sabato 3 dicembre 2016

Missive

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3, 1).

Oggi si inviano messaggi corti ed incisivi. Sono immediati. Anche la risposta arriva quasi subito, il più delle volte. Tutto è veloce. Puoi sapere addirittura se un messaggio è visto o letto. Prima non era così. Per comunicare si usavano missive scritte a mano ed inviate per posta. Dopo tempo di attesa ricevevi il ritorno. Le lettere erano più lunghe e dettagliate. Richiedevano tempo, sia per scriverle sia per leggerle.

Pure nella risposta c'era più bisogno di riflettere. Una volta, appena comprato il mio primo computer, scrissi una lettere con Word. Chi l'ha ricevuta ha notato una certa freddezza, invitandomi a riprendere la scrittura tradizionale. In quelle lettere scritte a penna veramente si percepiva maggiore attenzione. Mio nonno passava intere giornate a scrivere per i suoi parenti all'estero.

Insomma c'era un dinamismo coinvolgente fatto di riflessione ed attesa. Guardavi sempre la buca della posta, oggi carica di bollette e volantini pubblicitari. Pensando al periodo dell'avvento che stiamo vivendo, credo che dovremmo in qualche modo recuperare il senso dell'attesa e della meditazione. Il "tutto e subito" non è di aiuto. Né per noi stessi, né per il rapporto con gli altri e con Dio.

Gesù ci invia continuamente le sue missive. Quella di questa domenica si racchiude in una parola: conversione. Rivedendo la mia vita devo dire che questo termine racchiude un atteggiamento continuo di ascolto e di attesa. Ascolto della Parola, di chi ti sta accanto. Attesa per avere risposte di senso e di direzione per il cammino. Il tutto condito da una profonda contemplazione di un mistero che si compie.

giovedì 1 dicembre 2016

Giovedì della I settimana di Avvento

La casa di Dio


Is 26,1-6   Sal 117   Mt 7,21.24-27
Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli

Il tempio di Gerusalemme è solido. Costruito sulla roccia con ampi blocchi di pietra. In esso la fede ebraica trova la sua stabilità. La sua sicurezza. Finalmente, dopo anni di esilio, una casa per incontrare il Signore. Tuttavia questo luogo della presenza di Dio è distrutto. Non ne rimane pietra su pietra. Gesù lo predice parlando di un nuovo modo di vivere la fede.

Essa non si costruisce sulla roccia  e sulla ingegneria umana, ma sulla Parola eterna di Dio. Non si tratta più di un edificio materiale, ma spirituale. Esso trova il fondamento sulla parola incarnata: Cristo Risorto. Le sue mura sono le pietre della nostra vita. Così l'uomo diventa la casa di Dio attraverso l'adesione di fede in Lui. Un edificio che si rende visibile nelle opere di carità, consolidato dall'azione dello Spirito.

mercoledì 30 novembre 2016

La zattera



La vita può travolgerci come un grande diluvio. La zattera della fede può aprirci alla speranza di un futuro migliore. La venuta di Cristo è proprio quella ancora di salvezza che ci tiene saldi. Con Lui i diluvi si possono navigare nell'attesa dell'ulivo della pace. Esso è la sua venuta definitiva quando, alla fine dei tempi, non ci sarà più dolore ma solamente gioia piena.

martedì 29 novembre 2016

Martedì della I settimana di Avvento

Porta dell'avvento
 

Is 11,1-10   Sal 71   Lc 10,21-24 
 Gesù esultò nello Spirito Santo

Maria è la porta dell'avvento. Con il suo esempio realizza la promessa antica accogliendola nell'attesa. Gesù viene nel suo grembo incarnandosi nella storia. Un mistero che cresce giorno dopo giorno. Maria vede spuntare il germoglio di Davide. Lo custodisce come mamma fin quando non si realizza pienamente nella Pasqua. Una donna umile che ascolta la volontà di Dio e se ne fa serva.

