martedì 30 settembre 2014

San Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa - memoria

Perchè?



Gb 3,1-3.11-17.20-23   Sal 87   Lc 9,51-56
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme


La vita è bella ma riserva sempre delle sorprese. Simile alle foglie verdi che all'mprovviso cominciano a seccare e cadere. Le belle giornate cedono sempre il posto a nuvole e temporali.

Molti sono allora i perchè. Come quelli che si pone Giobbe, il quale all'improvviso perde tutto fino a divenire lebbroso. Sarebbe stato meglio non nascere. E' quello che tutti pensiamo nello sconforto.

Gesù, che lo stesso ha patito e sofferto per molte incompresionI e per ingiusta condanna, risponde non con parole di condanna ma con una ferma decisione: andare a Gerusalemme. Aveva capito ormai che in quella città sarebbe morto.

Tuttavia va. Volendo vivere fino in fondo l'obbedienza al Padre per il bene di tutti. La condanna a morte non è venuta da Dio. Tuttavia Gesù va fino in fondo, vivendo il tutto in profondo abbandono al Padre.

Non è facile. I perchè, tuttavia, non si chiudono in vacui tentativi di trovare una risposta, ma nella certezza che nell'oltre c'è la speranza di un amore per sempre e nel momento presente una profonda offerta a Dio di se stessi, unita al suo pathos di Padre.


PENSIERO DEL GI0RNO
 
È necessaria l'infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire la verità... la morte per comprendere la vita. Perciò affronta e abbraccia la tristezza quando viene.
 
Madre Teresa

lunedì 29 settembre 2014

SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE – Festa



Consiglieri

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Dn 7,9-10.13-14   Sal 137   Gv 1,47-51
Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo


L’immagine proposta oggi da Gesù nel vangelo delinea il ruolo degli angeli: quello di portare gli uomini all’unico mediatore che e’ Cristo, eletto tale da Dio Padre. Gli angeli sono, appunto, messaggeri di Dio. Illuminano gli uomini nelle loro scelte cercando di indirizzarli verso il disegno di Dio.

Esso è un progetto di luce e salvezza già scritto nel cuore di ognuno, ma offuscato dalle tenebre del peccato, favorito dagli angeli ribelli. In questo ruolo di consiglio, un posto particolare lo occupano gli arcangeli. Essi sono nella più alta gerarchia angelica e si affiancano alla parte superiore dell’anima che è quella dell’intelletto.
Essi, dunque, ci aiutano nelle nostre scelte concrete.

Michele, chi come Dio, richiama l’importanza di non anteporre nulla a Cristo. Per questo è raffigurato come colui che scaccia il demonio nelle profondità degli abissi, lontano dalla luce divina. Gabriele, uomo forte di El, è colui che annuncia il disegno di Dio, come è stato per Maria. Rende manifesta quella che è la volontà di Dio per noi e ci invita al sì. Raffaele, medicina di Dio, è colui che guarisce dalle infermità per metterci nella condizione di seguire la chiamata di Dio. Per questo è molto vicino ai giovani in discernimento che vogliono scoprire la loro chiamata.

Ancora una volta, possiamo affermare che Dio non ci abbandona. Anche con la presenza degli angeli è accanto a noi per guidarci nel nostro cammino di fede. Ci viene spontaneo allora pregare col salmo 137:

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo


PENSIERO DEL GIORNO
Non importa che tu sia credente o scettico: gli angeli credono in te. Riescono a vedere la tua luce interiore, conoscono le tue vere doti e sanno che hai un’importante missione nella vita. Sono qui per aiutarti in tutto.
Doreen Virtue, ABC degli Angeli

domenica 28 settembre 2014

Che ve ne pare?

«In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli» (Mt 21, 31-32).


La domanda che spesso rivolgo a chi contatto: tutto a posto? è certo formale ma rompe il ghiaccio. Dimostra un certo interesse. Magari vengo a sapere di problemi nuovi e cerco di dare parole di conforto. A volte però si dice tutto a posto lo stesso quando tutto va male.

E qui siamo un po' tutto ipocriti. Nel senso che preferiamo indossare delle maschere. Per vari motivi, tutti comprensibili, ma non tutti realisti. Quando è la sede giusta per dire, però, bisogna farlo. Altrimenti facciamo dell'ipocrisia il nostro stile di vita.

