lunedì 31 marzo 2014

La stanza della nostalgia




Errando meditabondo per i confini invisibili della fantasia, ho trovato una stanza inesplorata. Entro. Non molta luce mi accoglie, ma un senso di nostalgia. Per le cose che furono. Per quelle che non potranno mai essere.

E penso a chi testardo ha lottato per uno status quo. Solo contro tutti. Come quel vecchietto che non voleva lasciare la sua casa che dovevano buttare giù. Il progresso, una nuova strada più larga vale più di una storia.

Oppure a quell'altro che non mollava la sua attività. Per anni punto di riferimento indiscusso del paese, era ormai da solo a vendere qualche rimasuglio. Ma l'economia lo schiaccia e lui lascia.

Vanno via tante cose, si da spazio al nuovo ed al bello. Forse anche più comodo.

Eh sì, questa stanza della nostalgia stasera mi prende. Non so neanche io perché. Non vengo da un passato remoto, ma il fascino, quello sì, mi ha preso. 

E' ciò che oggi mi fa vivere nel vecchio e nel nuovo, in un antico sempre rinnovato che, come una catena, ti costruisce il futuro. Ho un volto che guarda avanti ed una memoria che scruta i segni giusti di gloriosi antenati.

Forse questa quella luce da affiancare alla nostalgia. Che sempre rimane in questa stanza, ma pronta a lasciarsi fecondare per non indebolirsi e finire pietrificata.

Io direi di sì: è bello esplorare il proprio mondo, vederlo, portarlo alla luce. Ricco di ricordi può narrare racconti di saggezza e baciare candidamente nuovi sogni da realizzare.


Ora ne ricordo anche un altro di vecchietto. E' quello che cammina sempre ramingo in cerca di un qualcosa che sempre muta. Soddisfatto del suo vagare, trova in esso il suo tesoro sì da dire: ora tocca a voi.

sabato 29 marzo 2014

Uno sguardo

 
IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

Gv 9, 1-41

Dallo sguardo puoi capire l'animo di una persona. Se è vuoto o pieno di gioia. In un periodo della mia vita i miei erano occhi persi nel vuoto. Tutti se ne accorgevamo; qualche amico me lo faceva notare. Poi ho ritrovato la luce dentro di me. Allora le cose sono cambiate.

Spesso oggi notano serenità dal mio sguardo. E chi mi ha visto smarrito, si meraviglia di come sia riuscito a trovare la mia strada ed a godermela. E' il vangelo che arricchisce sempre la mia umanità e mi dà uno sguardo diverso su me stesso e sul mondo.

Il mio cuore è intriso di quella misericordia di Dio che perdona in ogni momento. Lui è continuamente pronto a donarmi la sua amicizia. Non mi condanna. Pure se sbaglio mille volte al giorno. Percepire questo amore mi consola. Mi consente di accettare tutto di me. I mie lati positivi piuttosto che le macchie scure che non vorrei.

Quella goccia di serenità che il Signore in tal modo rende mia è quella che cerco di trasmettere. Senza fare nulla. Mostrandomi come sono: un cieco guarito dal tocco amorevole di Cristo. Egli in ogni momento mi incita a tuffarmi nella piscina della sua grazia per trovare benefici.

Ed io lo testimonio. Cosa ha cambiato la tua vita? L'incontro  con il vero Cristo, quello che supera tanti surrogati che nel passato avevo costruito idealizzando la sua persona a mio piacimento, o secondo i miei punti di vista. E' il vangelo della misericordia il mio unico riferimento. La mia vita, tutta, il luogo della sua presenza.

 
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Sabato della III settimana di Quaresima

In preghiera

Os 6, 1-6; Sal.50; Lc 18, 9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo


Voglio l’amore e non il sacrificio.Questa espressione di Osea, nella liturgia odierna, esprime ciò che Dio si aspetta da noi: un cuore capace di amare. Prima di tutto nell’intimo, poi con le opere esteriori.Gesù chiarisce bene quest’ aspetto con una parabola: il fariseo ed il peccatore.

