venerdì 28 febbraio 2014

Venerdì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Per sempre

 Giac 5,9-12   Sal 102   Mc 10,1-12
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto

Gli sposi promettono di amarsi per sempre, per tutta la vita. I sentimenti forti e veri devono durare per sempre. Soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto. Una persona la si accoglie in ogni momento: gioie e dolori, conquiste e sconfitte.

Prima delle emozioni c'è una persona con la quale crescere e maturare nel condividere tutto. Proprio come una sola carne. Nulla è scontato, ma è un continuo dire sì alla propria alleanza di amore giorno per giorno ed attimo per attimo. Senza nascondere nulla.

Il valore dell'indissolubilità acquisisce così il suo vero significato. Cristo è il modello nel suo amore indissolubile per la chiesa, sua sposa. Un amore che lo ha portato ad accogliere la volontà di Dio Padre, che Egli ha accolto in un continuo e profondo dialogo: donare la vita per il bene di tutti gli uomini.


PENSIERO DEL GIORNO

Senza fine le onde del mare di Ago salgono e scendono la riva rocciosa. Senza fine il mio amore

Poeta giapponese ignoto 


VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A -

Commento vangelo Mt 6, 24-34


giovedì 27 febbraio 2014

L'Unzione degli infermi

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 26 febbraio 2014


Cari fratelli e sorelle, buongiorno.


Oggi vorrei parlarvi del Sacramento dell’Unzione degli infermi, che ci permette di toccare con mano la compassione di Dio per l’uomo. In passato veniva chiamato “Estrema unzione”, perché era inteso come conforto spirituale nell’imminenza della morte. Parlare invece di “Unzione degli infermi” ci aiuta ad allargare lo sguardo all’esperienza della malattia e della sofferenza, nell’orizzonte della misericordia di Dio. 

Giovedì della VII settimana del Tempo Ordinario (anno pari)

Determinati



Giac 5,1-6   Sal 48   Mc 9,41-50
È meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna


Per essere saggi e fare scelte incisive che danno sapore alla vita occorre essere decisi. La determinazione è fondamentale per essere cristiani. E' tagliare ciò che non serve e ci rende schiavi delle passioni. Occorre un cuore vuoto per far spazio a Dio.

In questo senso la condanna della ricchezza. Non solo quella materiale, soprattutto quella del cuore. Un intimo pieno è ricco di tante cose che distraggono dall'essenziale. Una sola cosa è necessaria: fare spazio a Cristo. Lui solo può renderci ricchi di sapori eterni.

Con questi possiamo insaporire la nostra vita e quella degli altri. Con la decisione ferma di evitare tutto ciò che ci porta alla deriva, che fa affondare nella palude di false attese. Esse appagano nel momento presente ma non accumulano nulla per il regno dei cieli.


PENSIERO DEL GIORNO

La speranza è la ricchezza dei poveri
Proverbio

Santa Maria


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mercoledì 26 febbraio 2014

Mercoledì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Il bene


Giac 4,13-17   Sal 48   Mc 9,38-40
 Chi non è contro di noi è per noi


Il vangelo di domenica scorsa ci ricordava che Dio non fa preferenze di persone. Dinanzi a Lui tutti gli uomini sono uguali. Siamo noi che discriminiamo facendoci sedurre dalla logica mondana. Il nostro unico interesse dovrebbe essere fare il bene. Attraverso di esso si manifesta la bontà di Dio.

I discepoli vogliono impedire a chi non segue il Cristo di fare miracoli in suo nome. Ma Gesù risponde: Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chi riconosce che Gesù è il Figlio di Dio gli permette di cambiare la propria vita e quella degli altri. Questo non crea divisioni. Esse avvengono quando nel nome di Cristo si cercano interessi personali. Ogni persona giusta è gradita agli occhi di Dio. Dovrebbe esserlo anche per noi. 


