defunti, trapassati ad una dimensione diversa, mi ricordano proprio questo: un passato che parla attraverso di me e di noi. Una memoria che è vita. Soprattutto in tanti gesti di amore e di vicinanza, che rendono presente il mistero della comunione dei santi. Un continuo passaggio dalla debolezza del forse alla forza della certezza in Cristo. 


 
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COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa 2)


Banchetto eterno



Is 25,6.7-9   Sal 24   Rm 8,14-23   Mt 25,31-46
Venite benedetti del Padre mio

Come sarà la vita futura? Spesso ce lo chiediamo e difficilmente riusciamo a darci una risposta plausibile. Se solo pensiamo alla resurrezione finale dei corpi di tutti gli uomini vissuti sulla terra, certo è difficile immaginarla con le nostre categorie. Isaia parla di un banchetto che non avrà fine. Abbiamo così un punto di riferimento per poterla definire. Un paragone terreno ci permette di vederla come una grande mensa conviviale per tutti i popoli.

Non ci saranno più divisioni, discordie, guerre, ma tutti saremo uniti dall’amore agapico che contraddistingue la Santa Trinità. Quell’amore che Cristo  ci ha donato morendo sulla croce per i nostri peccati e per eliminare la morte per sempre. Un amore che si rende presente oggi nella celebrazione dell’Eucaristia, memoriale della Pasqua di Cristo. Un banchetto che anticipa quello eterno e che apre oggi i nostri cuori alla carità. Cristo diventa per noi cibo per nutrire la fede ricevuta nel giorno del battesimo.

Questa fede, per sua natura, ci apre al dono di noi stessi ai fratelli bisognosi che incontriamo lungo la strada. Come non partecipiamo da soli all’Eucaristia domenicale, così non saremo ammessi singolarmente al banchetto eterno, ma insieme a tutte le persone che abbiamo servito e stimato. Perchè servendo loro abbiamo servito ed incontrato Cristo stesso. Ecco allora su cosa verterà il giudizio universale: non su quante parole abbiamo pronunciato, su quanti lumini abbiamo acceso, ma su quanta carità abbiamo messo nelle nostre azioni quotidiane verso i fratelli.

Quello che avete fatto al più piccolo di questi fratelli lo avete fatto a me. Ammonisce Gesù. Ecco il banchetto che accoglie e sazia tutti, senza esclusione, in particolare gli ultimi e i deboli. Lì c’è Dio. Questa carità possiamo anche offrirla in suffragio per i nostri defunti, perchè non esiste preghiera più grande. Questa è la vita eterna.