Il primo si sente giusto perché paga le decime, fa digiuno due volte a settimana e prega. Per questo si sente migliore degli altri. Anche di quel pubblicano che è lì nel tempio a pregare con lui. Con una preghiera diversa però: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

Questo è l’atteggiamento che Gesù approva. Perché solo Dio può darci la capacità di amare e renderci giusti, non le nostre opere, le quali manifestano solamente l’apparenza di noi stessi, non la sostanza dell’amore. Questo dovrebbe essere anche il nostro modo di pregare che corriamo il rischio, come il fariseo, di sentirci giusti nell’intimo e migliori degli altri.

Al contrario, il Signore ci invita a considerare gli altri superiori a noi stessi. Quando manchiamo di carità, siamo chiamati a conversione e a confessare il peccato, così come fa Davide nel salmo 50:

Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocàusti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Con questo spirito ci prepareremo bene a vivere la Pasqua e contempleremo le sofferenze del Cristo come l’unica via da condividere per arrivare alla gioia della resurrezione.


PENSIERO DEL GIORNO

La preghiera non richiede di interrompere il lavoro, ma di proseguire il lavoro come se fosse una preghiera. Quel che conta è essere con Lui, vivere in Lui, nella sua volontà

Madre Teresa 

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

Commento vangelo Gv 9, 1-41



venerdì 28 marzo 2014

Venerdì della III settimana di Quaresima

Gerarchia

 



 Os 14, 2-10; Sal.80; Mc 12, 28-34
Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai


Nelle cose che facciamo, è necessario stabilire una gerarchia per determinare, in base all’urgenza, ciò che è da fare prima e ciò che è da rimandare. Anche nei comandamenti c’è un primo posto. Riguarda il rispetto da dare a Dio ed al prossimo, sullo  stesso piano.

È la risposta che Gesù dà oggi o uno degli scribi. Quest’ultimo aggiunge un’altra cosa, riferendosi a Dio: amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici.

Questo primato esprime, allora, il giusto culto da dare al Signore, la cui base è nel cuore. Lì il centro delle nostre scelte e delle nostre intenzioni. Mettere Dio ed il prossimo al primo posto è rinunciare agli altri idoli di questo mondo, che non possono salvare. Tutto questo in un graduale cammino interiore che faccia crescere nella fedeltà a Dio.

Egli, per bocca di Osea, afferma:

Sarò come rugiada per Israele;
fiorirà come un giglio
e metterà radici come un albero del Libano,
si spanderanno i suoi germogli
e avrà la bellezza dell’olivo
e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,
faranno rivivere il grano,
fioriranno come le vigne,
saranno famosi come il vino del Libano.

Lo sarà anche per noi se nelle scelte concrete lo mettiamo al primo posto insieme al prossimo che cammina con noi. Insegnaci ad amare, Signore.


PENSIERO DEL GIORNO

 Il vero amore non è né fisico né romantico.
Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!
 
Kahlil Gibran

giovedì 27 marzo 2014

Giovedì della III settimana di Quaresima


Ascolto

Ger 7, 23-28; Sal.94; Lc 11, 14-23
Chi non è con me è contro di me

Chi non ascolta la Parola e non si apre alla lode, è come un muto. Non sa cosa dire perché non ha nulla da dire. È bloccato dall’egoismo. Nel vangelo di oggi, Gesù guarisce appunto un muto. Gli dona la parola, quella toltagli da un male causato da uno spirito immondo.

Questi demoni vogliono, infatti, che l’uomo si allontani da Dio e non pronunci testimonianza di vita e di comunione. Chi non parla non può interagire con gli altri perché chiuso in se stesso. Dio, invece, vuole per noi una vita fatta di relazione e comunione con i fratelli. Questo con il dono della sua resurrezione che sempre ci risolleva dal male.

Noi, però, dobbiamo porci nell’atteggiamento dell’ascolto, per cogliere nel discernimento ciò che Dio ci chiede nelle concrete situazioni della vita. Ce lo ricorda Geremia, nella prima lettura. Egli rimprovera il popolo ebraico di non ascoltare la voce di Dio e per questo di essere uno smemorato, dimenticando il prodigio della liberazione dalla schiavitù egiziana, che il Signore ha operato.