PENSIERO DEL GIORNO

Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio

Alessandro Manzoni 

La Presbyterorum Ordinis a 50 anni dal Concilio



Capitolo primo

Il presbiterato nella missione della chiesa




Il numero due del decreto sottolinea il sacerdozio comune dei fedeli che è la base di quello ministeriale. Tutti i fedeli, in virtù del battesimo, possono offrire a Dio i propri sacrifici tramite Cristo, che li rende partecipi dell’unzione dello Spirito Santo. Ognuno rende così gloria a Dio partecipando ai tre uffici di Cristo: sacerdotale, regale e profetico. Essendo così membra vive del Corpo di Cristo, la chiesa. Il battesimo è la base comune di tutti i fedeli e rende tutti partecipi di una grande famiglia.


Nel corpo della chiesa tuttavia vi sono varie funzioni. Lo stesso Cristo ha così stabilito che vi siano dei ministri nelle chiesa con la podestà dell’ordine sacro, al fine di offrire il sacrificio ed il perdono dei peccati. Ministri che esercitano in forma ufficiale la funzione di sacerdoti: il sacerdozio ministeriale Così egli costituisce gli apostoli e tramite loro i vescovi, loro successori ai quali sono subordinati in grado i presbiteri per essere cooperatori nel retto svolgimento della missione apostolica.


martedì 25 febbraio 2014

Effervescenza



Quando metti una pasticca in acqua, essa frizza. Un'effervescenza che consuma. Poi qualche bollicina e torna la calma. Attimi di esuberanza evanescente colpiscono spesso la vita.

Martedì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Discorso aperto

 Gc 4, 1-10; Sal 54; Mc 9, 30-37
Il Figlio dell’uomo viene consegnato. Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti


Gesù parla apertamente. Egli deve soffrire, essere condannato a morte e risorgere il terzo giorno. Per questo è venuto sulla terra. Chi vuole essere suo discepolo deve seguirlo in questa strada.

Il primo posto va a chi si fa ultimo e servo di tutti, non a chi ambisce i posti di onore senza sporcarsi le mani. La logica del mondo è contraria al vangelo, ci ricorda Giacomo, è induce a chiedere a Dio cose sbagliate.

Il nostro cuore deve essere umile e semplice come quello dei bambini, indicati dal Cristo come il modello per chi vuole seguirlo sul serio. La sua apertura a Dio, scevra dalle screziature dell’egoismo, che lo chiude in se stesso e lo rende come pietra.

Il vero amore passa attraverso le prove della vita e viene purificato dalle passioni che lo legano alla logica della carne, contraria a quanto, invece, suggerisce lo Spirito.

In questo modo ci si avvicina a Dio ed alla sua volontà, che è la salvezza del mondo. Sempre più Egli sottometterà a il nostro cuore alla mediazione del Figlio, che è venuto per donarci la vita vera che dura per sempre.

Ha ragione, allora, il salmista che così recita nel salmo 54:

Affida al Signore il tuo peso
ed egli ti sosterrà,
mai permetterà che il giusto vacilli.

Le prove della vita, a volte molto forti, saranno così ricompensate dalla potenza di Dio, che al tempo opportuno le trasformerà in bene. Questa è la meta del nostro pellegrinare terreno.


PENSIERO DEL GIORNO

L'uomo preferisce una schiavitù comoda ad una libertà esigente

Anonimo


lunedì 24 febbraio 2014

Spunti di paradiso



 Padre voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perchè contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poichè tu mi hai amato prima della creazione del mondo Gv 17, 24


Quando si parla di paradiso pensiamo a qualcosa di lontano dalla nostra realtà. Questo lontano può esprimersi in alcune immagini con le quali è stato descritto: angeli come puttini, Dio Padre con la barba lunga, il Figlio con la croce, lo Spirito come colomba.

Un paradiso così nessuno lo vorrebbe. Sarebbe solo un prolungamento di questa vita così com’è. Cosa faremmo per tutta l’eternità?

Gesù invace parla di qualcosa di diverso che è lontano e vicino allo stesso tempo: la pienezza della felicità. Egli ci propone di rimanere in Lui. Questo può riempire il nostro cuore di gioia e farci sperimentare la resurrezione.

Sian dal giorno del battesimo siamo stati incorporati in Lui. Lì inizia la nostra amicizia con Lui, il nostro paradiso. Giorno per giorno lo costruiamo con le nostre scelte ed il nostro essere con Lui. Fino a quando un giorno, vicino-lontano, lo godremo in eternità, per sempre.

