giovedì 29 settembre 2016

Gli abiti di Cristo


Il ricco epulone indossa abiti costosi e raffinati. Ma il suo cuore è rivestito di fredda indifferenza. Quella che gli dà il tormento interiore. San Paolo ci invita ad indossare gli abiti di Cristo. Essi sono: giustizia, pietà, fede, carità, pazienza, mitezza. Sono i vestiti che rendono bello il nostro cuore. Lo aprono al calore della compassione. Essa ci rende solidali col il povero che soffre, colmando gli abissi di miseria presenti nel mondo.

sabato 24 settembre 2016

Indifferenza

26a domenica del TO - Anno C

C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco (Lc 16, 19).
 
Le spighe alte, belle e colorate sono quelle che difficilmente hanno il chicco. Attraenti, ma vuote dentro. Sono il volto della vanità. Essa fa rincorrere l'apparenza, tuttavia provoca un cuore freddo come pietra di marmo. Sembra che il tutto dipenda da come appari, per non fare brutte figure. Ma quando rimani da solo i tormenti dei tuoi quesiti rodono.

Quante volte ho agito per apparire bene al giudizio degli altri! O, ancor peggio, a quello di Dio. Tanti ricordi mi affiancano al ricco epulone. Un benestante che ha tutto, ma non una sua identità. Fuori vestito con abiti ricercati; dentro la nudità del tormento inconsolabile. Il povero Lazzaro, invece, è quello che è: piaghe e fame. Non nasconde la sua fragilità.

Probabilmente sono scelte sbagliate che lo hanno ridotto così. Spesso capita anche a noi. Non si può nascondere. Ha bisogno di un aiuto che non trova. Solamente indifferenza. Che, non di rado, si nasconde in quella frase fatta: se lo merita, col la quale è semplice lavarsi le mani. Se siamo stati dei poveri Lazzaro non possiamo seguire questa strada.

Perché sappiamo che l'indifferenza non colma nessun vuoto. Né del povero, né di chi sta bene. L'indifferenza fa crescere spighe belle ma inconsistenti. La compassione, quella che Gesù insegna, fa essere spighe diverse. Meno belle, ma ricche di buoni chicchi. Semi che sanno di fatica e sudore; che vanno goduti insieme a tutti i fratelli con i quali lodare la provvidenza di Dio.

mercoledì 21 settembre 2016

Nel paradiso



Nel paradiso ci accoglieranno tutte le persone che abbiamo voluto bene. Quelle che hanno ricevuto la nostra carità. Esse rappresentano la Misericordia che ci accoglie nella sua casa. Per questo Gesù ci invita ad essere scaltri per procurarci un tesoro per il regno dei cieli. Proprio i poveri sono il suo volto in terra. Essi ci invitato ad accogliere e vivere l'Amore.

sabato 17 settembre 2016

Il solito

25a domenica del TO - anno c

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
(Lc 16, 14)

Il solito posto, la solita giornata o semplicemente il solito! Spesso siamo presi dalla routine e dell'abitudine. Facciamo le cose come trascinati dal nostro istinto. Un rituale da seguire. Certo è bello rivivere momenti e rincontrare persone amiche. E' piacevole. Però si rischia di perdere la bellezza del quotidiano. Questa riflessione la facevo spesso da studente.

Ogni mattina alla fermata dell'autobus. Poi gli orari della scuola. Il ritorno. Il pranzo. Il pomeriggio passato sui libri. Qualche momento di relax. Il riposo dopo cena. E di nuovo il solito tram tram. Quei momenti di festa il sabato sera, quando c'erano, si vivevano quasi come un evasione. Quale il senso di tutto questo? Allora, da adolescente, la confusione era molta.

Anche oggi rischia di prendermi nella frenesia di cose da fare e tradizioni consolidate. Il periodo estivo, ormai alle porte, mi ha tuffato in tanti ritmi. Adesso con più calma voglio trovare il direttore dell'orchestra. Sono contento di come siano andate le cose e di come ho vissuto il ministero. Mi rivedo studente su quell'autobus a meditare.