Siamo così come quel figlio della parabola che oggi Gesù ci racconta, il quale dice di andare a lavorare nella vigna e, in realtà, non ci va. Tutto bene non c'è nessun problema, esce fuori in tanti seri confronti. Poi emergono le difficoltà proprio quando non è opportuno né parlarne ne affrontarle.

L'altro figlio, di cui narra altrettanto l'aneddoto di oggi, prima dice di no e poi va. Perché sa che nella vigna del Signore il lavoro è faticoso e vorrebbe risparmiarselo. Un po' come tutti noi. Poi, però, riflette e si ricrede. Va e lavora.

Ecco, lui le difficoltà non le nasconde ma le affronta. Così come si fa tra buoni amici. Alla fine non abbandona il Padre. Non se la sente. E va. Che ve ne pare?

venerdì 26 settembre 2014

Itinerario


Vi presento la mia mostra permanente di Senerchia (Av). L'ho realizzata sulla scale della canonica. Il fiore all'occhiello è il dipinto a muro sul pianerottolo, il quale rappresenta il borgo antico di Senerchia. Fanno da corona varie tele, realizzate in anni diversi, che rappresentano tappe e luoghi della mia vena artistica. Il tutto curato con un'adeguata illuminazione a led. Buona visione.


Rampa 2
Rampa 1
Dipinto a muro: il borgo di Senerchia - 2013

Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Il tempo

Qo 3,1-11   Sal 143   Lc 9,18-22
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto

Le nostre giornate sono scandite dal tempo. Secondi, minuti, ore, ritmano il nostro agire e dovrebbero dargli ordine. Allora, c’è un tempo per ogni cosa. Per alzarsi, dormire, lavarsi, mangiare, lavorare, pregare….

Due sono le cose: o ci lasciamo trascinare dall’inevitabile, perchè il tempo non lo possiamo fermare, o diamo un senso al fluire della nostra vita.Non possiamo chiedere al mondo di fermarsi. Tuttavia possiamo e dobbiamo migliorarlo con il nostro contributo. Ci siamo, ma dovremmo esserci a modo nostro.

Come i fiumi scorrono verso il mare, così la nostra vita scorre verso l’infinito oceano della vita eterna. Come i fiumi si possono arginare e direzionare, così la nostra vita può essere orientata. Verso dove? Empietà o giustizia. Questo ci suggerisce la scrittura: Dio può aiutarci a condurre una vita realizzata.

E lo fa nella persona del Figlio, che è venuto nel tempo. Egli è per noi un modello da seguire ed una meta da raggiungere. Essa è la luce della resurrezione che vince le tenebre del non-senso. Se abbracciamo la nostra croce e siamo sul serio disposti a seguire il Figlio dell’uomo, ci inseriamo in quel disegno che Dio ha previsto per noi sin dal grembo di nostra madre e che ci introduce nella vita eterna, il “tempo” di Dio.

PENSIERO DEL GIORNO

Opera il bene, ovunque, affinché chiunque possa dire:
«Questo è un figlio di Cristo».
Sopporta tribolazioni, infermità, dolori per amore di Dio e per la conversione dei poveri peccatori. 
Difendi il debole, consola chi piange.

San Pio da Pietrelcina

giovedì 25 settembre 2014

Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (anno pari)


Vanità di vanità


Qo 1,2-11   Sal 89   Lc 9,7-9
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?


Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.

Sì, tutto passa e se ne va. Questo tempo è frugale nel divenire. Non resta nulla. Il Qoèlet ci invita a riflettere sull’evidenza della realtà. Accanto al divenire, la routine delle cose che ci propone sempre le stesse dinamiche in modo ciclico.

Quale il senso di tutto questo? Per noi credenti è il Cristo.Egli è la novità assoluta. Con la sua resurrezione vince la caducità di questo mondo. Con il suo amore ci introduce nella vita divina. Eliminando la logica del potere e del peccato scuote le nostre coscenze e le incita al bene.

Questo è quello che rimane. E’ lì che vogliamo arrivare tutti noi. Uniti a Cristo è possibile. Infiammati dal suo amore vivremo oggi e per sempre nel regno di Dio: Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: / rendi salda per noi l’opera delle nostre mani, / l’opera delle nostre mani rendi salda (salmo 89). 