Per sempre staremo con Lui. Questo è il paradiso: il godere di una felicità eterna, senza più lutto e dolore.

Case vuote



Caro diario,

                   ammirando il panorama del mio paese spesso vedo case vuote. Chi è passato a miglior vita, chi partito per nuovi lidi, soprattutto per il lavoro. Immagino il passato, quando esse erano piene di vita.

Oggi desolazione. No so se sia la nostalgia o lo sconforto che voglio esprimerti. Forse tutte e due. Così da un lato vedo il fantasioso passato che è presente, dall'altro la realtà di porte e finestre chiuse. In un luogo che tuttavia rimane nel suo fascino.

La natura continua a parlare. Le acque che scorrono sotto i ponti, gli alberi, i vitigni. Certo pure strade e case nuove che affiancano il vecchio borgo. Ma i ritmi industriali ancora non incidono del tutto. Case vuote, ma persone ancora ricche di valori.

Molti sono sfiduciati. La speranza di poter rimanere qui per molti è utopia. Come è sempre stato d'altronde. America, Svizzera, Germania ed altri ancora, sono sempre stati luoghi di emigrazione. Non è una novità di oggi.


Invito

 
COLLETTA

O Dio, che nel tuo Figlio
spogliato e umiliato sulla croce,
hai rivelato la forza dell’amore,
apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito
e spezza le catene della violenza e dell’odio,
perché nella vittoria del bene sul male
testimoniamo il tuo Vangelo di pace.


Siate santi come Dio è santo. Questo l'invito che Gesù oggi ci rivolge. Il Signore non è lontano da noi. E' molto vicino perchè è presente nelle nostre relazioni di amore vero. Un amore che non contabilizza, che perdona, che ama i nemici. Un mondo arduo quello di Dio. Ma non irrealizzabile. Egli per questo ha mandato suo Figlio nel mondo: per condividere il suo amore. Se lo crediamo possibile ci entreremo con tutta la nostra vita senza esitazioni.

sabato 22 febbraio 2014

Questione di calcoli?


VII Domenica del Tempo Ordinario. Anno A 

Mt 5, 28-38


Un giorno dovevo andare a fare delle compere. Mi annoiavo ad andare da solo. Trovai al bar un amico e gli chiesi se voleva venire con me. Venne. Siccome al negozio dove andammo non trovai quello che mi serviva, cercai un altro rivenditore.

Sicché impiegai più tempo del dovuto. Il mio amico si arrabbiò. Quel quarto d'ora in più lo fece andare in bestia. Perché aveva altre cose da fare. Se avevi da fare perché sei venuto? Mica ti ho obbligato? Poi tante volte sono venuto con te per intere giornate! Replicai.

Insomma, rischiammo di litigare. Ognuno per le sue valide ragioni di "calcoli". La vita, gli impegni ci portano ad essere così. Al primo posto l'orario e gli impegni. Poi il resto. Persino l'amicizia. Sì, più di tutto invitai quella persona perché gradivo la sua presenza. Calcoli precisi non li avevo fatti.

D'altronde anch'io gli rinfacciai qualcosa in base alle mie pretese. Ed altre volte mi sono arrabbiato con altri per lo stesso motivo. Di per sé sono valide ragioni. Però mi rendo conto che i calcoli non ci aiutano a vivere e spesso li metto volentieri da parte. Pur se difficilmente mi faccio passare la mosca sotto il naso.

Il ma io vi dico di Gesù mi richiama proprio quest'oltre che dovrebbe caratterizzare noi cristiani. Cristo è venuto a completare ciò che mancava alla legge di Mosè, seppur giusta. Ci invita ad essere santi come Dio è santo. E per questo a non calcolare ma ad amare disinteressatamente. Nemici compresi.

VII domenica del tempo ordinario - anno a

Commento vangelo Mt 5, 28-38


venerdì 21 febbraio 2014

Buono è il Signore



Lamentazioni  3, 17-26; Salmo 129; Giovanni 5, 24-29


Buono è il Signore con chi spera in Lui. Tanti sono i benefici che Egli concede alla nostra vita. Come è stato per la nostra sorella defunta. Tanti sono i motivi che lei aveva per lodare Iddio. Certamente come tutti non meritava di morire. Ma Dio non si dimentica di chi muore.