L’ascolto della Parola apre alla lode proprio perché purifica il nostro cuore dagli attaccamenti terreni, che rendono smemorati nei riguardi di tanti prodigi che avengono in noi a attorno a noi. Se ascoltaste oggi la sua voce!Cogliamo dunque questo invito del salmista (dal salmo 94) e apriamo il nostro cuore alla voce di Dio, per permettergli di guarirci e risollevarci. E vivere così la nostra Pasqua.


PENSIERO DEL GIORNO

Dio ci ha dato due orecchie ed una sola bocca per ascoltare almeno il doppio di quanto diciamo

Proverbio Cinese 


mercoledì 26 marzo 2014

24 ore per il Signore



Venerdì e sabato prossimi vivremo uno speciale momento penitenziale, chiamato “24 ore per il Signore”. Inizierà con la Celebrazione nella Basilica di San Pietro, venerdì pomeriggio, poi nella serata e nella notte alcune chiese del centro di Roma saranno aperte per la preghiera e le Confessioni. Sarà -possiamo chiamarla così - sarà la festa del perdono, che avrà luogo anche in molte diocesi e parrocchie del mondo. Il perdono che ci dà il Signore si deve festeggiare, come ha fatto il padre della parabola del figliol prodigo, che quando il figlio è tornato a casa ha fatto festa, dimenticandosi di tutti i suoi peccati. Sarà la festa del perdono.


Angelus del 23 marzo

Mercoledì della III settimana di Quaresima


Terra promessa
 

Dt 4, 1. 5-9; Sal.147; Mt 5, 17-19
Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli


Gli ebrei hanno camminato quarant’anni nel deserto per raggiungere la terra promessa. Mosè la loro guida principale, la quale ha indicato la Legge di Dio da seguire per raggiungerla. Sono i dieci comandamenti. Leggi scritte nel cuore dell’uomo.
  
La benedizione di Dio equivale al rispetto di queste norme. Proprio come dei paletti che lungo il cammino indicano la strada per raggiungere la salvezza. La nostra felicità è, appunto, il mettere ordine nel nostro cuore confuso e stordito da tante cose.

Gesù indica la via della salvezza nella strada della croce che porta alla resurrezione. Non abolisce la legge di Mosè, con i profeti che la richiamano, ma la porta a compimento. Addirittura è più esigente. Nel vangelo odierno, infatti, afferma: Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

La grandezza del discepolo equivale all’osservanza dei comandamenti, come legge dell’amore che Dio ha per ognuno di noi. Non pure norme esteriori, ma regole di vita che coinvolgono il nostro esistere. Il paradiso è una meta da conquistare. Queste norme gli scalini da salire. Richiedono sacrificio e dedizione, ma con la forza di Dio sicuramente arriveremo alla resurrezione, come meta di pace e serenità. 

La saggezza descritta dalla prima lettura, tratta dal Deuteronomio, è proprio abbandonarsi a Dio e seguire le sue vie. Come albera piantato lungo corsi d’acqua.


PENSIERO DEL GIORNO
 
 Io, il Signore, ho fatto progetti precisi su di voi. Vi assicuro: sono progetti di benessere, non di sventure perché voglio darvi un futuro pieno di speranza

Ger 29, 11

Inverno



Tentativo di tavolozza invernale

martedì 25 marzo 2014

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Chiamata e risposta



Prima del tempo Gesù risponde alla sua vocazione che è quella di salvare gli uomini con il suo sacrificio sulla croce. L'offerta di se stesso annulla tutti i sacrifici del passato nell'unica oblazione del suo corpo. Così siamo santificati una volta per sempre.

Ogni volta che celebraimo l'Eucaristia si ripete quest'offerta alla quale tutti noi ci uniamo in virtù del battesimo, dove anche noi abbiamo risposto alla chiamata ad essere figli adottivi del Padre per mezzo di Cristo in virtù dello spirito.