PENSIERO DEL GIORNO
 
Il saggio non si mette in mostra e perciò risplende. Non si afferma e perciò si manifesta. Non si vanta e perciò gli viene dato merito. Non si gloria e perciò viene esaltato.
 
Lao Tzu

mercoledì 24 settembre 2014

Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Provvidenza

Pr 30,5-9   Sal 118   Lc 9,1-6
Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi

La Parola oggi è legata alla provvidenza. Dio prima di tutto, il resto è conseguenza. Perchè Egli non fa mancare nulla alle sue pecorelle. Ogni parola di Dio è purificata nel fuoco; /egli è scudo per chi in lui si rifugia. Afferma il libro dei proverbi.

Proprio in questo la certezza: è una Parola che non viene meno, ma rimane in eterno. Chi la segue avrà la sua ricompensa, come il lavoratore onesto ha diritto alla sua mercede. Ma non dobbiamo avere l’arroganza di abbassarla al nostro uso e consumo. Allora ci comporteremmo da empi e la ricompensa verrà dal maligno; appetibile, ma fugace.

L’annuncio della Parola porta, poi, salvezza e guarigione spirituale e corporale, perchè essa è perforatrice e non ritorna a Dio senza operare benefici, a mo’ di pioggia per il terreno. Cristo la incarna nella storia, lo Spirito la feconda, i successori degli apostoli l’annunciano in prima persona.

Preghiamo affinchè la chiesa non si stanchi mai di annunciare il vangelo, nonostante continue sconfitte e persecuzioni. Perchè la forza viene da Dio.


PENSIERO DEL GIORNO

Nella contemplazione vera e propria la parola di Dio deve risuonare così come è, e non come io desidererei sentirla o come immagino che sia per me.

Hans Urs von Balthasar

Il borgo






Il borgo di Quaglietta

Mi proietta in  un suggestivo passato.

Ammiro case di un tempo

immagino antichi sapori

profumi tramandati.

martedì 23 settembre 2014

Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) - San Pio da Pietrelcina


Fratelli nella fede




Pr 21,1-6.10-13   Sal 118   Lc 8,19-21
Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.


Il legame di fratellanza che ci unisce a Gesù e tra di noi come chiesa è l’ascolto attento della Parola e la sua attuazione pratica.Si tratta di un’unione spirituale basata sulla fede in Dio Padre, che ci rende fratelli e sorelle.

E’ questa la forte affermazione che oggi troviamo nel vangelo: Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. Si va al di là dei legami di sangue per affermare la priorità del Regno che si fonda sull’amore accolto da Dio e donato ai fratelli.

Solamente Dio più renderci fratelli i questo modo, superando la logica mondana di appartenenza familiare per estendersi ad una comunità molto più ampia che abbraccia il mondo intero.

Praticare la giustizia e l’equità / per il Signore vale più di un sacrificio. Afferma il libro dei proverbi. Questa massima dovrebbe essere un grande punto di riferimento per noi cristiani, chiamati a testimoniare la misericordia e la giustizia, come punti fermi del nostro cammino.

Certi che solamente la Parola può indicarci questo cammino. Allora col salmo 118 preghiamo: Oh Signore, Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, / perché in essi è la mia felicità.


PENSIERO DEL GIORNO
Bisogna sempre tenere salde queste due virtù, la dolcezza col prossimo
 e la santa umiltà con Dio
 San Pio 

lunedì 22 settembre 2014

Ultimi



I pensieri di Dio non  sono i nostri pensieri. Le sue vie non sono le nostre vie. Nella sua vigna gli ultimi saranno i primi ed i primi gli ultimi. Egli e' buono verso tutti, non esclude nessuno e non si stanca mai di chiamare per lavorare nella sua vigna. La nostra felicita' sta nel costruire con Dio il nostro progetto di vita. Piu' entriamo in sintonia con Lui e piu' troveremo pace.

domenica 21 settembre 2014

Operai

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna" (Mt 20, 1).

Lunedì ho avuto il piacere di incontrare i miei amici della comunità del seminario di Posillipo (Na). Ho condiviso con loro gli anni della filosofia, che coincidono con quelli del discernimento. Si tratta degli anni che vanno dal 1992 al 1994. Venti anni fa.