Questo l'esempio per noi: farci piccoli per accogliere la grandezza di Dio. Nell'umiltà siamo chiamati a riconoscere che i nostri pensieri, le nostre vie spesso non corrispondono a quelle di Dio. Infatti, Egli è l'unico che può salvarci rivelando il suo amore per noi. Le strade sono impervie, sofferenti, come per Maria. Tuttavia, la meta realizza pienamente le aspettative del nostro cuore travagliato.

domenica 27 novembre 2016

Storia


                1a domenica di avvento - anno a

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (Mt 24, 44)

Parlami di te. Così mi disse un anziano di Roma. Lo andai a trovare nel mese di volontariato alla caritas, diversi anni fa. Era sulla sedia a rotelle. Lo portai nella villa per una passeggiata e all'improvviso mi chiese della mia storia. Cercai di arrancare qualcosa. Non ero abituato a parlare di me. Non lo facevo mai. Per questo rimasi meravigliato che qualcuno me lo chiedesse.

Dopo gli chiesi di parlarmi di lui. Una lunga e bella storia. Come quella di ognuno. Conoscerla è veramente entrare in un mistero. Soprattutto vedere quella mano che ti guida, quel filo rosso che dà un senso alla trama del vivere. Quella direzione che vedi con il senno di poi e che solamente Dio poteva pensare. Un intreccio di persone, luoghi, eventi, in cui tu non sei per caso.

La Parola aiuta molto in questa revisione. Lì vedi che Dio è nella storia e cammina con noi. Specialmente in Cristo. Egli incarna la nostra natura di pellegrini in cerca di una meta. In questo indica una strada che Egli percorre per primo: quella dell'amore. Gesù è proprio l'avvento di un regno nuovo che vuole coinvolgere la nostra storia. C'è un momento, un luogo, un'ora un cui Egli bussa o ha bussato al nostro cuore.

Ritrovarlo aiuta a leggere tutto in una nuova prospettiva. Se quel giorno ero lì a Roma a parlare di me è proprio perchè ero in ricerca. Cercavo di sentire quel tocco di Cristo alla mia porta. Quella persona anziana, come tante, mi ha aiutato a ascoltarlo. Così ho aperto e apro continuamente la porta per fare entrare quella luce che dà senso alla mia storia.

giovedì 24 novembre 2016

Lo scettro


La porta per entrare nel regno di cieli è la croce. Non una sofferenza fine a se stessa ma orientata al bene di tutti. Una vita donata. Questo lo scettro che Cristo re offre a chi lo accoglie.

lunedì 21 novembre 2016

domenica 20 novembre 2016

Ovattato

34a domenica del TO - anno c

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù (Lc 23, 35).

Quando nevica l'atmosfera cambia. tutto diventa bianco. La realtà la percepisci in modo diverso. I suoni sono attutiti, ovattati. Avverti una pace quasi surreale. Primeggia il grigio ed il resto è un bianco uniforme che rende tutto tenue. Oggi a catechismo abbiamo chiesto ai bambini se qualche volta hanno parlato agli altri di Gesù. Varie le risposte.

Qualcuno ha addirittura detto che nessuno glielo ha mai chiesto. Ma noi come parliamo loro di Gesù, come glielo presentiamo? Secondo me corriamo il rischio di parlare di un Cristo ovattato. E' la cosa più semplice da fare. Mettiamo una bella "nevicata" sul forte messaggio del vangelo. Lo rendiamo poco reale, troppo fantasioso.

La settimana prossima cominciamo l'avvento e parleremo del Natale. La realtà è che Dio si è fatto uomo nascendo in una stalla per finire inchiodato sulla croce. Una storia cruda che dovrebbe coinvolgerci. Allora siamo anche noi lì sotto la croce che ammiriamo Gesù. Siamo invitati a scegliere. O continuare ad aspettare miracoli eclatanti o portarlo con noi nel quotidiano.

Nel primo caso saremo delusi. Gesù non scenderà mai dalla croce e non ci farà scendere dalle nostre all'improvviso. Nel secondo caso porteremo nel cuore la vita vera. Quella che si perde e si ritrova. Non c'è nulla da ovattare, ma un credere nella fede che possiamo essere con Lui nel paradiso. Lì dove c'è solo vita. Più che di tante parole sono le nostre scelte di amore che ci esprimono.

mercoledì 16 novembre 2016

Gemme preziose



Passa la scena di questo mondo. Con essa tutte le ingiustizie che sembrano prevalere. Rimane l'amore di dio per noi. Esso é la vera ricchezza da accogliere. Adornerà il nostro essere chiesa con gemme preziose ed oro fino. Bellezze da condividere nella carità.