sabato 30 novembre 2013

Tu sei pazzo!


I DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)

Mt 24, 37-44


Negli anni settanta al mio paese c'era una persona definita pazza. Io ero piccolo e mi dicevano di fare attenzione e di non avvicinarmi a quel tizio quando lo vedevo. D'altronde ero sempre in mezzo alla strada d'estate, come lui, ed era semplice incontrarlo.

Pazzo. Mah. Non ci credetti fino in fondo. Così un giorno gli rivolsi il saluto, come ad una persona normale. Buongiorno Giuseppe, gli dissi. E lui mi rispose.  Rimasi stupito e ne parlai con mia zia, la quale pure mi aveva messo in guardia.

Voi dite che quello è matto, ma io l'ho salutato e mi ha risposto. Le dissi. Tu sei pazzo, non ti permettere più! Mi rispose. Già pazzo come lui. Replicai. In realtà non mi ha mai fatto paura. Aveva certo l'aria burbera, ma se gli rivolgevi la parola lo vedevi come una persona normale.

Forse perché ero piccolo e non vedevo il pericolo, ma in realtà quel pover'uomo non ha mai fatto male a nessuno. Forse lo avrà subito, chissà. Tuttavia il pensarlo mi sollecita oggi a non lasciarmi condizionare da tanti pregiudizi. Altrimenti rischio di non accogliere la venuta di Gesù nella mia vita.

Proprio attraverso questi "tipi" egli bussa più forte e scuote le nostre coscienze. Il fatto è che noi lo cerchiamo altrove,  e richiamo di non trovarlo o di accontentarci di un dolce surrogato che appaghi le nostre attese. 

Dobbiamo attendere altro nella nostra vita se veramente vogliamo accogliere il Cristo che viene, oggi, a bussare al nostro cuore.


Sant’ Andrea, Apostolo (Festa)


Un pescatore



Rm 10,9-18   Sal 18   Mt 4,18-22
Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono



S. Andrea è un pescatore che ha accolto la chiamata di Gesù. L’ha seguito perché ha preso sul serio la sua proposta. Evidentemente già sapeva chi fosse e non ha esitato. Come capita a noi quando una persona che stimiamo, importante per noi, ci fa delle attenzioni e ci chiede qualcosa. Siamo disposti a fare qualunque cosa, soprattutto se si tratta di un amico.

Gesù parla al cuore di Andrea e anche al nostro. Vuole dargli una motivazione vera, che riempie e dà coraggio e forza nel cammino della vita. Ci chiama per nome perché ci conosce e sa come renderci felici.

Se mettiamo Dio al primo posto, anche noi avremmo il coraggio di seguirlo perché sappiamo che ne vale la pena. Anzitutto perché sperimentiamo il suo amore premuroso, che ci rende sereni e coccolati. Non estranei a scoraggiamenti e sofferenze, ma pieni di speranza nella luce della resurrezione, che ci avvolge e riempie.

Andrea lascia le reti perché si fida: sa che troverà delle reti più gradi che raccoglieranno persone smarrite in cerca di un salvatore. Il Messia atteso è arrivato e sta bussando alle porte degli israeliti. Oggi bussa al nostro cuore e chiama noi a collaborare al suo disegno di salvezza.

Dobbiamo essere attenti e vigili nell’accoglierlo. Egli vuole incarnarsi anche nella nostra storia. Farsi carne oggi. Può farlo grazie a noi se, come Maria, ci rendiamo disponibili all’ascolto della Parola come umili servi del Regno.Che il Signore ci conceda i seguirlo fino in fondo, con tutto noi stessi, nelle strade della vita.