Il solito meditabondo autunno si apre all'orizzonte. Nel rituale della routine sono sempre più appassionato di un orizzonte che non ha fine. Prima era lontano. Ora è dentro di me. E' una luce, un senso, un calore, un fuoco. Una persona: Gesù. Colui che mi invita a servire non quel solito Dio delle sagrestie, ma il Dio vivo e vero che mi ama sin dalle origini del mondo.   

mercoledì 14 settembre 2016

Misericordiosi



L'ira del Dio veterotestamentario è sostituita dalla misericordia evangelica. Gesù mostra il volto di un Padre che non punisce ma accoglie con gioia il figlio che sbaglia. Anzi lo cerca per prenderselo sulle spalle e riportarlo a casa dove è la vera gioia. Una buona prospettiva per noi che spesso ci sentiamo oppresi dal peccato. Che ci nascaondiamo dietro al dito di inutili scuse. Dinanzi ad un amore così immenso l'unica cosa è l'arrendevolezza. Per essere anche noi misericordiosi come il Padre.

sabato 10 settembre 2016

Liberi


XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - Anno C

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte (Lc 15, 8-10)

In passato l'eccessiva severità non mi faceva vivere la fede in modo gioioso. Troppo serio, tutto concentrato a cogliermi in fallo, non apprezzavo i progressi della vita spirituale. Ero troppo preoccupato delle mie imperfezioni e del mio peccato per essere contento. Eppure il cristiano deve essere l'uomo della gioia. Io ero più l'uomo dei dolori.

C'era quell'immagine di un Dio giudice che condanna. Quel senso di colpa che soffoca. Quei rigidi programmi di vita che mozzano il fiato. Oggi, per fortuna, mi riconosco uomo proprio perché sbaglio. L'imperfezione fa parte di me. Posso migliorare ma non raggiungere il traguardo della perfezione. E' una pura illusione.

Lo stesso Gesù parla chiaro. Noi siamo come quella piccola monetina che cade nelle fenditure del pavimento e non vede più la luce. E' la nostra natura. Dio ci ama così. Non condanna ma accoglie con gioia. Ogni volta che sbagliamo ci cerca per riportarci al posto giusto. Esso è la nostra piena realizzazione nell'Amore. Questo volto risplende pienamente in Cristo.

Accettare la fragilità mi fa essere più tenero con me stesso e con gli altri. Mi fa sperimentare le braccia amorose di Dio. Mi apre alla fede autentica. I ruggiti dell'uomo vecchio si fanno sentire. Cerco di non farmi mordere. E anche se lo facessero ci sono persone che mi aiutano a guarire. E ad immergermi di nuovo nella bella immagine di un Dio che vuole per tutti la vita.

giovedì 8 settembre 2016

NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA - Festa

Il grembo 

Mi 5,1-4   Sal 12   Mt 1,1-16.18-23
Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo


Dal grembo della chiesa che annuncia ed accoglie la Parola, Cristo continua ad incarnarsi nella storia. Con l'adesione alla proposta di vita che Dio propone tutto, tramite Gesù, si ricapitola in Lui. La nascita di Maria indica, appunto, un mistero che si realizza nella storia. Dio ha previsto in lei un disegno di salvezza al quale la vergine ha detto sì: si compia in me la tua volontà.

Così anche il Figlio di Dio è venuto nella storia. Si è inserito in una proposta di salvezza che  inizia con Abramo, continua con Davide e si realizza con la sua nascita. Un evento che continua con le nostre storie. La Parola continuamente gli dà vita inserendole in un progetto più ampio. L'esempio di Maria ci sprona a seguire la strada di Dio.

La parola indica questo sentiero. Il nostro sì le permette di germogliare. Di entrare nella nostra carne. Come una nuova generazione che fa divenire figlio nel Figlio nell'alveo della chiesa. Essa come sposa vive il sì indissolubile con Gesù. Nello Spirito lo stesso noi battezzati lo accogliamo vivendolo nell'amore. Un impegno a rinnovare il mondo col forza della testimonianza.

mercoledì 7 settembre 2016

Placida armonia

 
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.
Salmo 62

Nella terra assetata del mio cuore, le meraviglie della natura aprono un nuovo orizzonte di frescura. Nei colori armonici ed equilibrati dei boschi e dei prati ritrovo me stesso e mi apro al mistero. Non si impone ma placidamente mi sollecita e mi disseta di eterno.

martedì 6 settembre 2016

Martedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Una forza che guarisce

 
 1Cor 6,1-11   Sal 149   Lc 6,12-19
Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli

La chiamata di Dio è grande forza per noi cristiani. Egli, mediante Gesù, invita a far parte della chiesa. Senza un particolare merito ma riconoscendo i doni del suo Spirito. Essi sono più forti delle debolezze e consentono di rispondere. Con il sì traduciamo la nostra fede nella resurrezione.

E' bello vedere Gesù che scende dalla montagna dopo una notte di preghiera. Lui non se ne sta nell'alto dei cieli, ma si china sull'uomo per cercarlo. Trovatolo lo invita a seguirlo. Subito. Senza attendere un cambiamento. Esso avverrà lungo il cammino. Per tutta la vita.

Sarà la comunità quella mano tangibile di Dio che rialza e sostiene. E' soprattutto il dono della pace da condividere. Accogliendola dal maestro i discepoli la vivono tra loro. Così realizzano la chiesa, continuamente purificata dal sacrificio di Cristo. Questa la forza che guarisce.