Il suo nome è Amore e Vita. Ha preparato per la nostra cara defunta una dimora eterna, dove ella adesso vive nella pace. Gode per sempre la bontà di Dio. Quella che ha sperimentato in questa vita terrena ascoltando la Parola e nutrendosi dell'Eucaristia.

Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Le opere
 

Gc 2, 14-24. 26; Sal 111; Mc 8, 34-39
 Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà


Chi vuole essere discepolo di Cristo è chiamato a seguire il suo esempio. Prendere la croce e seguirlo nell’attuazione della volontà del Padre.Prima di questo però, un atteggiamento fondamentale: rinnegare se stessi. Questa è la cosa più difficile, perché significa mettere da parte le proprie convinzioni, la propria mentalità, il proprio punto di vista per aprirsi a Dio ed al suo modo di vedere. Che certo non è la logica del mondo.

Questo cammino graduale di crescita interiore ha come base una certezza: quella di raggiungere la vera felicità, chiaramente indicata dal discorso della montagna. Felicità che vuol dire vita eterna, che non finisce.Avendo chiara questa meta, la fede si traduce sempre in opere concrete, che dimostrano il nostro agire nel mondo come figli della luce e dell’amore vero che viene da Dio.

Molti sono gli ostacoli: pigrizia, orgoglio, superbia…. ma altrettanto presente è la grazia di Dio che ci guida nel cammino interiore di purificazione del nostro egoismo. Come Abramo, che è stato messo alla prova proprio per far aumentare la sua fede in quel Dio che l’ha chiamato a lasciare tutto.

Anche a noi le prove non mancano. Lì siamo particolarmente chiamati a rinnegare noi stessi per abbandonarci a Dio ed alla sua volontà, pur se ci sembra assurdo. Tuttavia, se vediamo il Signore come un provvido padre, allora il nostro umile servizio sarà più amorevole, perché sappiamo che Egli vuole il nostro bene. Noi, sentendoci amati, agiremo come suoi figli e diffonderemo nel mondo il suo amore.


 PENSIERO DEL GIORNO

Un atto di Carità copre una moltitudine di peccati
 
1Pt 4, 8


giovedì 20 febbraio 2014

Panorama


Panorama di Senerchia (Av)

Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Povero tra i poveri

Gc 2,1-9   Sal 33   Mc 8,27-33
Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire

Gesù si è svuotato della sua dimensione divina per farsi totalmente uno di noi. Ha assunto persino la morte. Perché era l'unico modo per vincerla con la resurrezione. San Paolo afferma in una delle sue lettere di essersi fatto tutto a tutti.

Proprio come ha fatto Gesù. E' incomprensibile che un Dio possa fare questo. L'annuncio della sua passione sgomenta gli apostoli. A ben vedere anche noi oggi. Preferiamo un Dio potente piuttosto che un povero tra i poveri. Ma chi è più credibile?

Certamente chi sa ascoltare il grido del misero. Ma questo può farlo solamente chi si fa ultimo tra gli ultimi. Gesù ha conosciuto il patire. Per questo può capire la nostre povertà. Per primo Lui ha sperimentato la sofferenza. Per primo Lui ha vinto la morte.


PENSIERO DEL GIORNO


Non potendo vedere Cristo con gli occhi, non possiamo esprimergli il nostro amore; possiamo però vedere sempre il prossimo e fare per lui quel che faremo per Cristo, se lo vedessimo



Madre Teresa di Calcutta

mercoledì 19 febbraio 2014

Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Uditori

Giac 1,19-27   Sal 14   Mc 8,22-26
Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa

Gli uditori sono coloro che mettono in pratica la Parola. I distratti la lasciano scivolare senza coglierne l'importanza. La Parola va accolta come Parola di Dio e non puro scritto di uomini. Così essa può essere quella lampada che guida il cammino.