Anche Maria, la mamma di Gesù, ha risposto a questa chiamata. Proprio nel giorno in cui l'angelo le annuncia che portarà alla luce il Salvatore. Un mistero al quale ella risponde come il Figlio: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.

La nostra vita dei battezzati è una continua risposta alla chiamata di Dio per compiere la sua parola, il disegno che egli ha su ognuno. Nel discernimento serio ed attento della nostra vita alla luce della Parola che si incarna nella nostra storia, possiamo contribuire come Maria alla realizzazione del Regno. 


PENSIERO DEL GIORNO

Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande

anonimo 

lunedì 24 marzo 2014

Acqua viva



COLLETTA

O Dio, sorgente della vita, tu offri all'umanità
riarsa dalla sete l'acqua viva della grazia
che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore;
concedi al tuo popolo il dono dello Spirito,
perchè sappia professare con forza la sua fede,
e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore.


Oggi e' l'acqua il simbolo richiamato dalla liturgia. Acqua viva. Il dono dello Spirito che Gesu' fa a noi battezzati. Quell'acqua che trasforma il cuore da roccia a carne. Lo rende capace di amare e di avere amicizia intima con lo sposo che e' Cristo.

Egli ha sete di noi in quanto comunita' battesimale: desidera la nostra salvezza; vuole stipulare con noi le sue nozze. Ci indica il sentiero verso il vero pozzo dove dissetarci per sempre: la sua Parola, l'Eucaristia. Li' le sorgenti della felicita' duratura che riempie il nostro intimo di gioia. 

Lunedì della III settimana di Quaresima


Incredulità


2 Re 5, 1-15; Sal.41 e 42; Lc 4, 24-30
Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei

Sono sempre gli estranei che apprezzano le ricchezze che sono in una terra. Spesso anche i doni delle persone. Nessun profeta è accettato in patria. È quanto accade a Gesù. Pochi credono alla sua predicazione. I molti si dicono: ma questi non è il figlio di Giuseppe e di Maria? Come può dire di essere Figlio di Dio?

Proprio a causa di quest’incredulità, Egli non può compiere prodigi. Nella scrittura episodi del genere sono già accaduti. Cristo stesso li ricorda. Come quello di Naaman il lebbroso. Egli è comandante dell’esercito del re di Aram ed è lebbroso. Una ragazza ebrea, che è a servizio della moglie, gli consiglia di andare in Samaria da un profeta.

Egli, allora, con permesso del suo superiore, si mette in viaggio e va in Israele, dal re. Quest’ultimo si sente quasi offeso per la richiesta di questo luogotenente. Il profeta Eliseo sa della cosa e dice al re di mandargli l’uomo. Gli dice di immergersi nel Giordano sette volte. Naaman quasi si ribella: perché non immergermi nelle acque del mio paese? Pensa. Tuttavia, segue il consiglio e guarisce.

Questo prodigio ricorda il forte valore simbolico che ha il Giordano, attraverso il quale gli ebrei sono passati per entrare nella terra promessa. Un simbolo pasquale che per gli ebrei è la liberazione dalla schiavitù egiziana. Per noi la liberazione operata da Gesù attraverso la sua morte-resurrezione. Questo evento è fondamentale per la nostra fede. Dovremmo farlo nostro e viverlo, come Naaman si è fidato di Eliseo ed è stato guarito.