C'è ancora un forte legame che mi unisce a loro. Proprio come i tralci sono uniti all'unica vite. Essa è il nostro cammino verso Cristo e la piena realizzazione di noi stessi. La maggior parte di noi oggi sono sacerdoti. Ma c'è anche chi ha scelto altre strade, come il matrimonio.

Condividere almeno una volta l'anno le nostre tappe per me è molto utile. Certo non siamo mai tutti. Però ti accorgi che il seme della nostra vocazione cresce e si vivifica a partire da un humus che abbiamo ricevuto negli anni della formazione. Resta molto di quel tempo.

Io ne ho fatti solamente due con loro, ma è come se fossi arrivato al sacerdozio insieme a loro. Sentire poi che le problematiche di tutti sono più o meno comuni, rende un po' di sollievo alla tua croce; la affronti sapendo concretamente che non sei da solo.

Evvero, pure le gioie. Soprattutto quelle che ogni volta ritroviamo nell'eucaristia. Una Parola che si incarna e si spezza nella nostra vita, nella nostra storia, come memoria riletta e vissuta. Una grande vigna da coltivare!

giovedì 18 settembre 2014

Giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno Pari)

Amore vero

1Cor 15,1-11   Sal 117   Lc 7,36-50
Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato

L’amore vero si dona senza misure. Simile a quell’olio prezioso e profumato che una peccatrice versa sui piedi di Gesù. Questo gesto, addidato come insulso dai presenti, è lodato da Gesù perchè mostra proprio il grande amore che la donna ha verso di Lui.

Il padrone di casa non ha fatto un simile gesto di accoglienza nei riguardi del Messia. Lei si. E non si vergogna perchè il suo gesto è sincero.Per questo le vengono perdonati i suoi peccati.

Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice! Mormorano tra loroi farisei. Proprio perchè è un grande profeta, quello che Dio ha mandato nel mondo per i peccatori, Egli apprezza il gesto spontaneo della donna, espressione della sua vera fede, che esce dal cuore.

Lei ha saputo riconoscere la sua divinità, a differenza dei sapienti presenti in quella casa. E’ quello che dovremmo fare anche noi pregando con il salmo 117:
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.



PENSIERO DEL GIORNO

Le piccole cose hanno l’aria di nulla, ma ci danno la pace
Georges Bernanos

mercoledì 17 settembre 2014

Svuotarsi





Gesu' si svuota della sua divinita' per farsi uno di noi. La sua divinita' non e' un tesoro geloso ma amore da condividere. Seguire la sua strada e' svuotarci altrettanto noi dei nostri "tesori" ed aprirci al senso delle scritture. Cosi' rinasceremo dall'alto e chi e' disceso dal cielo ci portera' nel mondo di Dio.

martedì 16 settembre 2014

Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Un grande profeta

1Cor 12,12-14.27-31   Sal 99   Lc 7,11-17
Ragazzo, dico a te, àlzati!

Un grande profeta dimostra di essere tale. Così fa Gesù con la sua morte-resurrezione. Egli vince la morte ed in questo annuncia il Regno di Dio, dove la vita non ha fine.

Nel vangelo odierno si parla di un miracolo che racconta proprio questo. Gesù ha compassione di un fanciullo morto e lo “rialza” alla vita. Così come Lui si è “rialzato” il giorno di Pasqua. Tuttavia, mentre il fanciullo morirà, simile a Lazzaro, Gesù non morirà più. 

Ecco allora il significato profondo per ognuno di noi: possiamo essere rialzati dalle nostre morti interiori, dai nostri blocchi, dai nostri peccati. Gesù può farlo.Tramite la nostra preghiera, quella dei nostri cari e di persone che non conosciamo, il nostro grido di dolore bussa al cuore di Dio. Ed Egli sempre ci risponde nella persona del Figlio.

Dico a te, àlzati! E’ l’invito autorevole che Gesù, il più grande dei profeti, rivolge a noi.E lo fa attraverso persone carismatiche che agiscono in suo nome nella chiesa per il bene comune. Lo dice Paolo nella prima lettura. 

Egli afferma, appunto, che la chiesa è il corpo mistico di Cristo, le cui membra siamo noi sin dal battesimo. Sicchè, come nel corpo biologico, ognuno ha un compito specifico affidatogli da Dio e reso vivo dallo Spirito.