Graduelmente migliora il nostro modo di vedere le cose orientandolo a Dio. In questo senso è taumaturgica, perchè guarisce la cecità dovuta all'egoismo. Un cammino graduale. così come gradatamente si guarisce da una malattia, con una cura prescritta dal medico.

Gesù è il medico della nostra vita spirituale. La medicina sono la Parola e l'Eucaristia. Il cammino è quello che facciamo con la chiesa. Dove vi sono ministri che in nome di Cristo ci donano la sua grazia per il perdono dei nostri peccati ed il miglioramento della nostra vista spirituale.

PENSIERO DEL GIORNO

Essere cristiani non si riduce a seguire dei comandi, ma vuol dire essere in Cristo, pensare come Lui, agire come Lui, amare come Lui; è lasciare che Lui prenda possesso della nostra vita e la cambi, la trasformi, la liberi dalle tenebre del male e del peccato.

Papa Francesco - Udienza generale 10 aprile 2013


Festa dei ministranti a Quaglietta




Il 6 febbraio ha avuto luogo la 1° festa dei “Ministranti di Quaglietta”. I ministranti (circa 25) hanno avuto modo di vivere dei momenti molto particolari, che hanno suscitato attimi di condivisione e di crescita personale, utili per diventare coscienti del proprio essere interiore; un metodo per diventare più forti, più felici, più responsabili e più equilibrati.

Una vita equilibrata richiede che ci prendiamo cura non solo delle necessità del corpo, dei sentimenti e della mente, ma anche delle necessità dello spirito, ed è questo il ruolo della crescita spirituale e uno dei motivi per cui il gruppo è nato. La serata è stata offerta dalla Parrocchia “Santa Maria Del Carmine”, che ha voluto ringraziare l’intero gruppo per il servizio prestato durante tutto l’anno liturgico. 

Oltre ad aver mangiato insieme una bella pizza, ci siamo divertiti con un bel gioco. Un grande pacco doveva essere scartato da diversi ragazzi, fino ad arrivare al regalo. L'ultimo a togliere la carta finale da imballo ha vinto. Ma tutti, alla fine, hanno avuto un po' di cioccolata da mangiare. Veramente un bel momento di aggregazione per questo giovane gruppo di ministranti che desidera crescere e servire sempre meglio la parrocchia.

Si ringrazia l’intero Consiglio Pastorale, le suore della Congregazione “Marta & Maria”, il Coro Parrocchiale,le catechiste ed nostro caro parroco, che con il suo entusiasmo e la sua festosità ha reso indimenticabile e piacevole la serata. 

Gelsomino 


martedì 18 febbraio 2014

Martedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Occhi per vedere


Giac 1,12-18   Sal 93   Mc 8,14-21
Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode


Dio non tenta nessuno, ribadisce Giacomo nella sua lettera. La tentazione viene dalla concupiscenza della carne e rischia di portarci al male. Essa non ci fa vedere la volontà di Dio, ma ci lascia sedurre dallo spirito del mondo.

Gesù, nel vangelo odierno, rimprovera i suoi discepoli perchè a causa del loro cuore indurito non sono capaci di capire il miracolo vero che si nasconde dietro il segno della montiplicazione dei pani.

Egli è venuto per donare a noi la sua vita e la possibilità di vedere con la sua resurrezione dai morti. Vedere con gli occhi di Dio. E con questo essere profeti nella scena del mondo con la luce del suo amore.

Che il Signore rinnovi sempre il nostro cuore. In modo da avere una vista spirituale acuta per scrutare le meraviglie di Dio, offuscate dal male presente nella storia, e testimoniare la sua eterna misericordia.


PENSIERO DEL GIORNO

Per cercare Dio si chiede un cuore nudo, forte e libero da tutti i mali e i beni che puramente non sono Dio

San Giovanni della Croce

 

lunedì 17 febbraio 2014

Ghiaia



La ghiaia scende repentina dalla montagna
Travolge tutto.
In un attimo cambia la geografia
Rompe strade,
trascina alberi
serpeggiando verso il basso.

Chiude i canali d'acqua
generando percorsi
alternativi
rubati con violenza.

Chissà da quanti secoli
è rimasta su in alto.
All'improvviso è lì che scivola.