PENSIERO DEL GIORNO

Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso

  Kahlil Gibran 

domenica 23 marzo 2014

Cristo è risuscitato



20. Secondo la concorde testimonianza evangelica, la risurrezione di Gesù Cristo dai morti avvenne nel « primo giorno dopo il sabato » (Mc 16, 2.9; Lc 24, 1; Gv 20, 1). In quello stesso giorno, il Risorto si manifestò ai due discepoli di Emmaus (cfr Lc 24, 13-35) ed apparve agli undici Apostoli riuniti insieme (cfr Lc 24, 36; Gv 20, 19). Otto giorni dopo — come testimonia il Vangelo di Giovanni (cfr 20, 26) — i discepoli si trovavano nuovamente riuniti, quando Gesù apparve loro e si fece riconoscere da Tommaso, mostrando i segni della sua passione. Era domenica il giorno della Pentecoste, primo giorno dell'ottava settimana dopo la pasqua giudaica (cfr At 2, 1), quando con l'effusione dello Spirito Santo si realizzò la promessa fatta da Gesù agli Apostoli dopo la risurrezione (cfr Lc 24, 49; At 1, 4-5). Fu quello il giorno del primo annuncio e dei primi battesimi: Pietro proclamò alla folla riunita che il Cristo era risuscitato e « quelli che accolsero la sua parola furono battezzati » (At 2, 41). Fu l'epifania della Chiesa, manifestata come popolo nel quale confluiscono in unità, al di là di tutte le diversità, i figli di Dio dispersi.

Giovanni Paolo II, Il giorno del Signore

sabato 22 marzo 2014

Ristoro

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Gv 4, 5-42


Ho sete di tante cose. Di acqua soprattutto. Ma anche di qualche bevanda. dipende dal tipo di sete. D'estate con il caldo ancora di più. Apprezzo molto la freschezza delle fonti, di cui la nostra zona è ricca.

Spesso ho una sete diversa. Vado allora alla ricerca di posti solitari dove sostare. Passeggio nei boschi. Mi raccolgo in silenzio. Cerco di far calare dentro di me quella Parola che riecheggia dalla liturgia. Una piccola sillaba che come goccia d'acqua può placare il mio cuore.

E' una contemplazione che si cala nella mia memoria e la ristora. L'aridità dovuta al da farsi si placa, così, in placida armonia. Poi la trasformo. E le emozioni diventano poesie, dipinti, pensieri da condividere. Mi accorgo di essere parte di una grande famiglia che cammina.

Quello che ricevo si trasfigura in attimo di donazione, che rendono i ritmi abitudinari delle celebrazioni in momenti unici. Attingo quell'acqua che sono chiamato a rendere nelle azioni liturgiche ed in tutta la mia vita. Mi sento proprio come la samaritana.

Un'anima in cerca dello sposo. E mi accorgo che non sono io a cercarlo ma è Lui che cerca me. Sì, lo ritrovo sempre alle mie fonti, seppure a volte, sorgenti che non dissetano. Lui è lì che mi cerca. Non solo me, ma tutti coloro che hanno sete ed attendono.

E' Dio che ha sete di noi. Una delle ultime parole di Gesù sulla croce: ho sete, dimostra proprio la follia del nostro Dio. E' innamorato di noi, della sua chiesa, del suo popolo. Sorprendente. Ma è così. Questo consola un po' la mia follia.


 
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Sabato della II settimana di Quaresima



Gioia divina
 


Mic 7, 14-15. 18-20; Sal.102; Lc 15, 1-3. 11-32
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita


Il nostro è un Dio sempre disposto al perdono. È sempre sulla soglia che ci aspetta, senza accusarci di nulla. La sua gioia è averci ritrovati. Come il padre misericordioso della parabola che oggi racconta il vangelo.

Uno dei due figli chiede la sua parte di eredità e lascia la casa. Poi, dissipa le sue sostanza e rimane senza nulla. Non sa che fare. Pensa ai bei momenti quando era in famiglia e non gli mancava nulla. Ci prova: torna a casa per chiedere di essere accolto come un servo. Ormai non ha nulla da perdere.

Con sua meraviglia trova il padre contentissimo di aver riavuto suo figlio. Gli fa una festa addirittura. Riceve il posto che aveva prima. Il fratello maggiore è indignato, come sarebbe la maggior parte di noi. Ma il padre ribadisce: bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.

È la stessa gioia che Dio prova quando un il peccatore pentito torna a Lui con cuore pentito. Lontani da Dio non siamo felici e perdiamo tutto quello che abbiamo. Con Lui non ci manca nulla ed il nostro cuore è soddisfatto, perché riposa in Lui.


Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici (salmo 102).