 PENSIERO DEL GIORNO


Una vera amicizia e un amore autentico non ti fanno più dire "Io" ma "Noi", perché sentimenti e vita si intrecciano in una comunione di affetti, di pensieri, di scelte, di ideali. Ed è per questo che quando l'altro muore, tu senti "una grande pena", come afferma Davide, perché è stata amputata una parte di te stesso

Gianfranco Ravasi


venerdì 29 novembre 2013

I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A


          Commento vangelo Mt 24, 37-44



Venerdì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Parole eterne


Dn 7,2-14   Dn 3   Lc 21,29-33
Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino



Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.Ciò che resta e dura non è la sofferenza, la morte ma la Parola di vita che il Signore ha pronunciato tramite suo Figlio, Cristo Gesù. La nostra fede è in Lui, anche se le pesantezze della vita spesso non ci consentono di esprimerla. Anzi rischiano di farcela perdere se non rimaniamo uniti a Dio nella preghiera.

Proprio essa alimenta la speranza e l’attesa della seconda venuta del Cristo. Lì Egli ristabilirà le sorti del mondo, riportandole agli antichi splendori del Paradiso. Tutto splenderà di luce. Nessuna ombra e nessuna tenebra prevarranno e incuteranno paura.

La sensazione di non farcela, soprattutto quando si è nella malattia e nella sofferenza, è forte. Allora incessante deve rivolgersi a Dio il nostro grido di aiuto: per noi e per chi non prega più perché sfiduciato. La comunione spirituale ce lo consente per i vivi e per i morti. Per tutti; anche per i lontani, soprattutto per chi rifiuta il vangelo o ci fa del male.

La forza terapeutica del perdono può, infatti, aprire il nostro cuore alla grazia di Dio e riempirlo di consolazione, di attesa e con Daniele affermare che il potere di Cristo è un potere eterno, che non finirà mai,  e il suo regno non sarà mai distrutto.

Come la sua Parola di vita e di amore. Ci uniamo, allora, a Lui, alle sue continue suppliche verso il Padre affinché presto si liberi dal male e ci faccia rinascere a vita nuova; per poterlo lodare sempre ed in eterno.


PENSIERO DEL GIORNO

Io credo che si conosca un uomo più dalle sue domande che dalle sue risposte

 Thomas Merton


giovedì 28 novembre 2013

Giovedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Insidie

Dn 6, 11-27; Sal da Dn 3; Lc 21, 20-28


Il regno di Dio dura in eterno, come duraturo è il suo amore per noi. Continueranno ad accadere catastrofi e calamità. S’inoltreranno persecuzioni per chi è fedele a Dio. Tutto sembra calare nel nulla. Ma, come il fuoco sotto la cenere, il Regno si diffonde e cresce fino al giorno definitivo quando il Figlio dell’uomo ritornerà e ristabilirà la giustizia e la pace.

Il linguaggio del vangelo odierno è duro perché vuole invitarci a non confidare nella scena di questo mondo, che prima o poi passa, ma in Dio e nel suo potere di salvaci dalla morte fisica e spirituale.

Altrettanto insidiosi sono, infatti, i travagli interiori, come una donna che attende il parto. Solo Dio, tramite suo Figlio, può donarci la forza per affrontarli e vincerli con la forza della sua resurrezione. Anche se gli uomini ci minacciano di morte, non temiamo alcun male perché il Dio della vita è con noi, quando lo mettiamo al primo posto nella gerarchia degli affetti del cuore.

Così è stato per il giovane Daniele. Di fronte alle minacce del re, non ha ceduto ai culti pagani ma è rimasto fedele al suo Dio, continuando a rivolgere a Lui le sue preghiere. Quando, a causa di ciò, finisce nella fossa dei leoni, ne esce illeso nello stupore del re trepidante per aver condannato un uomo giusto.

Un ottimo esempio per noi, altrettanto minacciati da bestie feroci che sembrano dilaniarci: l’invidia, la gelosia, l’avarizia, la lussuria, la gola, l’ira, l’accidia, la vanità; i quali vizi, nel mondo odierno, si insidiano in vario modo nella nostra vita e rischiano di prendere il sopravento nella vita spirituale, se non ci lasciamo guidare da Cristo e dal suo amore gratuito.

mercoledì 27 novembre 2013

Dimensione eterna


COLLETTA

O Dio Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre;
fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio,
e come lui doniamo la nostra vita
per amore dei fratelli,
certi di condividere la sua gloria in paradiso.