E porta via.

Come i cumuli della nostra vita.
Repentinamente scivolano e cambiano.

Lunedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Conferme
 
Gc 1, 1-11; Sal 118; Mc 8, 11-13
 Perché questa generazione chiede un segno?

A volte vorremmo che la nostra fede sia confermata da evidenti segni esterni. Se avvengono allora ci sentiamo confermati. Soprattutto quando le cose vanno bene, secondo quanto ci aspettiamo. La salute, il lavoro, le relazioni sentimentali.

Se questi segni non avvengono che ne è della nostra fede? Non avrete alcun segno! Questa la risposta che Gesù dà ai farisei. Altrove dice: non avrete alcun segno se non quello di Giona. Riferendosi alla sua morte-resurrezione. Questa risposta vale anche per noi.

Oltre alla morte-resurrezione di Gesù, non c’è nessun segno, nessun miracolo cui aggrapparsi. Su questo evento si basa la nostra fede cristiana e nessuno può darci certezza, se non la fede in Dio. 

La fede si fortifica nelle prove, così come afferma Giacomo: Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.

La fede, unita alla pazienza, ci permette di abbandonarci a Dio ed alla sua volontà. Egli ci libererà dalle nostre pene al tempo opportuno, come ha fatto con suo Figlio Gesù.

Dobbiamo aggrapparci alla Parola ed alla Eucaristia per permettere a Dio di alimentare in noi la fede che, insieme alla speranza ed alla carità, è suo dono. Che il Signore ci faccia crescere nel suo amore, in un atteggiamento di serena umiltà per lasciarci da Lui esaltare.
  

PENSIERO DEL GIORNO

Dio non sa cosa farsene del nostro sapere e delle nostre opere se non possiede il nostro cuore

Leone Dehon
 

domenica 16 febbraio 2014

Cose da fare

VI domenica del Tempo Ordinario, anno A

Mt 5, 17-37


Tutti abbiamo delle cose da fare. Elenchi da seguire, turni di lavoro, orari scolastici. Ricordo l'elenco della spesa che, quando era a casa, mia madre mi dava. Quando riuscivo a trovare tutto ero molto soddisfatto. Poi potevo fare altre cose.

Anche con il mio rapporto con Dio per tanto tempo sono andato avanti così. Già, proprio come un elenco di cose da fare: messa alla domenica, catechismo, oratorio, preghiere mattino e sera, fioretti in quaresima; per dirne alcune.

Più riuscivo a rispettare l'elenco più mi sentivo a posto con Dio. Era come timbrare un libretto. La sera facevo i riscontri. Non ero mai in regola! Chiedevo scusa al Signore con la speranza di fare meglio l'indomani.

Certo che nella mia fase adolescenziale ero peggio di un fariseo! Pensavo che per essere perfetti si dovevano rispettare i comandamenti; il problema era che non ne ero all'altezza. L'unica cosa che mi riusciva bene era la severità. 

Non c'era gioia nel mio essere cristiano. D'altronde oggi Gesù afferma che chi è vicino alla giustizia degli scribi e dei farisei non può entrare nel regno dei cieli. E al giovane ricco che gli dice di rispettate tutti i comandamenti sin dalla giovinezza dice: una sola cosa ti manca, va vendi tutto quello che hai dallo ai poveri poi vieni e seguimi.

E' quello che oggi vivo, cioè la gioia di seguire Cristo. La perfezione non l'ho ancora trovata, mi rassegno ad essere un peccatore ma con la consapevolezza di essere amato e di donare altrettanto amore (almeno ci provo).

sabato 15 febbraio 2014

VI domenica del Tempo Ordinario, anno A

Commento vangelo Mt 15, 17-37


Sabato della V settimana del Tempo Ordinario (anno pari)


Sollievo

1 Re 12,26-32; 13,33-34; Sal 105; Mc 8, 1-10
 Mangiarono a sazietà

Gesù ha compassione delle folle. Si prende cura di loro. Anche di noi. Il suo instancabile ministero lo porta a contatto con molte infermità che fanno soffrire l’uomo e lo rendono schiavo. Soprattutto il peccato è la causa di tanto mal spirituale, che Egli elimina con la sua morte e resurrezione.