PENSIERO DEL GIORNO

 Saprete che avete perdonato qualcuno quando lo vedete, o udite il suo nome e non avete più reazione emotiva. Quando qualcuno toccherà il punto dove c’era una ferita e non sentirete dolore, saprete di aver perdonato davvero.

 Don Miguel Ruiz  I Quattro Accordi 


Saprete che avete perdonato qualcuno quando lo vedete, o udite il suo nome e non avete più reazione emotiva. Quando qualcuno toccherà il punto dove c’era una ferita e non sentirete dolore, saprete di aver perdonato davvero. - See more at: http://www.stampalibera.com/?p=70747#sthash.P4HgZ8ve.dpuf

venerdì 21 marzo 2014

Venerdì della II settimana di quaresima


Prodigio


Gen 37, 3-4. 12-13. 17-28; Sal.104; Mt 21, 33-43. 45
Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi.

Nel vangelo di oggi Gesù applica a sé questa parola della Scrittura.Egli, infatti, non è stato riconosciuto come il Figlio di Dio; anzi è stato condannato a morte. Scartato dal mondo di allora, come spesso accade oggi.

Ma da questo rifiuto Dio Padre ha operato un grande prodigio: ha risorto Gesù dai morti dandogli il potere definitivo sulla morte, sul peccato e sul male. Così il regno di Dio è giunto a compimento. Noi lo abbiamo abbracciato sin dal battesimo. Riconosciamo che questa pietra gettata via è il Messia atteso dalle genti. Che è risorto dai morti per aprirci la strada della vita eterna.

La sorte di Gesù è simile a quella di Giuseppe il venduto, di cui narra la prima lettura odierna, tratta dalla Genesi. Ultimo di sette fratelli, è da questi ultimi venduto a dei mercanti per invidia. Al padre ne è dichiarata la scomparsa.Tuttavia Giuseppe il venduto si trova in Egitto e, grazie a dei doni che il Signore gli ha fatto, diviene amministratore e consigliere dell’imperatore. Addirittura salva l’Egitto da un periodo di carestia.

Nella nostra vita di cristiani può capitare la stessa cosa. Possiamo, infatti, anche noi essere “scartati” per la nostra fede e per le scelte che essa comporta. La nostra sorte, tuttavia, sarà simile a quella di Giuseppe e di Gesù.Al tempo opportuno Dio farà giustizia, ci farà risorgere dalle situazioni negative e ci riporterà alla nostra originaria vocazione che è quella di lodarlo in eterno.


PENSIERO DEL GIORNO

La grazia divina, pur nella sua efficacia, scende non all'interno di un oggetto inerte, ma in un essere libero che può accogliere o rifiutare quel dono

Gianfranco Ravasi 

III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A

Commento vangelo Gv 4, 4-42


giovedì 20 marzo 2014

Giovedì della II settimana di Quaresima


Vita eterna


Ger 17, 5-10; Sal.1; Lc 16, 19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti


Dove c’è acqua c’è vita.Così la fede. Si alimenta alla sorgente della vita eterna che viene da Dio. Noi come alberi. Se germogliamo lungo questi corsi di acqua avremo la vita, altrimenti moriremo. Acqua che disseta per sempre.

Il ricco epulone ha dissipato i suoi beni senza tener conto degli indigenti, come il povero Lazzaro.All’inferno, nelle fiamme eterne, muore di sete. Lazzaro è in paradiso, tra ricche sorgenti. Il ricco gli chiede una goccia, ma non gli è concessa. 

Ormai la separazione è eterna e non si può rimediare.Chiede di avvisare i suoi parenti che sono sulla terra, per dirgli di compiere il bene e conquistarsi quell’acqua. Ma se non hanno ascoltato Mosè ed i profeti potranno ascoltare le anime dei defunti?

Il monito è per noi increduli. Abbiamo la Parola, la rivelazione che ci parla di Dio e di come essergli fedeli. Eppure ci comportiamo come il ricco epulone e pensiamo solamente a noi stessi. Il vangelo è chiaro, ma sono tane le scuse che troviamo per non metterlo in pratica. Non abbiamo tempo per accogliere le sue richieste di misericordia. Non abbiamo tempo per dedicare un po’ di spazio alla preghiera ed alla contemplazione.