La vita potrebbe essere un segmento se ci chiudiamo in noi stessi e nell'effimero passeggero. Aprirci all'amore di Cristo crocifisso è entrare in una dimensione eterna. Il vero amore non finisce mai.

La sconfitta stessa ne è un passaggio che purifica il segmento e lo rinnova in una semiretta proiettata nell'infinita e coinvolgente misericordia di Dio. 

Spesso la delusione, l'incomprensione, il tradimento assumono il deprimente volto di un progetto che crolla; ma nelle mani dell'amore di Dio tutto è segno di consolazione di un regno che non ha fine.

Lì vivremo per sempre il dono gratuito. Quello che oggi scopriamo ed accettiamo come parte della nostra vita di fede. 


sabato 23 novembre 2013

Una semiretta

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Lc 23, 35-43



Una semiretta ha un inizio ma non una fine. Parte da un punto per arrivare in un indefinito. Oggi vedo così la nostra vita. Nasciamo, punto fisso, e siamo proiettati in una dimensione eterna che non finirà mai.

Ricordo quando alle scuole medie ci facevano rappresentare alla lavagna, nelle ore di geometria, le rette, le semirette e i segmenti. Per indicare l'infinità di una semiretta alla fine di mettevano diversi punti sospensivi.

Un giorno un ragazzo fu interrogato. Rappresentami una semiretta. Gli disse l'insegnante. Lui cominciò da un punto della lavagna, poi arrivò all'estremo della stessa e disse al professore: non c'è più spazio.

Il professore replicò: continua pure sul muro fino alla porta. E quando l'alunno fu lì arrivato gli disse ancora: adesso apri la porta e vai fuori!

L'interrogazione era finita proprio male. Così, dopo, ci fu spiegato il senso dei puntini sospensivi. Essi mi fanno pensare non solo all'eternità, ma anche ad una vita che si evolve, che non è sempre la stessa.

Un dirigerci verso la meta non in modo ciclico e passivo, tipo non posso fare nulla, ma un camminare spediti cogliendo ogni giorno la novità della salvezza, che per noi è l'incontro con Gesù.

L'anno liturgico che oggi si chiude, si colloca proprio in questa prospettiva: ogni anno e ogni momento la possibilità di incontrare Gesù nelle varie fasi della nostra vita, meditando sulla sua storia concreta.

Egli è per noi un modello da seguire ed un amico che ci accompagna nel viaggio della vita. Difficile da rappresentare in modo pieno; non impossibile da incontrare come l'amico del cuore.


giovedì 21 novembre 2013

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO 
Solennità

Commento vangelo Lc 23, 35-43
 

La svolta




All’improvviso te la trovi innanzi

e quasi non ci credi.

Avevi  tanto sperato

E non pensavi che si realizzasse l’impossibile.

Tutto procede per il meglio,

puoi finalmente leggere

il rovescio della medaglia,

quel senso recondito

che sembrava essere scomparso.

Presentazione della Beata Vergine Maria





PENSIERO DEL GIORNO


L’anima e la vita di Maria sono da sempre riflesso trasparente della vita divina, ma questa verità non basta a se stessa: la Vergine è un esempio, fino in fondo, del modo in cui l’uomo deve guardare a Dio. Ed ecco quindi che la liturgia oggi ci ricorda il primo degli atteggiamenti da tenere davanti al Creatore: offerta totale di sé e della propria vita.

Matteo Liut

 

mercoledì 20 novembre 2013

Mercoledì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Frutti di vita

 
2Mac 7,1.20-31   Sal 16   Lc 19,11-28
Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?