Le folle hanno fame e Lui le vuole sfamare moltiplicando i sette pani dei discepoli che sono lì. Tutto si può moltiplicare nello spirito della condivisione. A cominciare dal pane eucaristico. Gesù si dona per cibarci col pane vero che viene dal cielo: il suo corpo e la sua carne gloriosi. Solamente così possiamo diventare come Lui ed avvicinarci alla via della grazia, mettendo da parte la nostra fragile e precaria condizione umana.

Questo gesto d’amore di Dio, che è sempre vicino al suo popolo, lo ricordiamo particolarmente in questo periodo per gli ammalati. Per loro vi è un sacramento specifico: l’unzione degli infermi. Un sacramento che, appunto, perdona i peccati e dona sollievo per le sofferenze fisiche. Così Gesù, tramite i ministri consacrati, si rende loro vicino per donare forza interiore, necessaria per affrontare lunghi periodi di malattia. Ma è necessario anche il nostro impegno e la nostra disponibilità. 

Anche noi, allora, siamo chiamati a condividere quel poco che abbiamo. Gesù lo moltiplicherà e porterà sollievo a tanti. Vincerà la nostra incredulità se invece di giudicare gli altri, per primi varcheremo le frontiere dei mali del mondo, a cominciare di chi c’è vicino, e ci rimboccheremo le mani per dare il nostro contributo di credenti, battezzati nel nome della Trinità.

 

venerdì 14 febbraio 2014

SANTI CIRILLO E METODIO


Evangelizzazione

 

At 13,46-49; Sal 116; Lc 10,1-9

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai


L’evangelizzazione dell’Europa è dovuta anche ai santi Cirillo e Metodio di cui oggi celebriamo la festa. Hanno annunciato il vangelo soprattutto nelle regioni slave, coniando un codice linguistico detto, appunto, cirillico. Hanno risposto alla chiamata di seguire il Signore nell’annuncio diretto del Regno ai pagani. Gli Atti degli apostoli, infatti, ci ricordano l’intenzione divina da far conoscere in tutto il mondo il suo amore salvifico, non solo nella regione del popolo ebraico, oggetto della prima rivelazione.

Tutte le nazioni sono chiamate alla salvezza. E salvezza vuol dire anche promozione delle varie culture, dove il vangelo può incarnarsi. Così come è stato per le popolazioni slave, dove Cirillo e Metodio hanno operato. Anche decifrando la lingua del luogo. Come i settantadue discepoli inviati da Gesù a due a due, questi fratelli insieme hanno cooperano per l’annuncio del regno ai poveri ed ai bisognosi, per i quali Cristo è venuto su questa terra, annunciando una parole si speranza con la sua morte-resurrezione.

Un impegno concreto a favore del mondo per mettere tutti nella condizione di lodare il Signore per le sue meraviglie. In questo progetto ci siamo anche noi, sin dal giorno del battesimo. Riconosciamo la signoria di Cristo sul peccato e sulla morte; lo abbiamo incontrato in varie situazioni della nostra vita, dove abbiamo sperimentato la sua presenza. Ora lo annunciamo agli altri con la nostra testimonianza di vita, fedele al vangelo, nel rispetto della dignità di ogni persona, immagine di Dio. Questa è la missione dei santi Cirillo e Metodio; questo è il nostro impegno oggi al quale Gesù ci chiama.


PENSIERO DEL GIORNO

 Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. Per questo, chi desidera vivere con dignità e pienezza non ha altra strada che riconoscere l’altro e cercare il suo bene. Non dovrebbero meravigliarci allora alcune espressioni di san Paolo: «L’amore del Cristo ci possiede» (2 Cor 5,14); «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16).

 Evangelii Gaudium, 9

giovedì 13 febbraio 2014

Giovedì della V settimana del Tempo Ordinario (anno pari)


Fedeltà



1 Re 11, 4-13; Sal 105; Mc 7, 24-30
 I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli


Gesù è venuto sulla terra per tutti gli uomini, anche se la rivelazione è iniziata con il popolo ebraico.L’annuncio del Regno è rivolto per primo a questa nazione per arrivare a tutti i popoli. L’episodio odierno del vangelo, mostra proprio questa universalità che si accomuna nella fede nel Figlio di Dio. È la fede che salva.