Come possiamo cogliere la volontà di Dio? Chi non ascolta le sue parole e non le mette in pratica è come uno smemorato. Non ricorda l’essenza del vangelo e si perde tra gli idoli di questo mondo.Rischiamo, così, di trovarci tra la schiera dei malvagi e come alberi inariditi chiederemo l’acqua viva quando sarà troppo tardi e le nostre radici non potranno può vivificare e portare frutti di vita eterna.



PENSIERO DEL GIORNO

Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza: si è col Cristo che dà senso a tutta la vita. Con Lui tutto ha un senso, compresi il dolore e la morte.
Giovanni Paolo II

mercoledì 19 marzo 2014

SAN GIUSEPPE, Solennità


Discendenza



2Sam 7,4-5.12-14.16   Sal 88   Rm 4,13.16-18.22   Mt 1,16.18-21.24
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore



Oggi è la solennità di san Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù. Uomo discreto e di fede, sa accogliere il mistero di Dio nella sua vita. Il Signore lo chiama a sposare Maria, la quale è già in cinta per opera della Spirito Santo. Una realtà difficile da accettare per un uomo.

Soprattutto perché egli ha la possibilità di ripudiarla, come prevede la legge ebraica.Ma non lo fa ed accoglie Maria con il frutto del suo grembo. Così porta a compimento le antiche promesse, che vedono nella discendenza davidica la nascita del Messia e di un regno stabile per sempre.

Giuseppe, discendente di Abramo e Davide, è antesignano di una nuova eredità dove non è più l’appartenenza ad una nazione la condizione determinante, ma il far parte della grande famiglia umana.

Gesù è ad essa che rivolge il messaggio del regno dell’amore che Egli stesso conquista con la sua morte-resurrezione. Le porte del paradiso, chiuse a causa del peccato di Adamo ed Eva, sono da Lui riaperte. Così la strada della luce è possibile per tutti.

Sull’esempio di Giuseppe siamo oggi esortati a credere nella giustizia divina, che supera ogni genere di formalismo e va diritta alla bontà di Dio che redime dal peccato. Un mistero profondo che coinvolge tutta la nostra vita.

Come, dunque, il falegname si è affiancato a Maria e la protetta con amore di marito, così noi siamo chiamati ad accogliere la verità ed a testimoniarla con scelte coraggiose, che testimoniano nel turbine del mondo la coerenza con la fede che professiamo.


PENSIERO DEL GIORNO


Dobbiamo imparare a rivalutare ciò che è gratuito invece di ciò che percepiamo come «importante» solo perché gli attribuiamo un prezzo, ciò che è il risultato di tempo e lavoro condiviso invece del «già pronto», che di solito ha vita breve

Papa Francesco


martedì 18 marzo 2014

Martedì della II settimana di Quaresima

Il ruolo

Is 1,10.16-20   Sal 49   Mt 23,1-12
Dicono e non fanno

L'ipocrisia ci chiude nei ruoli e impedisce di farci ultimi per il servizio. Essa gonfia di meriti ed onori. Preferisce dei titoli onorifici: padre, dottore, maestro, monsignore... anziché la debolezza per farla diventare forza nelle mani di Dio.

Dio prende per mano la nostra vita e la rinnova. Se vogliamo. Nel rinnovarla la rende luce di testimonianza. Veste bianca e splendente, simile a quella battesimale. Un candore che il Signore sempre deve rinnovare trasfigurando la nostra fragile umanità in potenza di amore.

Le onorificenze servono a poco se non inserite come grado maggiore di guida per amore del prossimo. Nel regno di Dio è così. In tal modo si arriva alla salvezza proposta da Cristo. Chi dona senza misura ha il primo posto ed il massimo grado nella gerarchia celeste.


PENSIERO DEL GIORNO

Dormivo e sognavo che la vita era gioia;mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire e vidi che servire era gioia
 
R. Tagore