I doni che il Signore ci ha affidato, anche oggi sono l’oggetto della nostra riflessione. Gesù è il re che ce li affida. Noi i suoi servi disposti a collaborare con lui per il regno di Dio. Non un regno di questo mondo, come molti si aspettavano o si aspettano, ma un impero dove non regna il più forte ma l’ultimo ed il debole.

Solamente chi si riconosce tale può portare frutti, perché confessa la potenza di Dio che rende giustizia al misero. Come la madre ebrea della prima lettura che incita i figli a sacrificare la vita per il Dio dell’alleanza. Egli condannerà il re blasfemo che impone i culti pagani e farà giustizia.

La nostra vita di fede è vera quando impregnata dell’amore di Dio che si manifesta nel suo Figlio Gesù.  La sua morte e resurrezione è l’emblema della nostra via spirituale che sempre combatte le forze del male confidando nella parola “ultima” e definitiva di Dio. 

La battaglia la vinciamo con Dio e sin da ora possiamo essere vittoriosi se ci alimentiamo alla mensa della sua Parola e dell’Eucaristia, dove l’Amore per noi è ancora concreto e vi possiamo attingere, come assetati all’acqua.I nostri talenti crescono e fermentano, allora, se ne riconosciamo l’origine e continuamente li riportiamo ad essa con l’espressione della nostra fede che, anzitutto, si esprime nella preghiera di abbandono alla sua volontà. 

Come un bimbo nelle braccia di sua madre, sappiamo che il Signore ha cura di noi e ci da forza per rialzarci e scoprire sempre i nostri doni per il bene comune.


PENSIERO DEL GIORNO


Io credo di essere incapace di odiare. Attraverso una lunga disciplina basata sulla preghiera, da almeno quarant’anni ho cercato di amare tutti.


Gandhi

martedì 19 novembre 2013

Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Zaccheo

 


2Mac 6,18-31   Sal 3   Lc 19,1-10
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto



Zaccheo è la figura di un grande convertito. Un esattore delle tasse che ha frodato decide di incontrare il Signore Gesù e di seguirlo fino in fondo. Infatti, è disposto a restituire quanto rubato quattro volte in più, mentre la legge prevede il doppio.

Egli è di bassa statura e per vedere Gesù sale su un albero. Tra le tante persone presenti lungo la strada, il Cristo sceglie proprio lui per essere ospitato. Ancora una volta l’iniziativa divina ci sorprende. La sua logica mette al primo posto i peccatori con il cuore contrito.

Tutti lo giudicano per questo. Ma il Figlio dell’uomo sa chi è Zaccheo, lo conosce nell’intimo. In fondo quel pubblicano è una persona buona disposta a rimediare al danno arrecato ai fratelli. Disposto ad accogliere il Messia, a differenza dei capi dell’epoca, così attenti alla Scrittura e alle sue leggi.

La risposta di Zaccheo è immediata, perché si sente travolto dall’amore di Dio, che lo prende in considerazione e lo considera suo figlio. Sentendosi amato, egli si converte, restituendo il frutto del sopruso e donando ancora di più.

Una storia di conversione commovente che ci coinvolge in prima persona. Anche noi siamo curiosi e vogliamo incontrare il Signore nella nostra vita, sempre. Ma se non siamo travolti dall’iniziativa primaria del suo amore gratuito, la nostra rimarrà pura curiosità e non ci entrerà nel cuore.

Se, invece, accogliamo Chi bussa alla porta del nostro cuore, la gioia invaderà la nostra anima e illuminerà i nostri peccati per redimerli. Vedremo così la luce della salvezza e la strada da percorrere su questa terra per raggiungerla.  



PENSIERO DEL GIORNO


Desideriamo ardentemente che Gesù con la sua chiave apra la porta del nostro carcere e dissolva le ombre che ci circondano. L'Avvento da voce a questo nostro desiderio di non rimanere da soli nel carcere della nostra paura, della nostra depressione, della nostra solitudine. Invochiamo Gesù affinché venga e apra la porta per entrare dentro di noi
 

Anselm Grün