Già nell’Antico Testamento, la fedeltà dei re, come Salomone, viene meno. Altri dei sostituiscono il culto del Dio di Abramo Isacco e Giacobbe, quel Dio che ha liberato il popolo ebreo dalla schiavitù egiziana.La tentazione degli idoli non è lontana dalla nostra portata. Anche noi, che abbiamo abbracciato la fede in Cristo Gesù, siamo tentati da altri dei e spesso ci allontaniamo dalla fede del nostro battesimo. 

Siamo invitati a mantenere viva la nostra fede per portare la nostra carità operosa a tutti i fratelli, in particolare quelli in difficoltà. Il nostro attivismo non deve allontanarci dalla fede in chi tutto può, soprattutto nei riguardi del cuore, spesso un mistero a noi stessi.

Nessun idolo può arrivare nei meandri del nostro intimo. Solamente Cristo può sanarci e darci quella forza per vedere nei sofferenti il suo volto; e mostrare a tutti la misericordia del Padre.La memoria può aiutarci a rivivere la prima forte esperienza dell’incontro con il Signore, la nostra Pasqua; sì da estere testimoni credibili di un Dio che continuamente s’incarna nella nostra vita per salvarci e portare questa via a tutti gli uomini.


La fiamma della fede





Ts 4, 13-18; Sal 26;  Lc 12, 35-40


In quel tempo Gesù disse siate pronti con le lucerna accese e la cintura ai fianchi siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.

Non si sa quando arriva il padrone nell'arco della notte, ma beato chi avrà la lampada accesa in quel momento. La lucerna accesa rappresenta la nostra fede. Fede in un Dio che è sempre vicino anche e soprattutto nei momenti difficili.

La fede è apertura alla speranza che la scena di questo mondo si sta trasformando grazie alle resurrezione di Gesù. Con essa Cristo ha vinto la morte. Una vittoria di cui siamo partecipi sin dal battesimo. Noi come la nostra defunta e tutte le persone passate all'altra riva.

mercoledì 12 febbraio 2014

Aria di casa mia



Caro diario,
                   ieri mattina ho fato una bella passeggiata per il mio paese nativo. Ho respirato un'aria frizzantina ed un senso di "casa" che mi ha rievocato molte immagini. Il tempo sembrava essersi fermato quando quella sensazione ma ha preso.

C'era un ponte tra l'ieri e l'oggi ed io ne era il tramite; con la mia storia. Soprattutto con delle radici. Da lì quella linfa vitale che commuove. Difficile anche da descrivere. Ti senti forte di un vissuto radicato che ti è stato trasmesso.

Riconoscersi parte di un paese per sempre. Pur nella lontananza e nei vari luoghi a cui altrettanto ti affezioni. Ma lì è diverso. Rimane un tassello fondamentale che solamente il luogo dove sei nato ti può dare.

Mercoledì della V settimana del tempo ordinario (anno pari)

Sapienza del cuore


1Re 10,1-10   Sal 36   Mc 7,14-23
Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo


Il cuore del giusto è pieno della legge di Dio. Essa lo rende puro. Una santità che si esprime nelle virtù proprie del cristiano: mitezza, arrendevolezza, pace, pazienza, perseveranza, e via dicendo. Ecco perché Gesù afferma che a fare impuro l’uomo non sono le cose che entrano ma quelle che escono dalla sua bocca.

Ogni cibo è buono, a differenza di quanto affermano i farisei. La loro giustizia non è in Dio ma in ciò che si deve o non si deve mangiare. Gesù porta al centro il cuore dell’uomo. Lì è la sorgente della vera sapienza, come quella di Salomone, apprezzata dalla regina di Saba.



PENSIERO DEL GIORNO

Beato l'uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che ha acquistato la prudenza, perché il suo possesso è preferibile a quello dell'argento e il suo provento a quello dell'oro.

Libro dei Proverbi, Antico Testamento