Ecco, allora, il modo in cui possiamo rendere presente Cristo oggi: nello specifico della nostra vocazione, individuata con il discernimento e rafforzata dall’ascolto della Parola e dal nutrimento dell’Eucaristia.


 PENSIERO DEL GIORNO

 È importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita

Mons. Mariano Magrassi
 

La piazza


Caro diario,

                     ultimamente penso molto alla piazza. Tanti ricordi, molte emozioni, variegati volti di persone, diversi momenti di passeggiate in solitudine. 

Così le mie emozioni mi incitano a dipingerla. Un luogo di ritrovo che sempre mi ha affascinato. Penso soprattutto alla grande piazza del mio paese nativo. Quando volevo giocare o trovare qualcuno era li che andavo. 

Quanti indescrivibili divertimenti legati a quel luogo!

Ora penso soprattutto al terremoto del 1980. Rievoco un'immagine nitida nella mia mente: quei grandi lampioni che ondeggiavano quasi a toccare terra. Una piazza gremita quella sera. Piena di increduli disperati in cerca di una ragione plausibile.

Quel grande spiazzo ornato di pietre butterate, mi ricorda anche i grandi falò: dell'Immacolata, del Natale e di Capodanno. Un grande fuoco attorno al quale ci si riuniva per la veglia. Un clima di sincera solidarietà che si esprimava in vario modo.

Come quelle patate che ad una certa ora, quasi da rito, si mettevano sotto la cenere. E come erano buone quando le mangiavamo fumanti. Sapori di momenti irripetibili, che al momento non si apprezzavano ma che ora sono cari ricordi.




Le pietre di quella piazza dicono tutto. Parlano di me, della mia storia, del mio afflato, più di ogni altra cosa. Evvero sono fredde ed amorfe, ma sono quelle che per anni ho calpestano ed hanno fatto di me un uomo pronto per affacciarmi alla vita.


sabato 13 settembre 2014

Rinascere

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3, 17)

Una croce che si esalta come simbolo del nostro credere. Gesù che ama nonostante sia sul patibolo. Nicodemo che non capisce come si fa a rinascere dall'alto. Già come si fa? Eppure è l'unico modo per credere in Cristo.

Paragonerei la croce ad una pianta che deve mettere radici e germogliare per  portare frutti. Una crescita interiore. Essa ha bisogno di humus. Altrimenti, pur se cresce, la vediamo tronco secco. Il che, certo, non rende l'idea di vita.

Più la sofferenza e la morte esprime un legno così ridotto. Similmente a quegli atteggiamenti stereotipati che ti riducono alla asfissia spirituale. Altro che vita! Ultimamente ho sperimentato su di me questa mancanza di ossigeno.

Credo proprio di essere stato un tronco morto per circa un mese. Vari motivi: la salute di mio padre, lo stress "pastorale", la necessità di un tempo di riposo, il sentirmi ingabbiato da richieste logoranti...cose che capitano. Oggi mi fanno riflettere.

La croce mi invita ancora una volta ad amare. Soprattutto  trovare quelle famose ragioni del cuore, che mi vedono ancora innamorato di Cristo e della chiesa. Amare però nel modo giusto. Non solamente subendo inutili flagellazioni, ma reagendo con la maturità della mia vita spirituale.

mercoledì 10 settembre 2014

III mostra personale di pittura



IL BORGO





Il borgo di Quaglietta affascina per il suo aggrapparsi alla roccia attorno al maestoso castello. Abitazioni che si susseguono lasciando caratteristici vicoli in cui inoltrarsi. Scorci particolari si tracciano in quest’atmosfera. Come l’antica chiesa madre. Essa, agli antipodi, quasi prosegue le linee della roccia sottostante per issarsi verso il cielo, a mo’ di guglia contemplativa. E’ un borgo che fiorisce di storia e di memoria che si fa presente. Ho cercato di vederlo in varie prospettive, volendo trasmettere le emozioni che ha suscitato nel mio animo. I vari colori le incarnano, evidenziando quell’aiuola variopinta che e’ dentro di me.



Dino Romano

Romanino

Quaglietta, 9-22 agosto 2014